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Accordo UE-Giappone

Accordo UE-Giappone

Accordo UE-Giappone, analisi del patto di partenariato economico

L’8.12.17 il Commissario europeo per il Commercio Cecilia Malmström e il ministro giapponese degli esteri the Taro Kono hanno annunciato la definizione di un accordo di partenariato economico tra Unione Europea e Giappone. In attesa di dettagli, una prima analisi. (1)

L’accordo economico UE-Giappone (EPA, Economic Partnership Agreement) si affianca a un’intesa strategica – lo Strategic Partnership Agreement – che riguarda invece cooperazione politica, sicurezza, cambiamenti climatici e, più in generale, politiche congiunte di sviluppo.

L’obiettivo dell’EPA è instaurare una politica economica ispirata al libero mercato, mediante progressiva riduzione dei rispettivi dazi alle importazioni e soprattutto delle barriere tecniche agli scambi tra Unione Europea e Giappone. L’accordo dovrebbe interessare un quarto del PIL globale, all’incirca (26.000 mld US$), ed entrare in vigore nel 2019. A seguito di firme e ratifiche, attese entro la prossima estate. 

La riduzione dei dazi doganali riguarderà numerose categorie di prodotti europei diretti in Sol Levante. Complessivamente, l’85% delle tariffe doganali relative ai prodotti agroalimentari europei – che rappresentano l’87% dell’export in Giappone – saranno ammesse, progressivamente, a un regime duty-free. Sul versante opposto i veicoli a motore, i macchinari e l’elettronica Made in Japan beneficeranno di progressiva apertura in Europa. (1) 

I vini europei saranno i primi a beneficiare dell’accordo, grazie all’abolizione immediata di dazi che a tutt’oggi sono tra i più afflittivi al mondo. 31% gli spumanti, 15% altri vini in bottiglia, 19,3% i vini sfusi. Il Giappone rappresenta il quinto mercato di export dei vini europei e italiani. Per oltre 750 milioni di euro annui, di cui 165 dall’Italia (dati 2016).

Le carni suine dovrebbero altresì subire una drastica riduzione delle gabelle all’import, mentre quelle bovine assisteranno a una loro attenuazione progressiva – dall’attuale 35%, verso il 9% – in un orizzonte temporale più ampio. 15 anni, gli stessi previsti per il completo abbattimento dei dazi – ora al 30% – sui formaggi a pasta dura. Per i formaggi freschi, invece, la quota delle esportazioni in Giappone dovrà venire negoziata di volta in volta. 

La birra europea e italiana può finalmente ricadere nell’apposito codice doganale, anziché in quello di ‘alcoholic soft drink’, già a decorrere dal 2018. Nei dieci anni a seguire si procederà ad armonizzare le denominazioni di liquori e bevande spiritose. Il riso è invece totalmente escluso rtdall’accordo.

La tutela di DOP e IGP registrate in UE in Giappone sarà limitata a 205 alimenti, di cui 40 italiani, e più numerosi vini, 130 dall’Italia. Niente di nuovo sul fronte orientale, dopo la svendita delle nostre indicazioni geografiche, da Bruxelles  al continente americano.

Le misure e le barriere non-tariffarie alle importazioni sono state altresì considerate in un apposito capitolo dell’accordo, ‘Good Regulatory Practices and Regulatory Cooperation’. La prima barriera è a ben vedere quella linguistica, considerato che la quasi totalità delle leggi di Tokyo è disponibile solo in ideogrammi.

l solo ‘incoraggiamento’ a fornire linee guida in inglese vale perciò a nulla, tenuto conto delle barriere tecniche che si incontrano nell’export in Giappone di prodotti alimentari. Sebbene un piccolo passo avanti sia rappresentato da altro capitolo dell’accordo, dedicato ai ‘Food additives’.

Rimangono infine inconclusi, a tutt’oggi, i negoziati su ‘Investment protection standards’ e ‘Investment dispute resolution’. Una buona notizia per chi, come chi scrive, considera pericoloso anteporre gli interessi delle Corporation a quelli dei cittadini.

Dario Dongo

Note

(1) L’Allegato dell’accordo ove sono definiti i dettagli sui dazi e e le categorie di prodotti interessate non è ancora stato reso pubblico. A conferma, ove ve ne fosse bisogno, della carenza di governance dell’Esecutivo europeo 

Informazioni sull'autore

Dario Dongo

Dario Dongo

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) e cofondatore del Fatto Alimentare.