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Pastori sardi e pratiche commerciali sleali, sanzioni irrisorie dell’Antitrust a F.lli Pinna e altri 5 caseifici

Pastori sardi e pratiche commerciali sleali, sanzioni irrisorie dell’Antitrust a F.lli Pinna e altri 5 caseifici

Le pratiche commerciali sleali a danno dei pastori sardi valgono poco a Roma, dove l’Antitrust ha condannato F.lli Pinna e altri 5 caseifici a sanzioni irrisorie. Agli incendi dell’estate 2021 si aggiunge così la frustrazione dell’ingiustizia e l’impunità dei produttori di formaggio pecorino che per anni hanno abusato del loro potere contrattuale a danno degli allevatori.

Coldiretti – a cui va ascritta la più grave responsabilità sulla crisi della zootecnia ovina in Sardegna (1,2,3) – ovviamente tace. Tifiamo rivolta per l’emancipazione degli agricoltori e allevatori dai parassiti di Palazzo Rospigliosi, ma soprattutto per affermare regole chiare e sanzioni severe contro i predoni della filiera.

Pratiche commerciali sleali a danno dei pastori sardi, l’indagine di Antitrust

L’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM, Antitrust) – a seguito dei cortei degli allevatori sardi, in rivolta contro le quotazioni sottocosto del loro latte crudo – il 14.2.19 dichiarava l’avvio di un’indagine nei confronti del Consorzio per la tutela del formaggio Pecorino Romano DOP e di 32 caseifici ivi iscritti. Allo scopo di verificare se essi avessero effettivamente imposto ai loro fornitori prezzi inferiori ai costi di produzione, in violazione dell’articolo 62 della legge 27/2012. (4)

Dalle fanfare ai fatti AGCM non sembra aver tenuto alcun conto dell’analisi di dettaglio da noi fornitale su quotazioni di materie prime e prodotti finiti, vendite in Italia e all’estero. (3) La speculazione a danno dei pastori sardi era così grottesca che i decisori politici hanno deciso di ignorarla. E l’Antitrust ha ristretto l’indagine a sei soli caseifici sardi – Pinna, Mattana, Murtas, Frau, Aresu, e Picciau – per poi comminare loro sanzioni amministrative pecuniarie de minimis, tra i 2 e i 10mila euro.

F.lli Pinna, fuorilegge il 95,2% degli accordi di fornitura dei pastori sardi

L’associazione ‘Più Sardegna’ e l’ICQRF avevano segnalato all’AGCM la pirateria commerciale di F.lli Pinna Industria Casearia S.p.A. a danno dei pastori sardi. Ed è bastato osservare 1425 rapporti di fornitura, tra il 2019 e il primo semestre del 2020, per annotare come il 95,2% di essi fosse fuorilegge:

– 1210 su 1425 allevatori consegnavano latte ovino ‘sulla fiducia’, senza neppure disporre di un contratto,

– i pochi contratti erano nella gran parte nulli (194 su 215) per carenza dell’oggetto (quantità e/o prezzo),

– vari contratti avevano durata inferiore ai 12 mesi, senza che F.lli Pinna avesse raccolto il consenso degli allevatori, come prescritto.

Violazioni di leggi italiane

L’articolo 62 della legge 24.3.12 n. 27 dispone che i contratti aventi a oggetto le derrate agro-alimentari (con la sola esclusione di quelli conclusi con il consumatore finale) debbano venire stipulati in forma scritta e contenere una serie di elementi essenziali che comprendono:

– durata della fornitura. Non inferiore ai dodici mesi, nel settore lattiero-caseario, salvo rinuncia espressa formulata per iscritto da parte dell’agricoltore cedente, (5)

– prezzo, quantità e caratteristiche del prodotto venduto,

– modalità di consegna e termini di pagamento. I pagamenti devono venire eseguiti entro i 30 giorni fine mese data fattura per le merci deperibili, 60 giorni per le altre.

I contratti devono venire improntati ai principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni. La conoscenza e l’intesa preventiva su tutti gli elementi essenziali della fornitura costituiscono dunque la base per la tutela del contraente debole.

Violazioni di regole UE

Il reg. UE 1308/13 – c.d. OCM (Organizzazione Comune dei Mercati) Unica – a sua volta dispone che ogni fornitura di latte crudo nel proprio territorio debba costituire oggetto di un contratto tra produttore e acquirente, da stipulare per iscritto ‘prima della consegna‘. (6) Il contratto deve comprendere gli elementi che seguono:

i) prezzo. Fisso ovvero da calcolare sulla base dei fattori stabiliti in contratto (es. indicatori di mercato che riflettano le variazioni, volume e qualità delle consegne),

ii) volume di latte crudo che può e/o deve venire consegnato e calendario delle consegne,

iii) durata, determinata o indeterminata, con clausole di risoluzione,

iv) termini e modalità di pagamento. Non superiori a 30-60 giorni dalla consegna, ai sensi della dir. UE 2019/633. (7)

v) modalità di raccolta o consegna del latte crudo,

vi) norme applicabili in caso di forza maggiore.

F.lli Pinna, sanzione ridicola e tardiva dall’Antitrust

Soltanto il 19.7.21 – due anni e mezzo dopo le manifestazioni di piazza dei pastori sardi – l’autorità ‘garante’ ha concluso i procedimenti nei confronti di F.lli Pinna Industria Casearia S.p.A. e altri 5 caseifici sardi.

Accertata la violazione dell’articolo 62.1, del D.L. n. 1/2012 (o meglio, della legge 27/21 che lo ha convertito) e

– ‘tenuto conto della gravità della violazione’. 95,2% delle forniture fuorilegge, si noti bene, e

– ‘dell’opera svolta dall’impresa per eliminare o attenuare l’infrazione’. Presa con le mani nelle tasche dei pastori, la società si è adoperata per stipulare i contratti, come stabilito da due leggi italiane e un regolamento UE,

– ‘nonché delle condizioni economiche dell’impresa stessa’. Una società per azioni con € 57 milioni di fatturato,

l’Antitrust ha determinato l’importo della sanzione amministrativa pecuniaria nella misura complessiva di di € 10.000. (8) Una tirata d’orecchie alla F.lli Pinna Industria Casearia SpA, un’istigazione a delinquere per gli acquirenti di prodotti agricoli e alimentari, una sonora sconfitta per la filiera produttiva e il sistema-Paese.

Squilibrio strutturale

La stessa AGCM ha dato atto di un marcato squilibrio di potere contrattuale tra caseifici e allevatori-pastori, i quali lavorano un alimento deperibile e sono costretti a vendere la loro produzione giornaliera in un arco temporale ristretto,
senza poterne modulare le quantità in funzione dell’andamento di domanda e prezzo.

Gli allevatori conferenti operano come imprenditori individuali, al più organizzati in piccole aziende agricole, con un numero di dipendenti minimo e un fatturato modesto. Il singolo pastore ha limitate possibilità di cambiare acquirente, trovandosi a distribuire il latte in un bacino territoriale circoscritto ove le imprese sono poche.

I caseifici possono viceversa avvalersi di diversi fornitori di latte crudo. E anche ricorrere – per le produzioni non DOP – a latte ‘del Continente’, anche estero. In questa condizione strutturale di debolezza oggettiva, gli allevatori sono facilmente ricattabili e in balia di ondate ricorrenti di ribassi del prezzo del latte crudo.

Giustizia o rivolta

Il governo italiano è stato messo in mora della Commissione europea, per il colpevole ritardo nel recepire la direttiva sulle pratiche commerciali sleali (dir. UE 2019/633). Il ministro Stefano Patuanelli ha reso quindi un laconico comunicato stampa, il 30.7.21, riferendo all’avvenuta elaborazione di uno schema di ‘decreto legge’ che si vorrebbe però sottoporre al parere preventivo delle Camere, con l’obiettivo di superare i limiti imposti dalla ‘legge-delega’. (9)

Il Parlamento italiano aveva infatti delegato Palazzo Chigi a recepire la direttiva UTPs (Unfair Trading Practices), ipotizzando tra l’altro alcune sue deroghe contrarie al diritto UE, come si è già denunciato. (10). Qualcuno deve però spiegare al ministro Stefano Patuanelli che il decreto legge (a differenza del decreto legislativo) non è vincolato ad una delega parlamentare. E se la direttiva UE 2019/633 non verrà recepita subito in Italia – senza alcuna deroga ai diritti di agricoltori, allevatori e imprese di trasformazione – si scatenerà una rivolta.

Dario Dongo ed Elena Bosani

Note

(1) Dario Dongo, Guido Cortese. C’è latte e latte, le ragioni degli allevatori in Sardegna. GIFT (Great Italian Food Trade). 12.2.19, https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/c-è-latte-e-latte-le-ragioni-degli-allevatori-in-sardegna

(2) Dario Dongo. #PastoriSardi. La GDO scende in campo, primi segni d’intesa con l’industria. GIFT (Great Italian Food Trade). 17.2.19, https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/pastorisardi-la-gdo-scende-in-campo-primi-segni-d-intesa-con-l-industria

(3) Dario Dongo, Guido Cortese. Sardegna, l’Antitrust indaga sui prezzi di latte e pecorino. Alcuni dati di mercato. GIFT (Great Italian Food Trade). 19.2.19, https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/sardegna-l-antitrust-indaga-sui-prezzi-di-latte-e-pecorino-alcuni-dati-di-mercato

(4) Per approfondimenti si veda l’ebook gratuito ‘Articolo 62, una rivoluzione?’, a firma di Dario Dongo, su Ebook “Articolo 62” – Il Fatto Alimentare

(5) D.L. 51/2015 (Disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi), articolo 2, comma 2. V. https://bit.ly/3C2tQLq

(6) Reg. CE 1308/13, articolo 148. V. anche decreto MiPAAF 15164/2012, su https://bit.ly/2UZNKGv

(7) Dario Dongo. Pratiche commerciali sleali, la direttiva UE 2019/633. GIFT (Great Italian Food Trade). 4.5.19, https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/pratiche-commerciali-sleali-la-direttiva-ue-2019-633

(8) Antitrust. Provvedimento 19.7.21 n. 29728, in Bollettino settimanale anno XXXI, n. 29. https://www.agcm.it/dotcmsdoc/bollettini/2021/29-21.pdf

(9) Pratiche sleali, Patuanelli: “Impegno ad eliminare limite 15% per sanzionare vendite a prezzi inferiori al costo di produzione“. MiPAAF. Comunicato stampa, 30.7.21. https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/17239

(10) Dario Dongo. Pratiche commerciali sleali e legge di delegazione europea, analisi critica. GIFT (Great Italian Food Trade). 24.4.21, https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/pratiche-commerciali-sleali-e-legge-di-delegazione-europea-analisi-critica

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