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PAC post 2022, gli eco-schemi deludono le aspettative

Gli eco-schemi della PAC post 2022, previsti per ricompensare gli agricoltori che si impegnano per la sostenibilità, deludono le aspettative. Così conclude lo studio delle ONG ambientaliste europee, tra cui WWF e BirdLife, che hanno analizzato le bozze di 166 eco-schemi di 21 Stati membri della UE. Interventi che valgono circa 48,5 miliardi di euro di finanziamenti europei in 5 anni.

PAC post 2022, gli eco-schemi

Nella riforma della politica agricola comune (PAC) in vigore nel 2023 i due cambiamenti più importanti sono i piani strategici nazionali della PAC (CSP), attesi alla Commissione entro fine 2021, e l’introduzione degli eco-schemi, forieri di una nuova forma di pagamento diretto per l’agricoltura rispettosa dell’ambiente, secondo i criteri del Green Deal europeo. (2)

Le aspettative per i benefici attesi rischiano tuttavia di andare deluse. Secondo il rapporto delle ONG ambientaliste, solo il 19% degli eco-schemi proposti dagli Stati membri è idoneo a soddisfare gli obiettivi ambientali.

Il 41% è disallineato

Il rapporto sugli eco-schemi è basato sulle bozze fornite da ONG ambientaliste e associazioni, come CambiamoAgricoltura, parzialmente informate dai rispettivi governi. La versione finale potrebbe dunque variare, ma i dati raccolti sono considerati sufficienti ad analizzare il potenziale (dis)allineamento degli eco-schemi con gli obiettivi del Green Deal europeo.

‘Allo stato attuale, gli eco-schemi proposti dagli Stati membri saranno molto al di sotto delle aspettative. Si ritiene che solo il 19% degli eco-schemi possa raggiungere gli obiettivi ambientali dichiarati, il 40% avrebbe bisogno di miglioramenti significativi per essere efficace e il 41% è completamente disallineato’, scrivono le associazioni, che indicano i 5 peggiori esempi di eco-schema.

1) Eco-schemi per l’agricoltura di precisione

In mancanza di parametri o requisiti per riduzioni effettive degli input, ‘Oltre agli incerti benefici ambientali di questi regimi, la proposta di pagare agli agricoltori un tasso fisso per ettaro per l’uso di tecnologie di agricoltura di precisione andrebbe a beneficio delle più grandi aziende agricole, le cui economie di scala rendono già redditizia questa pratica, quindi il sostegno pubblico non è giustificato’, è la critica.

2) Eco-schemi per l’agricoltura no-till

L’efficacia della tecnica agricola no-till – vale a dire senza aratura, considerata distruttiva per la materia organica del terreno, e favorente la perdita di fertilità e l’erosione – decade se mancano garanzie sull’esclusione di erbicidi (es. glifosate o glifosato) e requisiti per applicare gli altri due ‘pilastri’ dell’agricoltura conservativa, cioè complesse rotazioni colturali e copertura costante del suolo. ‘Non solo il no-till ha benefici limitati come pratica autonoma (tranne nei punti caldi dell’erosione del suolo), ma questi schemi potrebbero persino portare a un aumento dell’uso di erbicidi, come la strategia alternativa più comune all’aratura per la soppressione delle erbe infestanti’.

3) Eco-schemi per soluzioni end-of-pipe nella produzione zootecnica intensiva

Le tecnologie end of pipe o di fine ciclo intervengono sul trattamento dell’inquinamento prodotto. Nel caso della produzione zootecnica intensiva, consistono in additivi per mangimi per vacche da latte, piani di alimentazione certificati per bovini o uso di antimicrobici inferiore alla media o ridotto. ‘Questi eco-schemi non affrontano i fattori alla base dell’inquinamento o dell’uso eccessivo di antimicrobici e potrebbero diventare sussidi ‘chi inquina viene pagato’ per l’allevamento intensivo di animali’.

4) Eco-schemi per la diversificazione delle colture

La misura è un requisito di inverdimento nell’attuale PAC ma è stato valutato avere benefici ambientali molto limitati. ‘La diversificazione delle colture fa parte della condizionalità della futura PAC ed è molto improbabile che questi regimi ecologici apportino vantaggi reali, in quanto non garantiscono un effettivo aumento della diversità delle colture, né affrontano le dimensioni delle parcelle; in altre parole, consentendo ancora grandi monocolture’.

5) Eco-regimi per la gestione standard delle praterie

Sono inidonei agli obiettivi, se non includono alcun limite alla densità del bestiame (nelle regioni in cui sarebbe ecologicamente corretto farlo), né i requisiti di gestione appropriati per garantire che lo sfalcio o il pascolo estensivo producano i benefici desiderati per la biodiversità o clima.

L’analisi degli eco-schemi, nelle intenzioni degli autori, dovrebbe spronare i governi a migliorare i propri piani strategici e a sollecitare la Commissione europea a valutarli in modo molto critico.

Marta Strinati

Note

(1) WWF, European Environmental Bureau. Will CAP eco-schemes be worth their name?

(2) Gli obiettivi agricoli del Green Deal europeo da raggiungere entro il 2030 secondo le strategie dell’UE Farm to Fork e Biodiversità sono:

• Almeno il 10% della superficie agricola dell’UE presenta caratteristiche paesaggistiche ad alta diversità.

• Almeno il 25% della superficie agricola dell’UE è coltivata con metodo biologico.

• Ridurre l’uso complessivo e il rischio di pesticidi chimici del 50%; ridurre del 50% l’uso di pesticidi più pericolosi.

• Ridurre le perdite di nutrienti di almeno il 50%; ridurre i fertilizzanti di almeno il 20%.

• Ridurre del 50% le vendite di antimicrobici per animali d’allevamento. Inoltre, il Green Deal europeo include gli impegni principali per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e per preservare e ripristinare gli ecosistemi e la biodiversità.

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Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".

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