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Frutta e verdura a km0 bloccata per Covid-19, l’appello degli agricoltori

Frutta e verdura a km0 bloccata per Covid-19, l’appello degli agricoltori

Frutta e verdura a km0 e altri prodotti agroalimentari locali sono tra i prodotti messi in crisi dall’emergenza Covid-19. Generalmente distribuiti tramite i mercati contadini o rionali, i raccolti dei coltivatori diretti, molto spesso biologici, restano fuori dal circuito della distribuzione alimentare attualmente operativo. Un’esclusione nociva per produttori e consumatori, denuncia l’Associazione rurale italiana (ARI), che chiede al governo un sostegno concreto per evitare la rovina di un comparto essenziale all’economia locale e all’ambiente, molto apprezzato dai cittadini. E utile per il mantenimento di una dieta utile a rafforzare il sistema immunitario.

Riaprire i mercati contadini

La chiusura dei mercati contadini è stata disposta dai Comuni per ridurre il rischio di contagio da coronavirus. Tuttavia, sottolinea ARI, questi provvedimenti restrittivi superano il dettato del Dpcm 11.3.20, che lascia aperti i mercati alimentari.

Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sono adottate, sull’intero territorio nazionale, le seguenti misure: Sono sospese le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità individuate nell’allegato 1, sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato, sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali, purché sia consentito l’accesso alle sole predette attività. Sono chiusi, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta, i mercati, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie, le parafarmacie. Deve essere in ogni caso garantita la distanza di sicurezza interpersonale di un metro‘, Dpcm 11.3.2020.

Le misure precauzionali nei mercati

Le stesse misure di sicurezza adottate nei supermercati e nei negozi specificamente autorizzati all’apertura possono venire adottate nei mercati contadini.

La riduzione del rischio contagio può venire attuata controllando il flusso degli avventori e mantenendo le disposizioni del caso:

– distanza interpersonale di almeno un metro,

– uso dei dispositivi di protezione individuali (guanti e mascherine),

– sanificazione di ambiente e strumenti di lavoro.

La resilienza degli agricoltori

Quando l’emergenza avrà finenon saranno le «immissioni di liquidità» a determinare la ripresa, ma la capacità, la volontà, la resistenza e l’autonomia produttiva di contadini, artigiani, piccole e medie aziende che operano a livello locale, la vera struttura portante dell’economia nazionale. Solo se nel frattempo non saranno annientate definitivamente‘, dichiara l’associazione degli agricoltori.

Il decreto ‘Cura Italia’, infatti, stanzia risorse per l’esportazione dell’agroalimentare italiano. Tuttavia, sottolinea ARI, ‘trascura una componente essenziale dell’agricoltura italiana: più di un milione di aziende diretto-coltivatrici in cui lavorano più di un milione e seicentomila persone’. E pur prevedendo apprezzabili tutele per i lavoratori agricoli (Art. 22; Art. 30; Art. 32), nelle Misure in favore del settore agricolo e della pesca (art. 78) interessa ‘un numero banalmente esiguo di imprese agricole di grande o grandissima dimensione che non rappresentano né la struttura produttiva agricola né l’effettiva capacità di fornire alimenti in modo capillare e decentrato quanto più necessario in questa drammatica emergenza’.

Decreto ‘Cura Italia’, le richieste di ARI

ARI formula richieste precise alla Presidenza del Consiglio e agli enti locali, chiedendo un impegno preciso su alcuni punti:

– Obbligo all’acquisto territoriale. Per ospedali, caserme e altre collettività, nonché per i loro fornitori di materie prime e alimenti trasformati, favorire e rendere prioritario l’acquisto di alimenti e prodotti agricoli per il consumo fresco da aziende agricole dei territori, in base, in via eccezionale, a bandi semplificati. E nel rispetto dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) stabiliti dalla direttiva UE sul sul ‘Green Public Procurement’  (GPP, acquisti verdi), recepita in Italia nel Codice degli appalti (d.lgs. 50/16, art. 34).

– Commercio al dettaglio. Chiediamo di notificare ai Sindaci, attraverso le Prefetture, l’opportunità di mantenere aperti e riorganizzare i mercati alimentari di piazza, con le dovute misure in fatto di ingressi controllati e contingentati. Occorre inoltre favorire le consegne porta a porta consentendo la distribuzione collettiva di alimenti conferiti da diversi produttori, in deroga temporanea alle attuali disposizioni.

– Approvvigionamento alla grande distribuzione. Permettere la vendita semplificata, su base territoriale e in via eccezionale, ai canali della grande distribuzione, in deroga alle certificazioni volontarie (es. ISO EN 9001) generalmente richieste da supermercati e industrie.

– Prezzi ai produttori. È prevedibile nei prossimi mesi una crescente pressione della produzione invenduta. Per evitare abusi da speculazione o posizione dominante, è necessario un controllo efficace sui prezzi pagati ai produttori e su quelli praticati al consumo, per i prodotti alimentari e agricoli.

– Lavoro stagionale. Positiva l’ammissione alla cassa integrazione per i lavoratori agricoli, anche stagionali. È, però, errata e controproducente ogni iniziativa che ritardi la concessione di permessi di soggiorno.

– PAC (Politica agricola comune). Anticipare il pagamento del saldo completo della PAC 2019, inizialmente previsto per giugno 2020. Con i Centri di assistenza agricola chiusi, serve inoltre l’accesso diretto degli agricoltori alle procedure per l’inoltro delle domande PAC 2020 (I e II pilastro) e consentire le richieste di un anticipo (salvo conguaglio).

– Indebitamento aziendale. Attuare un intervento specifico per le esposizioni inferiori a 50.000€ in aiuto alle molte aziende agricole di piccola e media dimensione con importanti esposizioni debitorie.

– Agriturismi e agriristori. Nel sostegno alle attività turistico- alberghiere si preveda priorità alle piccole aziende agrituristiche (massimo 15 posti letto e 30 coperti).

– Sostenere la richiesta all’ANCI per mantenere aperti i mercati agricoli comunali.

Great Italian Food Trade (GIFT) e Égalité Onlus aderiscono e sostengono la posizione espressa da Assorurale, ricordando il valore essenziale dell’ecoagricoltura contadina per il raggiungimento dei Sustainable Development Goals (SDGs) in Agenda ONU 2030.

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