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Epatite E, epidemia da salsicce

Epatite E, epidemia da salsicce

Epatite E, epidemia da salsicce da Germania e Olanda in UK

Mentre in Italia i quotidiani seguono con attenzione il fenomeno del Fipronil – che secondo prime valutazioni (1) non risulta causare effettivi pericoli per la salute dei consumatori – in Inghilterra è una sola pubblicazione scientifica a rivelare un’epidemia causata da carni suine infette.

L’epidemia di epatite E in Inghilterra

La ricerca pubblicata da Public Health England (PHE) esamina la crescente diffusione dell’epatite E, genotipo 3 (G3 HEV), trasmessa a centinaia di migliaia di cittadini britannici attraverso il consumo di salsicce, prosciutti, salami e carni di maiale provenienti da Germania e Olanda. (2) Le conseguenze per la salute sono gravi, al punto da condurre i soggetti più deboli a cirrosi epatica e danni neurologici.

‘G3 HEV is now the most common cause of acute viral hepatitis in the UK and cases continue to rise. The majority of these infections are acquired within the UK and thought to be from insufficiently cooked meat, predominantly processed pork meat.’

(Professor Richard Tedder, National Infection Service, Public Health England)

Secondo le stime, 150.000-200.000 cittadini ogni anno contraggono l’epatite E attraverso il maiale importato da Germania e Olanda. Una vera pandemia, che ha condotto il Dipartimento ‘Blood and Transplant‘ del Ministero della Salute britannico a sottoporre a screening tutte le donazioni di sangue. E si accinge ora a fare altrettanto (meglio tardi che mai!) anche su organi e tessuti donati.

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Ecco come il virus dell’epatite E (HEV) può venire trasmesso, nei paesi in via di sviluppo (a sinistra, in alto) e in tutto il pianeta. La gestione corretta della sicurezza alimentare può ridurre al minimo tali rischi.

La crisi di sicurezza alimentare all’origine dell’epidemia

Gli scienziati di PHE, che tra l’altro è un’agenzia governativa, hanno tracciato le abitudini di acquisto delle persone che hanno contratto l’infezione tra il 2014 e il 2016. Rilevando un fattore comune, il consumo di salsicce a marchio del ‘Supermarket X‘.

Due precedenti studi della stessa agenzia, nel 2011, avevano già identificato i prodotti di maiale del supermercato X come una fonte chiave di trasmissione del virus. Ma nei 6 anni trascorsi, all’insegna della trasparenza (che sempre difetta!), Public Health England e la Food Standards Agency (FSA) si sono ben guardate dal divulgare il nome del supermercato X. Che alcune fonti riservate indicano essere Tesco, leader supremo del retail nel Regno di Albione. (3)

Tesco non avrebbe commentato la ricerca poc’anzi pubblicata, limitandosi a confermare di aver discusso con le agenzie governative su come ridurre al minimo il rischio di epatite E. ‘Stiamo lavorando a stretto contatto con FSA e PHE affinché i clienti possano avere fiducia nella sicurezza del nostro cibo‘. (?!)

Gli alimenti vettori di Epatite E

Lo studio di PHE identifica tra i prodotti implicati le salsicce di maiale ‘che dovrebbero venire cotte prima del consumo‘ e il prosciutto affettato pre-confezionato di provenienza mitteleuropea. E dopo aver esaminato diverse marche di salsiccia, hanno concluso che ‘solo il supermercato X, in particolare il proprio marchio, è stato associato in modo significativo con il virus HEV G3-2‘.

Secondo il professor Tedder qualcosa sembra cambiato nella zootecnia‘. In Germania e nei Paesi Bassi, vale la pena precisare. ‘Troppi suini sono infettati alla macellazione. Questo è un problema per i produttori di carne e per tutti i rivenditori, non solo uno.’ Rimane da chiedersi perché solo ora sia stato rivelato un guaio di così ampia portata.

Scienziati olandesi (4) suggeriscono che la diffusione del virus derivi dalla pratica dell’industria della carne nordeuropea di raccogliere nelle vasche il sangue dei suini macellati per poi aggiungerlo alla carne, senza però sterilizzarlo (?).

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Primi commenti

Ci si trova ancora di fronte a una grave crisi di sicurezza alimentare che coinvolge più Paesi membri. Germania e Olanda, non per la prima volta (5) all’origine di un’epidemia internazionale, Inghilterra a subirne gli effetti.

Le autorità nazionali paiono avere occultato il problema anziché divulgarlo nei modi più opportuni come invece doveroso. E al difetto di comunicazione consegue l’imperdonabile carenza nella gestione della crisi. Che infatti, come i citati studi dimostrano, persiste da almeno 6 anni.

La Commissione europea, che ha responsabilità primaria nel coordinamento della gestione di crisi trans-nazionali, è a sua volta venuta meno ai suoi doveri. Esponendo a rischio anche i cittadini di altri Paesi membri tra cui l’Italia, ove purtroppo si ha pure notizia del commercio di salsicce tedesche.

Le nostre priorità legislative – introdurre l’obbligo della sede dello stabilimento di produzione sulle etichette di tutti i prodotti alimentari, nonché la tracciabilità e l’origine delle carni al ristorante – si confermano indispensabili e urgenti per garantire in primis la sicurezza dei cittadini. Oltre a favorire scelte consapevoli di consumo.

Analisi, comunicazione e gestione del rischio di sicurezza alimentare non possono e non devono trovare ostacolo nella diplomazia o la riservatezza. È ora di cambiare registro, intervenire nei confronti dei governi nazionali e degli enti europei coinvolti, pretendere la rimozione di politicanti e dirigenti pubblici che hanno tradito i loro compiti. E in attesa di garanzie sulla messa in sicurezza delle filiere nordeuropee all’origine del guaio – i cui nomi e marchi devono venire resi pubblici – introdurre misure di salvaguardia per proteggere la salute dei cittadini.

Dario Dongo

Note

(1) Si citano al riguardo le prime valutazioni dell’Autorità tedesca per la valutazione del rischio, BfR, su http://www.bfr.bund.de/de/fragen_und_antworten_zu_fipronilgehalten_in_lebensmitteln_tierischen_ursprungs-201459.html

(2) Hepatitis E: the current state of play, Michael J. Ankcorn, R. S. Tedder, 2017, su Transfusion Medicine, doi: 10.1111/tme.12405,

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/tme.12405/full

(3) Fonte: The Times. V. https://www.thetimes.co.uk/article/thousands-at-risk-of-pig-virus-from-supermarket-x-sausages-z2l0s5m0g

(4) Il professor Hans L. Zaaijer, docente in Infezioni del sangue all’Università di Amsterdam, a quanto pare avrebbe denunciato questo fenomeno già il 16 luglio 2015. Non si ha tuttavia notizia della effettiva presa in considerazione del problema da parte delle autorità competenti

(5) Dalla Germania basti ricordare la colossale crisi da diossina, nel 2010-2011, che portò alla chiusura di oltre 4.700 allevamenti suini e avicoli. Dopo essere dilagata, anche in quel caso, nei Paesi Bassi e in Inghilterra. V. http://www.ilfattoalimentare.it/germania-lo-scandalo-diossina-dilaga-a-macchia-dolio-lacune-e-ritardi-nei-controlli.html.

Tra il 2011 e il 2012, sempre dalla Repubblica Federale Tedesca dilagarono in tutta Europa le c.d. mozzarelle blu (bacillus cereus), i germogli omicidi (E. Coli), i mangimi alle diossine.

L’Olanda, dopo vari guai legati a diossine e PCB nei mangimi e prodotti d’origine animale, è ora al centro dello scandalo Fipronil

 

Informazioni sull'autore

Dario Dongo

Dario Dongo

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) e cofondatore del Fatto Alimentare.