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Prosecco e Prošek, spumante e vino da dessert. Sinergie possibili

Prosecco e Prošek, spumante e vino da dessert. Sinergie possibili

Il 22.9.21 la Commissione europea ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale la domanda di riconoscimento della menzione tradizionale del vino da dessert Prošek, da parte della Croazia.

L’Italia si è opposta, deducendo il rischio di confusione con lo spumante Prosecco, che è oggi il vino DOC italiano più consumato a livello planetario e registra una continua crescita dell’export.

I due vini hanno peraltro storie e caratteristiche diverse, complementari e non affatto concorrenti. Perché allora non creare sinergie, anziché sprecare soldi in battaglie tra campanili?

Prosecco e Prošek, spumante italiano e vino da dessert croato

Prosecco e Prošek hanno nomi simili e provengono da aree relativamente vicine. I due vini si distinguono però sotto diversi aspetti, dalle uve alle pratiche enologiche, le proprietà organolettiche e le occasioni di consumo:

– il Prosecco, come si è visto, (1) viene realizzato con uva Glera nei territori del Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Lo scrittore e viaggiatore inglese Fynes Moryson (1566-1630) riferisce che il ‘Pucinum, ora chiamato Prosecho’, fosse già ‘celebrato da Plinio’ il Vecchio (23-79 AD), autore della Naturalis Historia. Le uve vengono raccolte tra metà agosto e inizio settembre, mentre i mosti sono fermentati in autoclave con metodo Martinotti (o Charmat). È uno spumante DOC per ogni tasca, con varie declinazioni che raggiungono una qualità superiore nelle DOCG del Conegliano-Valdobbiadene, (2)

– il Prošek è invece un vino da dessert caratteristico della Dalmazia centrale e meridionale, nelle zone di Dalmatinska zagora, Sjeverna Dalmacija, Srednja i Južna Dalmacija e Dingač. Le uve di varietà tradizionali locali vengono lasciate appassire sui grappoli oltre il periodo di maturazione, per ottenere almeno 150° Oe (gradi Oechsle) di zucchero. Il vino ha sapore dolce e colore che ‘varia dal giallo scuro con tonalità di oro vecchio fino a rossastro con sfumature brune’, con un titolo alcolometrico effettivo minimo di 13%. La sua tradizione produttiva è stimata risalire al 1800.

Prošek, la domanda di riconoscimento

La Croazia aveva presentato domanda di protezione del Prošek l’11.12.13, all’indomani del suo ingresso in UE (1.7.13). La relativa procedura era stata però temporaneamente sospesa, a causa della complessità tecnica della preparazione di questa e alcune altre domande.

La domanda di riconoscimento della menzione tradizionale è stata ripresentata a Bruxelles nel luglio 2021, dopo la messa a punto delle formalità necessarie. Ed è stata accolta preliminarmente, previa verifica dell’esistenza dei presupposti per la sua ammissibilità.

Prošek, opposizione alla domanda

L’Italia – attraverso il ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MiPAAF) – ha trasmesso alla Commissione Europea, il 9.11.21, un’opposizione al riconoscimento della menzione tradizionale Prošek. Deducendo, in un dossier di 14 pagine, l’omonimia tra i due vini e l’anteriorità di quello italiano.

Ai tempi del dominio asburgico infatti, il vino Prosecco delle colline ora italiane veniva chiamato Prosek nella lingua germanica. La sua storia è documentata in alcune carte geografiche di Trieste e dintorni che risalgono al 1585, nonché a un accordo del 1382 con il duca d’Austria. E i produttori italiani temerebbero la confusione dei consumatori globali tra i due prodotti.

Tanto rumore per nulla

Il vociare tra Roma e Zagabria potrà proseguire per anni. A Bruxelles, tra contro-deduzioni e contro-repliche, in attesa che la Commissione europea adotti una decisione. E in Lussemburgo, alla European Court of Justice (ECJ), dopo che Bruxelles avrà deciso. La controversia costerà milioni di euro in risorse pubbliche e private ma non apporterà alcun concreto beneficio alle parti in causa, quale che sia l’esito.

Il caso ‘Friulano’ dovrebbe insegnare qualcosa. I produttori locali decisero di rinominare così il loro vino, dopo che la ECJ nel 2007 riconobbe il diritto dell’Ungheria alla rivendicazione esclusiva delle parole Tokaji, Tocai e simili sui vini (4,5). Anni di battaglie per ottenere un cambio di nome che non ha inciso per nulla su vendite e prezzi dell’uno e dell’altro vino, anche in quel caso molto diversi tra loro.

Sfide e opportunità

Le vere sfide da affrontare nel settore vitivinicolo attengono alla sostenibilità socio-ambientale ed economica delle produzioni. E in effetti:

– il Prosecco DOC – al di là dei volumi di vendite ed export – ancora stenta a raggiungere prezzi medi degni dei costi di bottiglie, tappi e capsule,

– i vitigni non bio hanno un impatto ambientale gravoso, a causa degli elevati consumi di erbicidi e pesticidi ove il Veneto infatti primeggia,

– la conversione al bio – che potrebbe migliorare la vita delle popolazioni, oltre ai prezzi e ai margini, richiede investimenti importanti.

Sinergie possibili

Gli areali di produzione di Prosecco e Prošek distano poche centinaia di chilometri, i suoli e i microclimi potrebbero avere caratteristiche almeno in parte comuni, l’Italia è uno dei Paesi fondatori e la Croazia l’ultimo benvenuto in Unione Europea. I due Paesi tra l’altro hanno solide relazioni economiche.

Il dibattito Prosecco-Prošek potrebbe venire utilmente convertito in una sinergia a cui dedicare appositi programmi co-finanziati dall’UE, grazie ai quali entrambi i gruppi di produttori potrebbero:

– sperimentare l’innovazione agronomica (es. biostimolanti, micorrize), per migliorare lo stato di salute dei suoli e ridurre l’impatto ambientale delle colture. Fino a ottenere la conversione al biologico, in condizioni di economia,

– promuovere nel mondo la qualità e sostenibilità dei due vini. Oltreché quella dei relativi territori, a loro volta meritevoli di visita anche nella prospettiva dell’enoturismo.

Dario Dongo

Note

(1) Francesco Dalla Riva. Prosecco, bollicine italiane tra storia e modernità. GIFT (Great Italian Food Trade). 5.6.18, https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/prosecco_1/prosecco-bollicine-italiane-tra-storia-e-modernità

(2) Francesco Dalla Riva. Prosecco di Conegliano – Valdobbiadene DOCG, 150 anni di buon vino. GIFT (Great Italian Food Trade). 9.6.18, https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/prosecco_1/prosecco-di-conegliano-valdobbiadene-docg-150-anni-di-buon-vino

(3) Pubblicazione di una domanda di protezione di una menzione tradizionale a norma dell’articolo 28, paragrafo 3, del regolamento delegato (UE) 2019/33 della Commissione che integra il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le domande di protezione delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle menzioni tradizionali nel settore vitivinicolo, la procedura di opposizione, le restrizioni dell’uso, le modifiche del disciplinare di produzione, la cancellazione della protezione nonché l’etichettatura e la presentazione Pubblicazione di una domanda di protezione di una menzione tradizionale a norma dell’articolo 28, paragrafo 3, del regolamento delegato (UE) 2019/33 della Commissione che integra il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le domande di protezione delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle menzioni tradizionali nel settore vitivinicolo, la procedura di opposizione, le restrizioni dell’uso, le modifiche del disciplinare di produzione, la cancellazione della protezione nonché l’etichettatura e la presentazione C/2021/6742. Su Europa-Lex, https://bit.ly/3lRMxuO

(4) L’accordo stipulato nel 1993 tra la Comunità europea e la Repubblica d’Ungheria sulla protezione e il controllo reciproci delle denominazioni dei vini prevedeva infatti che le indicazioni geografiche elencate in Allegato all’Accordo, tra cui il termine Tokaj, fossero riservate esclusivamente ai vini originari dell’Ungheria

(5) European Court of Justice, sentenza 12.6.08. Casi riuniti C-23/07 e C-24/07. https://bit.ly/3ycmELt

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