HomeMercatiPeste suina africana, primi divieti all’export per i salumi Made in Italy

Peste suina africana, primi divieti all’export per i salumi Made in Italy

Il focolaio di peste suina africana (PSA) identificato su tre cinghiali nel Basso Piemonte e in Liguria il 6.1.22 (1) – a cui ha fatto seguito la decisione 10.1.22 della Commissione europea (2) – innesca purtroppo, come prevedibile, le prime misure e i divieti all’export di carni suine, prosciutti e salumi Made in Italy.

Il ministero della Salute – attraverso circolari 12.1.22 e 14.1.22 del direttore generale Massimo Casciello – annuncia l’esito delle prime consultazioni con le autorità veterinarie di alcuni partner commerciali e la Commissione europea. Regionalizzare le misure restrittive è ancora la via maestra, ma bisogna anche guardare oltre.

1) Peste suina africana. Salumi Made in Italy, limiti all’export

1.1) Canada

Il Canada riconosce la c.d. regionalizzazione – vale a dire, la delimitazione delle misure precauzionali alle sole zone soggette a restrizione (ai sensi dei reg. UE 2016/429, 2018/1882, 2020/687, 2021/605) – in virtù dell’accordo CETA.

La Canadian Food Inspection Agency ha aggiornato le condizioni di importazione per le carni suine e i prodotti a base di carne suina in arrivo dall’Italia:

– i carichi in viaggio o in dogana con data di certificazione anteriore all’8.1.21 verranno sdoganati come d’uso,

– le spedizioni successive dovranno venire accompagnati da un’attestazione sanitaria integrativa.

1.2) Giappone

Il Giappone attualmente non riconosce il sistema europeo di regionalizzazione per la PSA (al di fuori di quella storicamente adottata per la Sardegna). Il ministero della Salute ha tuttavia ‘acquisito la disponibilità della controparte a intavolare ulteriori confronti utili alle valutazioni necessarie all’eventuale sottoscrizione di nuovi requisiti sanitari che consentano in futuro l’applicazione di principi di regionalizzazione e/o della possibilità di esportare prodotti sottoposti a trattamenti in grado di inattivare il virus della PSA’.

In attesa di sviluppi – che l’accordo JEFTA dovrebbe teoricamente favorire – i carichi in transito e in dogana di prodotti di origine suina potranno venire sdoganati solo se gli alimenti siano stati confezionati entro il 13.12.21.

1.3) USA

Le autorità USA riconoscono la regionalizzazione. Carni suine e prodotti derivati potranno quindi venire esportati con i certificati sanitari di cui al successivo paragrafo 2.

1.4) Cina, Taiwan

La Repubblica Popolare Cinese e Taiwan non riconoscono alcuna regionalizzazione. Le esportazioni di prodotti a base di carne suina Made in Italy sono perciò interrotte.

1.5) Serbia

La Serbia a sua volta ha sospeso l’esportazione di tutti i prodotti suini a eccezione di quelli sottoposti a trattamento termico (80°C sull’intero prodotto o prodotti trattati con trattamento termico Fo 3 confezionati in contenitore ermeticamente sigillato).

1.6) Brasile

Il Brasile ha deciso di adottare misure differenziate per i vari prodotti in arrivo dall’Italia, distinguendo tre categorie:

1) carni suine e prodotti a base di carne suina a breve stagionatura (<6 mesi), sdoganamento per i soli carichi in viaggio o in dogana con data di certificazione anteriore al dal 5.1.22. Rimangono invece ammesse le importazioni dall’Italia di

2) prodotti cotti, ‘con trattamento termico di almeno 30 minuti a 70°C su tutta la carne o a trattamento termico superiore o equivalente in grado di inattivare il virus della PSA’, e di

3) prodotti stagionati per un periodo minimo di 6 mesi.

1.7) Cuba

Cuba non riconosce la regionalizzazione per la PSA. Per questo, le autorità sanitarie cubane chiudono – contro la peste suina africana – all’export di salumi italiani, oltre che di carne e altri prodotti a base di carne suina provenienti dall’Italia.

2) Certificazioni sanitarie per export

Il certificato sanitario generico può venire utilizzato solo per l’export di carni e prodotti a base di carne suina nei Paesi terzi con i quali non siano stati concordati requisiti sanitari appositi. (3) Altrimenti, i certificati sanitari possono venire modificati con aggiunta di riferimento alla regionalizzazione come da normativa UE, in linea con le regole stabilite dall’OIE.

L’attestazione che il prodotto proviene da una filiera in ‘Regione/provincia/zona/area/territorio indenne da PSA’ ove non sono adottate misure di restrizione per PSA – previa verifica di tracciabilità e idoneità (v. successivo paragrafo) – vale quindi ad aggiornare il certificato sanitario con preciso riferimento alla regionalizzazione.

3) Tracciabilità e verifiche di idoneità alla certificazione

Le verifiche di idoneità del prodotto da certificare postulano l’esame della tracciabilità a monte, fino a risalire all’allevamento da cui provengono i suini inviati al macello (ASI e Modello 4). La certificazione può venire rilasciata ai prodotti che – durante il periodo di vigenza delle misure di restrizione – non derivino da:

– animali che originano da allevamenti situati in zone infette o zone soggette a restrizioni legate alla peste suina africana,

– carcasse macellati o carni trasformate in uno stabilimento che macella, trasforma o manipola anche animali originari di una zona soggetta a restrizioni. (4)

4) Regionalizzazione, scenario

La regionalizzazione delle misure di restrizione sui prodotti di origine animale ha consentito agli Stati membri UE di salvaguardare le proprie filiere strategiche rispetto a fenomeni che era ed è tuttora possibile controllare tramite efficaci attività di polizia sanitaria. Ed è merito di un grande medico veterinario italiano, il prof. Romano Marabelli, l’avere prima sviluppato in Italia e poi condiviso a livello internazionale questo approccio, in Europa e nel mondo (attraverso l’OIE).

La sorveglianza dei movimenti di animali selvatici nei Comuni ove insistono gli areali di produzione delle grandi DOP italiane è cruciale ed è astrattamente possibile, con i cinghiali. Non va tuttavia sottovalutato il rischio di eventi avversi, con una popolazione di suini selvatici che supera il milione di capi ed è difficile, un eufemismo, tenere ‘sotto controllo’. Come provò a fare la Germania, riferendo ai propri casi solo nel 2020, due anni dopo che la African Swine Fever (ASF) dalla Polonia aveva raggiunto il Belgio. (5)

5) Prospettive

La prevenzione del rischio di contaminazione con PSA dei prodotti a base di carne suina non sottoposti a cottura può già ora venire garantita mediante applicazione di rigorosi protocolli di biosicurezza, da parte di tutti gli operatori che partecipano alla filiera, from feed to fork. Tali protocolli dovrebbero venire:

– sviluppati, in logica ISO 22000 e PRP (Pre-Requisites Programs), tenuto conto di buone prassi e standard disponibili,

– applicati e registrati, in ogni passaggio di rilievo, in un sistema informatico immodificabile e incorruttibile (blockchain pubblica),

– condivisi con le autorità veterinarie e avviati a procedura di normazione volontaria (da UNI verso CEN e ISO).

6) Conclusioni provvisorie

Lo sviluppo di filiere ‘bioprotette’ e la loro trasparenza in tempo reale, con livelli di accessibilità dei dati commisurati alle esigenze degli stakeholder, appare oggi il tassello mancante a un sistema di controlli pubblici e privati che è efficace e tuttavia presenta un margine di rischio purtroppo inevitabile.

Applicazioni pilota del sistema proposto da chi scrive potrebbero condurre all’apertura di nuovi negoziati. In sede UE e OIE, ma anche nei rapporti bilaterali con Paesi terzi ove la registrazione in blockchain pubblica dei dati sulla sicurezza alimentare è attuale o prossima. Come USA e Giappone, primi mercati di sbocco di prosciutti e salumi Made in Italy.

Distinguere il wild (selvatico) rispetto al kept (domestico) porcine animal, isolare la filiera da allevamento, tracciare ogni singola operazione in un sistema informatico incorruttibile.

Dario Dongo

Note

(1) Dario Dongo. Peste suina africana, massima allerta in Italia. GIFT (Great Italian Food Trade). 9.1.22, https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/peste-suina-africana-massima-allerta-in-italia

(2) Dario Dongo. Peste suina africana in Italia, nuove misure UE in Piemonte e Liguria. GIFT (Great Italian Food Trade). 11.1.22, https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/peste-suina-africana-in-italia-nuove-misure-ue-in-piemonte-e-liguria

(3) NB: il bollo sanitario ovale in ogni caso non può venire applicato ai prodotti derivati da carcasse che provengano o siano state lavorate in zone soggette a restrizione, la cui circolazione è vietata al di fuori delle stesse aree (come già accade in Sardegna dal 1978)

(4) Le zone soggette a misure di restrizione sono verificabili sulle pubblicazioni più aggiornate a livello nazionale – ministero della Salute, DGSAF (Direzione Generale Sicurezza Animale e Farmaci veterinari)  – ed europeo. La verifica nazionale è sempre raccomandata, poiché l’aggiornamento su Europa-Lex della versione consolidata del reg. UE 2021/605 (v. parti I, II, III e All. I) non è sempre puntuale

(5) Dario Dongo, Carmela Mele, Alfonso Piscopo. Peste suina africana, allerta massima anche in Europa. Approfondimento. GIFT (Great Italian Food Trade). 17.10.20, https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/peste-suina-africana-allerta-massima-anche-in-europa-approfondimento

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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

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