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#PastoriSardi. La GDO scende in campo, primi segni d’intesa con l’industria

#PastoriSardi. La GDO scende in campo, primi segni d’intesa con l’industria

La protesta dei pastori sardi finalmente raccoglie i primi riscontri. La GDO italiana scende in campo e a Cagliari, nottetempo, si pongono le basi per un primo accordo di filiera. Nella breve tregua, alcune riflessioni.

#Iostoconipastorisardi, la GDO scende in campo

Le male lingue hanno cercato subito nella filiera distributiva il capro espiatorio di una crisi annunciata, le cui cause vanno invece ricercate nella strategia fallimentare di rappresentanze agricole, industria e politica. I quali hanno illuso e trascinato i pastori nel baratro della produzione semi-intensiva, con vertiginoso aumento dei costi (mangimi, salari, energia), decadimento del benessere animale e crollo della qualità del latte – dalle stelle (dei pascoli) alle stalle (della soia OGM), sottomissione alle speculazioni dei broker.

La Grande Distribuzione Organizzata (GDO) conferma invece il proprio ruolo di capofila nella filiera agroalimentare con un intervento immediato, pro-attivo e concreto. Conferma così una maturazione del comparto che si distingue rispetto all’industria di manifattura e si mostra vicino alla produzione agricola primaria, oltreché ai consumatori. Fatti, non parole.

Coop Italia – leader nazionale con oltre 1100 punti vendita – riconosce ai fornitori di tutto pecorino a marchio (Coop e Fior Fiore) un valore all’acquisto in grado di assicurare agli allevatori 1 euro al litro, per arginare temporaneamente la crisi. Gruppo VéGé e ISA (la sua impresa socia, leader nella distribuzione organizzata isolana) esprimono accorata solidarietà. Giorgio Santambrogio e Massimo Muscas privilegiano l’acquisto di prodotti delle piccole realtà locali, ISA addirittura espone il drappo bianco #Iostocoipastorisardi in tutti i punti vendita (!). L’AD di UNES – Viaggiator Goloso, Mario Gasbarrino, ‘sostiene la protesta dei pastori sardi’ con altrettanta vivacità, #pastorisardi, ‘Promozione e Sostegno Formaggi Sardi, Pecorino sardo, Brigante Sardo, Fiore Sardo’. Conad e Crai a loro volta esprimono vicinanza.

È evidente come la GDO non possa risolvere su due piedi una crisi che ha avuto inizio più di 10 anni fa e va attribuita agli errori strategici degli operatori a monte. Ma l’animata protesta del primo anello della filiera e la risposta di quello che ne chiude il cerchio, al fianco dei consumatori, hanno costretto l’industria e la politica a sedersi a un tavolo per avviare un dialogo. Si tampona così l’emorragia di latte sottopagato.

#PastoriSardi. Pantalone paga l’industria, primi segni d’intesa

Il 16.2.19, poco prima della mezzanotte alla prefettura di Cagliari, le rappresentanze di allevatori e industria di trasformazione hanno definito le basi per un primo accordo, con il supporto di Governo e Regione. Alla presenza del ministro Gian Marco Centinaio, il negoziato è stato definito per ora nei seguenti termini.

– Gettone pubblico. Governo e Regione mettono a disposizione 45 milioni di euro per ritirare dall’industria 60 mila ton di pecorino romano (che verrà destinato agli indigenti, almeno in parte). Il doping alla domanda aumenterà il prezzo del formaggio, così anche quello del latte. Secondo le previsioni il pecorino, ora a 5,40 €/kg (con il latte a 0,60 €/l), dovrebbe raggiungere entro maggio i 6,50 €/kg, spingendo il latte a 0,80 €/l. Pantalone paga l’industria e promette agli agricoltori una moratoria sui mutui, a definirsi in accordo con ABI e il sistema bancario.

– Prezzo di acquisto del latte. € 0,72/l ‘in acconto’ tra febbraio e aprile. A fine maggio si aggiornerà il valore da corrispondere ‘in acconto’, sulla base del listino medio (giugno ‘18- maggio ‘19) del pecorino alla borsa di Milano (Camera di Commercio). Con ulteriore aggiornamento a fine ottobre e conguaglio a saldo. L’industria si impegnerà a stabilire in 6 €/kg il prezzo minimo di vendita del pecorino.

– Programmazione e controlli. Verrà istituita una CUN (Commissione Unica Nazionale) del latte ovicaprino, per rappresentare gli allevatori nei Consorzi delle DOP. Si proroga la scadenza per programmare le quote di produzione del Pecorino Romano Dop. Verrà introdotto un ‘registro telematico’ del latte ovicaprino e altri criteri di monitoraggio, per assicurare il rispetto delle quote di produzione.

– Promozione. A Cagliari si prevede di affidare all’ICE le iniziative per internazionalizzare il formaggio sardo. Mentre a Bruxelles Antonio Tajani, presidente in uscita del Parlamento europeo, annuncia la promessa del Commissario uscente all’Agricoltura Phil Hogan a stanziare fondi UE per la promozione.

Tregua annunciata degli allevatori, in attesa del prossimo incontro fissato a Roma il 21.2.19. A tre giorni dalle elezioni regionali, la posta in gioco è alta per tutti.

#Sardegna. Quale strategia di filiera?

Un sistema malato non può durare oltre la terapia d’urgenza, senza rischiare il ripetersi di recidive. È necessaria una riflessione più ampia, un’inversione a U della strategia di filiera, in una prospettiva di medio e lungo termine. Il latte ovino sardo – e non quello di altre regioni, es. Toscana, grazie a diverse dinamiche commerciali – è stato ridotto a una ‘commodity’. Che in quanto tale non potrà mai competere con altri Paesi produttori, ove l’estensione degli allevamenti e la forza lavoro sono incomparabili.

Bisogna invece recuperare il valore autentico dell’allevamento estensivo. Solo il pascolo, da cui deriva la parola ‘pastore’, può garantire il profilo aromatico identitario e il valore nutraceutico del latte sardo, su cui ricostruire una filiera unica e redditizia. Rinunciando ai costi insostenibili – per gli allevatori, il benessere animale e l’ambiente – di una rincorsa alla produttività che ha condotto solo alla dipendenza dalla vendita a ogni costo, nelle mani degli speculatori, fino alla crisi commerciale. Legata tra l’altro alla banalizzazione dei prodotti finali e all’iper-produzione non sostenuta dalla domanda.

I nostri formaggi non hanno nulla da invidiare a quelli francesi ma hanno molto da imparare dalle rispettive filiere ove proprio il radicamento sui territori, l’integrazione della filiera e l’attenzione verso la qualità consentono di garantire redditi dignitosi a tutti gli operatori, ‘from feed to fork’. I consumatori hanno già dato prova di saper apprezzare e premiare le produzioni bio e più in generale sostenibili, a livello europeo e globale.

La catena del valore va perciò riconsiderata. Rimettere al centro la pastorizia, portare avanti la ricerca sulle virtù nutraceutiche del latte da pascolo con l’obiettivo di valorizzarle mediante appositi ‘health claims’ da autorizzare a livello UE. (1) Magari anche in USA, ove di recente è stato riconosciuto il valore nutraceutico dell’olio d’oliva. La GDO italiana ha già dimostrato la propria disponibilità, ma per raccogliere il consenso dei consumatori locali e globali bisogna poter offrire prodotti distintivi, anche ad alto valore aggiunto. (2)

I Consorzi delle DOP dovranno a loro volta superare l’analfabetismo digitale e rivedere i profili nutrizionali dei loro prodotti. Ridurre il sale anzitutto, nei caci come nelle carni lavorate. Tenendo a mente che l’apporto medio di sale/sodio in Europa è doppio rispetto alla soglia di sicurezza nutrizionale raccomandata dall’OMS, e il suo eccesso è causa di gravi malattie. (3)

Un’ultima nota sulla promozione internazionale dei nostri tesori. La (in)efficienza dell’ICE è ben nota a molti, a maggior ragione ove la si confronti con la francese Sopexa. Non si ha notizia del resto dell’apertura di nuovi mercati grazie alle ‘missioni’ di delegazioni faraoniche di politici e amministratori locali, rappresentanti di consorzi, etc. Tanto meglio sarebbe affidare le risorse disponibili ai veri professionisti, nella comunicazione internazionale e nell’export.

Dario Dongo

Note

(1) È già stata dimostrata la capacità del pecorino sardo di ridurre il colesterolo nel sangue grazie alla naturale presenza di CLA (acido linoleico coniugato) nel latte delle pecore allevate al pascolo in Sardegna. Ma lo studio clinico randomizzato, per quanto significativo, deve essere ripetuto su individui sani, secondo i criteri definiti dall’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare). Sulla base di nuovi studi, che Governo e Regione potrebbero ben finanziare, sarà possibile presentare domanda di autorizzazione europea all’impiego di un claim salutistico del tipo ‘il consumo quotidiano di 50 g di questo formaggio aiuta a ridurre il colesterolo ematico’. Forse più efficace di un gettone pubblico ad aumentare la domanda e il prezzo di un pecorino davvero buono, per la salute di chi lo consuma e il benessere di chi lo produce.

Cfr. ‘Sheep cheese naturally enriched in α-linolenic, conjugated linoleic and vaccenic acids improves the lipid profile and reduces anandamide in the plasma of hypercholesterolaemic subjects’ (2012). https://doi.org/10.1017/S0007114512003224

Altri studi potranno venire condotti sull’interazione favorevole del latte ovino da pascolo, e i suoi derivati, con il microbioma

(2) La GDO dovrà anche fare la sua parte nell’educazione alimentare del consumatore, che oggi paga l’insalata in busta a prezzi anche superiori rispetto ai caci realizzati con diversi litri di latte, a seguito di processi che richiedono ben altri sforzi rispetto al lavaggio di una lattuga (sic!)

(3) Si vedano i precedenti articoli https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/troppo-sale-nella-dieta-causa-infarto-e-tumori-ecco-come-mettersi-al-sicurohttps://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/il-sale-favorisce-il-diabete. Si annota al riguardo come già alcuni produttori di formaggi a pasta dura abbiano rinunciato all’uso della DOP (es. Grana Padano) proprio per venire incontro alle esigenze nutrizionali dei consumatori. Hanno ridotto il sale in misura significativa (-25/30%), senza ‘snaturare’ il prodotto né dover ricorrere a conservanti.

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