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Brasile, operazione ‘carne debole’. Veterinari corrotti dai colossi e certificati sanitari falsi sulle carni bovine e di pollame destinate all’export

Brasile, operazione ‘carne debole’. Veterinari corrotti dai colossi e certificati sanitari falsi sulle carni bovine e di pollame destinate all’export

Con l’operazione ‘carne debole’ la magistratura federale brasiliana ha svelato un enorme giro di veterinari corrotti e certificati sanitari falsi sulle carni bovine e di pollame destinate all’export. Un duro colpo per il Brasile, che nel 2016 ha esportato carni per oltre 12 miliardi di US$. (1) Verso l’Europa, suo primo ‘trading partner’, la Cina e gli Stati Uniti, il Medio Oriente.

Al centro dell’inchiesta il primo produttore mondiale di carni bovine JBS, (2) e il primo esportatore di pollame BRF. (3) Oltre a decine di concorrenti più piccoli. Ispettori e politici corrotti per omettere i controlli sulle buone prassi igieniche nella lavorazione delle carni. E per acconsentire alla spedizione all’estero di alimenti non sicuri.

‘Non abbiamo mai visto uno scandalo del genere nel settore … È orribile’, ha dichiarato a Reuters l’analista di settore Alex Silva (Scot Consultoria). ‘Questa vicenda macchia l’intero sistema che il Brasile ha impiegato anni per sviluppare.’

Il giudice federale Marcos Silva ha raccolto prova di tangenti su vari livelli, dalle donazioni politiche in area governativa (4) ai ‘prestiti’ bancari, fino alle regalie di prosciutti e altri prodotti a base di carne. I corruttori in alcuni casi avrebbero addirittura ottenuto l’accesso diretto agli uffici e ai computer governativi. Per l’auto-rilascio dei certificati di esportazione.

L’investigatore Mauricio Moscardi Grillo ha aggiunto che i due colossi utilizzavano sostanze chimiche per mascherare l’aspetto e il cattivo odore di carni avariate. Le quali venivano pure mescolate con acqua e farina di manioca, o con carne sana, per la vendita ai consumatori. Come non bastasse, si è raccolta prova dell’inserimento di cartone nell’impasto delle salsicce.

Il 17 marzo 2017 la polizia ha arrestato due dipendenti di JBS, tre di BRF e una ventina di funzionari pubblici. A esito di un’indagine durata due anni. A seguito del blitz, il Ministero dell’Agricoltura del Brasile ha sospeso altri 33 dipendenti. Oltre a chiudere tre stabilimenti citati nelle indagini, uno di BRF e due del Grupo Peccin. E a ordinare il sequestro dei loro prodotti nei supermercati.

Le autorità italiane avevano bloccato quattro contenitori di carne BRF contaminata da salmonella, nel 2016. A riconferma, ove mai ve ne fosse bisogno, che il sistema dei controlli pubblici veterinari in Italia fa scuola nel mondo. Proprio perciò le frodi sulla filiera delle carni (5) dilagate in tutta Europa negli ultimi decenni non hanno neppure sfiorato il nostro Paese.

Un portavoce della Commissione europea, il 20 marzo, ha in ogni caso assicurato la sospensione dell’autorizzazione all’export in UE. Per tutti gli stabilimenti coinvolti nella frode, s’intende. Non è la prima volta, anzi si annoverano precedenti frodi di spicco che hanno già causato il blocco totale delle importazioni in Europa. Ma Bruxelles insiste ad affermare che questo episodio non ostacolerà il procedere dei negoziati di libero scambio tra Europa e Mercosur (sigh!).

Dario Dongo

Note

(1) Export di pollame per 6,9 miliardi di US$ e di carni bovine per 5,5 miliardi

(2) L’ultimo bilancio di JBS segna un fatturato di 170 miliardi di reais (55 miliardi di US$), con vendite in 150 paesi

(3) BRF ha invece fatturato 39 miliardi di reais, nel 2016

(4) I due giganti al centro dell’indagine avrebbero corrisposto laute donazioni ai due partiti della coalizione governativa di centro-desta. Il Partito del Movimento Democratico Brasiliano, quello del presidente Michel Temer, e il Partito Progressista

(5) Si segnala al riguardo il libro ‘Sicurezza alimentare, tra regole cogenti e norme volontarie‘, dell’autore, su http://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza-alimentare-regole-cogenti-norme-volontarie-libro-dario-dongo/

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