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Parmigiano Reggiano, 16 alla prova di Ökotest

Ökotest, celebre mensile dei consumatori tedeschi, ha pubblicato a settembre un’indagine di mercato su 16 diverse referenze di Parmigiano Reggiano DOP. Il giudizio complessivo è favorevole solo per gli aspetti organolettici e nutrizionali. Si intravedono tuttavia alcune criticità in relazione alla presenza di olio minerale, soia OGM nei mangimi e scarsa attenzione al benessere animale. Dettagli a seguire.

Parmigiano Reggiano DOP, 16 a confronto

Il campione selezionato dalla rivista dei consumatori tedeschi è composto da:

– 10 prodotti a marchi tedeschi (tutti tranne una private label), di cui 2 biologici, realizzati da fornitori italiani con stabilimento entro l’areale previsto dal disciplinare della DOP, (1)

– 6 prodotti a marchio italiano. Dei quali 4 convenzionali (Nuova Emilgrana, Giovanni Ferrari, Zanetti, Terre di montagna) e due biologici (Montanari e Gruzza e Nuova Castelli). (2)

‘Italiamo’ di Lidl è l’unico, tra i marchi della distribuzione tedesca, a venire commercializzato anche in Italia. Gli altri sono Rewe, Aldi Sud (marchio ‘Cucina’), Edeka, Globus, Aldi Nord (marchio ‘Casale’), Kaufland, il discount Netto Marken (marchio ‘Mondo Italiano’). Ed è singolare – in odore di cartello – l’allineamento dei loro prezzi. 4,60 euro/200g per tutti i 7 prodotti stagionati 24 mesi (!). Le due referenze bio sono invece di Alnatura (grande catena tedesca specializzata, sul genere di NaturaSì) e di Bio Verde, industria tedesca veterana del bio, che produce e distribuisce 20 tonnellate al giorno di alimenti biologici.

La qualità che c’è e quella che manca

Il confronto qualitativo di Ökotest è basato su analisi di laboratorio, test organolettici e valutazioni di questionari compilati dai produttori. Con risultati alterni, sotto alcuni aspetti deludenti:

– gli Omega 3 sono presenti in misura elevata e uniforme, nel parmigiano reggiano bio come pure in quello convenzionale. Merito dell’alimentazione delle mucche. Secondo il disciplinare della DOP, la dieta deve contenere molto fieno e foraggio verde, poco mangime proteico,

– la soia OGM , viene ancora impiegata nelle materie prime per mangimi, annotano giustamente i tedeschi. Ed è perciò indispensabile, aggiungiamo noi, che il disciplinare della DOP venga al più presto modificato al preciso scopo di escludere questa eccellenza italiana dalle filiere sporche legate a rapina delle terre e deforestazioni, (3)

– oli minerali MOSH (Mineral Oil Saturated Hydrocarbons), altamente nocivi per la salute, sono stati rilevati su tutti i parmigiani. A livelli significativi in 4 prodotti (‘Italiamo’ di Lidl, Rewe, Giovanni Ferrari e Terre di Montagna). Livelli medi di MOSH – su cui è comunque necessario intervenire, in autocontrollo – su 9 referenze. Livelli minimi (tracce) nel prodotto biologico italiano Montanari e Gruzza, e in due prodotti convenzionali a marchio tedesco, Globus ed Edeka.

Tali contaminanti erano già emersi nella quasi totalità degli oli extravergine di oliva analizzati in una precedente inchiesta da Ökotest, tra i quali (s)figuravano alcuni marchi italiani (Monini, Bertolli, De Cecco, Primoli, La Selva). La provenienza della contaminazione non è chiara. Si sospetta l’inquinamento ambientale (legato anche all’impiego di trattori a gasolio nei campi) e dei processi produttivi (es. lubrificanti dei macchinari).

Ulteriori sostanze tossiche (PVC, PVDC, composti clorurati) sono state rinvenute nella confezione di 3 prodotti: il tedesco Cucina Parmigiano Reggiano di Aldi Sud, nonché i due italiani Giovanni Ferrari e Nuova Emilgrana.

L’analisi sensoriale, infine, ha premiato tutti i prodotti salvo due. Bocciati per il cattivo sapore (amaro e/o di muffa) il parmigiano reggiano bio di Nuova Castelli (punteggio 3 su 5) e quello a marchio tedesco Edeka (3,2).

Benessere animale, l’equivoco sul bio

Il benessere animale nella filiera in esame ha rivelato alcune gravi criticità, in un video del 2017 di Compassion in World Farming (CIWF). Ove sono state appunto mostrate le condizioni di vita delle vacche in 9 allevamenti da cui proviene il latte fornito ad alcuni produttori di Parmigiano reggiano. Eradicazione delle corna senza anestesia, separazione tra vacca e vitello neonato, condizioni di ricovero nella stalla e possibilità di pascolo, somministrazione nei mangimi di soia Ogm le questioni più scottanti.

I giudizi di Ökotest si basano però sulle sole dichiarazioni rilasciate dai 16 produttori, mediante risposte al questionario loro inviato dalla redazione della rivista. (4) Col risultato paradossale di esprimere giudizio negativo sul produttore bio che obiettivamente si qualifica meglio di tutti, Montanari e Gruzza, solo per ‘non avere risposto ai quesiti sul benessere animale’. Sebbene il benessere animale sia uno dei principi a cardine del sistema biologico. E non a caso i consumatori crucchi promuovono sotto tale aspetto un solo prodotto che è bio (Alnatura).

Al di là del metodo, il test si rivela utile a distinguere il prodotto bio da quello convenzionale anche per ciò che attiene al c.d. animal welfare. E ad evidenziare un’altra carenza del disciplinare di produzione del re dei formaggi, il benessere animale appunto. Laddove il Consorzio dovrebbe finalmente:

– vietare agli allevatori l’eradicazione delle corna (dehorning) senza anestesia, anche quando eseguita con cauterizzazione (disbudding) dei boccioli di corno nelle prime settimane di vita dei vitelli,

– introdurre apposite prescrizioni sulla possibilità di pascolo,

– vietare l’impiego di soia OGM, una volta per tutte. Fuori l’Amazzonia dal nostro Reggiano!

Produzioni e consumi sostenibili, è sempre utile ricordare, sono al centro dei Sustainable Development Goals (SDGs) in Agenda ONU 2030. È perciò doveroso che anche la zootecnia, come la produzione agroalimentare italiana complessiva vi si adegui, seguendo un percorso coerente e lineare. Fornendo altresì accesso ai dati che rilevano per qualificare la filiera come sostenibile, mediante sistemi incorruttibili quali la blockchain pubblica (es. Wiise Chain). I consumatori stessi, del resto, hanno già dimostrato di sapere apprezzare e valorizzare questi sforzi virtuosi per il bene comune.

Marta Strinati e Dario Dongo

Note

(1) L’area di produzione ammessa dal disciplinare è ristretta alle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna (a ovest del Reno) e Mantova (a est del Po)

(2) La Nuova Castelli, primo esportatore italiano di parmigiano reggiano (oltre 400 mln di fatturato), è stata recentemente acquisita dalla francese Lactalis (proprietaria anche di Parmalat). Nel 2015, si ricorda, la Nuova Castelli fu protagonista di uno scandalo per una gigantesca frode in commercio con contraffazione dei sigilli di Grana e Parmigiano reggiano, emersa poco dopo un nostro articolo critico sui suoi falsi Grana. Si vedano i precedenti articoli https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/il-falso-grana-non-passa-md-ld-fa-le-pentole-ma-non-i-coperchihttps://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/frodi-del-grana-padano-coinvolto-un-colosso-italianohttps://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/parmigiano-reggiano-e-grana-padano-tutelare-le-dop

(3) Tra le centinaia di DOP e IGP italiane registrate su eccellenze di origine animale (latticini e carni, anche lavorate) l’unico disciplinare a escludere l’impiego di soia OGM è quello della Fontina della Valle d’Aosta. Si veda https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/ogm-tra-proclama-e-realtà-il-paradosso-italiano. Nessuno dei 12 produttori interpellati da Ökotest (esclusi quelli bio, ove i mangimi OGM sono vietati) ha ammesso di farvi ricorso, solo 4 lo hanno negato (Aldi Sud, Globus, Aldi Nord, Kaufland)

(4) Un approccio sotto certi aspetti presuntuoso e al contempo superficiale, che richiama quello adottato da Oxfam Italia per dare le ‘pagelle della sostenibilità’ ai gruppi della GDO (Grande Distribuzione Organizzata). Presuntuoso poiché si pretende che ciascuno dei soggetti interpellati risponda a complessi questionari a risposta multipla, che talora non brillano per chiarezza (anche a causa di traduzioni imperfette), entro brevi termini. Qualificando come negative a priori le notizie non fornite in tempo utile. Superficiale perché si limita a esprimere valutazioni sulla base delle auto-certificazioni, senza ulteriori verifiche

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