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L’Italia post Covid nello scatto del Rapporto Coop 2021

L’Italia post Covid nello scatto del Rapporto Coop 2021

L’Italia che emerge dalla pandemia Covid-19 viene descritta nel ‘Rapporto Coop 2021. Economia, Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani‘. Lo ‘scatto’ viene redatto ogni anno dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop, in collaborazione con Nomisma e con il supporto delle maggiori strutture di analisi. (1)

Rapporto Coop 2021, due survey

Il ‘polso’ della situazione è rilevato (oltre alle consuete fonti) con due diverse survey intitolate ‘Reshaping the future‘ (Ridisegnare il futuro), condotte ad agosto 2021.

La prima ha coinvolto un campione di 1.500 italiani rappresentativo della popolazione over 18 (18-75 anni). La seconda poggia sulle osservazioni di un panel della community del sito di italiani.coop e ha coinvolto 1.000 opinion leader e market maker. Tra questi sono stati selezionati 470 ruoli apicali  (imprenditori, amministratori delegati e direttori, liberi professionisti).

L’orgoglio italiano (e la ripresa del PIL)

L’86% degli intervistati si dichiara orgoglioso di essere italiano. L’ottimismo viene da una crescita vivace del PIL (prodotto interno lordo), attorno al 6%, come quella globale (con la Cina in prima fila). L’export ha già superato i livelli pre Covid. E il ritrovato fascino dell’Italia all’estero cresce, grazie ai successi sportivi e musicali, ma soprattutto alla premiership di Mario Draghi.

Le ricercheon line associate alla parola ‘Italia’ sono cresciute di un +211%. E il 60% della business community internazionale si dichiara convinto di una maggiore attrattività dell’Italia nei prossimi 3 anni e il 48% lo ritiene una possibile destinazione dei propri investimenti futuri.

Non è tutto rose e fiori

I buoni risultati non raggiungono tuttavia ampie fasce di popolazione. 27 milioni di italiani anche nel 2021 hanno vissuto ancora rinunce e disagi quotidiani, 18 milioni prevedono che dureranno ancora e 5 milioni temono che i sacrifici possano svilire anche i consumi alimentari.

I consumi saranno gli ultimi a ripartire. La maggioranza degli esperti interpellati (43%) afferma che l’Italia tornerà ai livelli pre Covid solo nel 2023. Nel 2022, il 28% degli italiani prevede di avere un livello di spesa ancora inferiore rispetto al 2019: sono soprattutto cassaintegrati, giovani e donne. Vale a dire, le classi più penalizzate nel lavoro.

Nel primo semestre 2021 l’occupazione è salita solo del +1,8%). E si teme che a crescere saranno soprattutto la sottoccupazione (59%), il lavoro in nero (50%), i gap generazionali (51%).

Voglia di ‘verde’

La batosta Covid, e i recenti disasti imputati al cambiamento climatico, aumentano la consapevolezza che il ritorno alla crescita debba venire inteso in chiave sostenibile. Il 79% degli italiani si dichiara preoccupato del riscaldamento globale e il 75% degli executive affida lo sviluppo futuro all’innovazione tecnologica e digitale.

Il sentimento green si riverbera sui consumi alimentari. Il Rapporto Coop 2021 segnala la comparsa di nuova tribù, i climatariani. Sono i consumatori (1 italiano su 6) che dichiarano di adeguare il proprio regime alimentare per ridurre l’impatto ambientale.

Sostenibilità a tavola

Il carattere sostenibile degli alimenti viene declinato in vari modi. Per il 33% risiede nel metodo di produzione, per un altro 33% nell’attenzione agli imballaggi, per il 21% è sinonimo di origine e filiera e per il 9% di responsabilità etica.

Nei consumi, cala il consumo di carne (i reducetariani), cresce la ricerca di prodotti locali e di stagione. I prodotti veg sono consumati anche da chi cerca solo una alternativa proteica alla carne e raddoppiano le vendite di prodotti vegani di nuova generazione (le bevande, le besciamelle, i piatti pronti).

Per il 26% degli intervistati, un aiuto verrà dalla scienza e dalla tecnologia. Entro 10 anni attendono negli scaffali cibi vegetali con il sapore di carne, cibi a base di alghe, farina di insetti e anche la carne coltivata in vitro. La rivoluzione in realtà è già in corso. Gli investimenti nel solo 2020 in cibi e bevande di prossima generazione ammontano a 6,2 miliardi.

Cibo e benessere

Un altro grande driver di scelta è la qualità intrinseca degli alimenti. La certificazione è ricercata dall’83%, disposto a spendere di più. Continuano a brillare i segmenti free-from e rich-in.

In etichetta, le indicazioni sull’origine e la provenienza del prodotto sono determinanti per l’acquisto per il 39% degli italiani, per il 28% lo sono i valori nutrizionali e a seguire il metodo di produzione (per il 26%).

Non basta il brand

Nei consumatori scema ancora la fiducia incondizionata verso il brand. La marca continua a perdere quota, nel solco della tendenza avviata dall’avvento dei discount (oggi il 20% delle vendite Gdo) e dalla crisi negli altri canali della distribuzione moderna (dal 2013 ad oggi la perdita di quota delle grandi marche è pari a un -9%) controbilanciato dalla Mdd (un +9% nello stesso lasso di tempo) e anche dai piccoli produttori (+3%), evidentemente più rapidi nell’intercettare le nuove mutevoli esigenze dei consumatori.

La ripresa per gli operatori della filiera alimentare è ben diversa fra industria e distribuzione. Entrambe hanno beneficiato dell’impennata di vendite durante il lockdown, ma l’industria alimentare mantiene performance di redditività doppie rispetto alla distribuzione.

Una GDO in trasformazione

Quasi la metà dei manager della GDO intervistati prevede un peggioramento dei risultati economici e/o di dover reinventare il proprio modello di business minacciato dalla coda lunga della recessione pandemica sui redditi delle famiglie, dall’affermazione dei discount che non conosce tregua (l’85% ne prevede un ulteriore incremento delle vendite) e dall’intensificarsi della tensione competitiva fra le insegne.

Le strategie future per il 45% del campione occorre riprogettare i punti vendita, magari perseguendo una integrazione della rete fisica con i nuovi canali virtuali (39%) e lavorando per una riqualificazione del personale (34%).

L’ecommerce si ridimensiona

Tra le misure papabili figurano anche gli investimenti per potenziare le vendite online, un canale in crescita, ma anche dopo l’exploit del 2020 (+121%) l’e-grocery resta un segmento piccolo delle vendite alimentari complessive (poco sopra il 2% del totale Gdo).

Peraltro, dopo una crescita nel primo semestre 2021 del 46% molti operatori ritengono nei prossimi 12-18 mesi che la crescita si fermerà o arretrerà (48%) o che sarà inferiore al 20% (per il 43%).

L’ondata di rincari

Nello scenario immediato, la maggiore preoccupazione per la Gdo è la dinamica dei prezzi all’acquisto e alla vendita. Il Rapporto segnala il rischio che il retail alimentare resti schiacciato tra la diminuzione dei prezzi al consumo degli alimenti (-0,7% nel primo semestre 2021) e l’annunciato aumento dei prezzi delle materie prime e dei listini dei fornitori industriali. Un risiko da cui non sarà facile uscire.

Si è appena avviata con gli inizi di settembre una nuova fase di negoziazione con l’industria di marca, sono già state avanzate richieste di rialzo. Lo voglio dire con chiarezza non sempre sono giustificate e noi non accetteremo rialzi che non hanno una rispondenza fattuale‘, dichiara Maura Latini, amministratrice delegata di Coop Italia. ‘In questo scenario un’organizzazione come Coop ha una grande responsabilità, quella di riuscire a trovare convergenze fra ciò che offriamo, e penso ai nostri prodotti, la qualità che ci sta dentro e l’accessibilità del prezzo’.

Defiscalizzare i prodotti green

C’è bisogno, come anche il Rapporto Coop 2021 mostra, di dirottare risorse e politiche più incisive a favore dei consumi agendo per esempio sulla defiscalizzazione di prodotti sostenibili e c’è bisogno di una legislazione di scopo per la riconversione dei centri commerciali (…) interventi di questo tipo sono anche utili a frenare l’espansione edilizia e il consumo di suolo che in Italia continuano a crescere‘ dice Marco Pedroni, presidente di Coop Italia e di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) –

Il 2021 con la riapertura dei consumi fuori casa inevitabilmente rallenterà le vendite. ‘Prevediamo di chiudere l’anno con un fatturato retail in linea con quello del 2020. Confermiamo la nostra volontà di essere un presidio e un punto di riferimento per tutti gli italiani qualunque sia la loro condizione sociale. Il nostro obiettivo è fornire un cibo buono, sicuro e sostenibile per tutti, accessibile a tutte le fasce di reddito‘.

La versione integrale del Rapporto Coop 2021 è disponibile su http://www.italiani.coop.

Note

(1) Il Rapporto Coop 2021 – Economia, Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani è redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Nomisma, il supporto di analisi di Nielsen e i contributi originali di  Gfk, Gs1-Osservatorio Immagino, Iri Information Resources, Mediobanca Ufficio Studi,  Npd,  Crif, Tetra Pak Italia.

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