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Accordo tra UE e Singapore, trattato tossico già in vigore

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Il 21.11.19 è entrato in vigore, sotto il silenzio del mainstream media, l’accordo tra UE e Singapore. L’ennesimo trattato tossico dell’era Juncker che si abbina, come di consueto, a un secondo accordo per la ‘protezione degli investimenti’. Brevi note e riflessioni a seguire.

Singapore, l’isola dorata

Singapore è una piccola isola (725 km2, meno di 1/3 della Sardegna), a sud della penisola malese. Ed è soprattutto il primo hub della finanza islamica. Un’isola dorata, al settimo posto nella classifica globale per PIL nominale pro-capite (65.627 US$, a fronte dei 49.334 di Hong Kong, all’undicesimo posto. International Monetary Fund, stime 2019).

Nel Sud-Est asiatico, Singapore è di gran lunga il primo partner commerciale dell’Unione Europea. Esprime invero quasi un terzo degli scambi di beni e servizi tra l’UE e l’ASEAN (Association of Southeast Asian Nations) e circa due terzi degli investimenti tra le due regioni. Agli oltre € 53 miliardi di scambi di merci tra UE e Singapore si aggiungono € 51 miliardi di scambi di servizi.

L’isola dorata è addirittura al primo posto nella classifica degli investimenti europei in Asia, con € 344 miliardi di investimenti bilaterali nel 2017. Oltre 10.000 imprese europee hanno tra l’altro stabilito proprio a Singapore i propri uffici regionali, spesso utilizzati quali presidi per servire l’intera regione del Pacifico.

Singapore – UE, l’accordo sotto traccia

Il Parlamento Europeo aveva già espresso voto favorevole ai due accordi con Singapore, il 13.2.19. Gli Stati membri hanno poi proceduto all’approvazione, l’8.11.19. Ciò comporta:

– entro i cinque anni successivi all’entrata in vigore dell’accordo commerciale, l’abolizione di tutte le tariffe doganali e l’apertura al libero scambio dei servizi (es. banche e assicurazioni, tecnologie, telecomunicazioni),

– a seguito della ratifica dei singoli Stati membri UE, l’attivazione di un sistema giudiziario con giudici indipendenti per risolvere le controversie tra investitori e Stati, secondo lo schema ISDS (Investor-State Dispute Settlement).

Indicazioni geografiche, quali tutele?

La Commissione europea – nel comunicato stampa 8.11.19 – riferisce alla ‘tutela’ di 138 ‘prodotti alimentari e bevande rappresentativi dell’Unione europea, noti come indicazioni geografiche’ (o Geographical Indications, GIs). Omettendo di comunicare che il livello di ‘tutela’ è ridicolo, drasticamente inferiore a quello previsto dal regolamento (UE) n. 1151/12 sulla protezione di DOP e IGP. (2)

L’accordo UE-Singapore si presta a legittimare contraffazioni ed evocazioni ad arte, su prodotti che dall’isola dorata potranno venire distribuiti nell’intero continente asiatico. Le uniche restrizioni previste attengono infatti a:

– ‘l’uso di qualsiasi mezzo, nella designazione o nella presentazione di un bene, che indichi o suggerisca che il bene in questione proviene da un’area geografica diversa dal suo vero luogo di origine in un modo che induca in errore il pubblico in merito all’origine geografica del bene, e

– qualsiasi altro uso che costituisca un atto di concorrenza sleale ai sensi dell’articolo 10 bis (concorrenza sleale) della convenzione di Parigi’. (3)

Addirittura, le blandissime ‘tutele’ di cui sopra vengono meno qualora ‘il titolare del diritto ometta di:

a) rinnovare la registrazione dell’indicazione geografica nel mercato di tale parte; o

b) mantenere un’attività commerciale o un interesse minimi nell’indicazione geografica nel mercato di quella parte, compresa la commercializzazione, la promozione o il monitoraggio del mercato’. (4)

Dumping ambientale

Un trattato economico con un Paese che vanta 103.717 US$ di PIL pro capite a parità di potere d’acquisto, 4 milioni di residenti e 5,7 milioni di cittadini, potrebbe sembrare una manna a chi creda alle bugie della Commissaria europea per il Commercio Cecilia Malmström. (5) La quale infatti pontifica su ‘un commercio equo e fondato su regole. L’accordo andrà a vantaggio dei lavoratori, degli agricoltori e delle imprese di tutte le dimensioni’.

La Commissaria Malström – sempre agli ordini della plutocrazia finanziaria – riferisce anche a ‘clausole rigorose a tutela dei diritti umani e del lavoro e dell’ambiente’. Falso. Al contrario, l’Accordo introduce un preciso limite all’adozione, da parte dell’UE e dei suoi Stati membri, di misure di protezione dell’ambiente concordate in ambiti internazionali come l’Accordo di Parigi contro il cambiamento climatico(!).

‘Nothing in this Agreement shall prevent a Party from adopting or maintaining measures to implement the multi­ lateral environmental agreements to which they are party, provided that such measures are not applied in a manner that would constitute a means of arbitrary or unjustifiable discrimination between the Parties or a disguised restriction on trade.’ (6)

Il dumping ambientale che si prospetta è palese e rischia di falcidiare intere filiere agroalimentari europee, con l’aggravante della caduta dei dazi doganali. L’isola dorata è infatti la testa di ponte della macro regione ove land grabbing, incendi, deforestazioni imperano. Per realizzare olio di palma – che ne rappresenta la prima causa a livello planetario, assieme alla soia OGM – ma anche altre commodities.

I palmocrati però, proprio grazie alla clausola sopra richiamata, potranno citare in giudizio l’UE e gli Stati membri, ad esempio, se mai l’Europa decidesse di contrastare i disastri ecologici in atto nel Sud-Est asiatico. E lo faranno proprio invocando ‘discriminazioni ingiustificate’ nei confronti dell’olio tropicale o altre derrate, come la Malesia ha infatti già minacciato.

Commercio sregolato

Il commercio sregolato è dunque il vero obiettivo dei burattini della finanza che fingono di rappresentare gli interessi pubblici. A Bruxelles come a Strasburgo, ove siedono anche 73 eurodeputati italiani (europalmamentari, in prevalenza). E pure a Roma, ove i trattati tossici vengono sempre approvati senza riserve. A riprova di ciò si richiama la clausola che introduce il capitolo dell’accordo dedicato a Trade (che domina) e Sustainable Development che invece soccombe.

The Parties stress that environmental and labour standards should not be used for protectionist trade purposes’. (7)

Vergogna! #NonNelNostroNome! Proprio ora – nel centenario dall’istituzione dell’International Labor Office (ILO) – affermiamo invece che i diritti dei lavoratori e dei minori costituiscano la premessa inderogabile per alcun tipo di commercio. È altrettanto vergognoso che la Commissione europea continui a stimolare traffici di merci che derivano da deforestazioni, in barba agli impegni assunti a Parigi per contrastare il climate change.

#Buycott! Interrompere la domanda di commodities sanguinarie e incendiarie come l’olio di palma. Se la domanda si ferma, l’offerta cambia. La legge del mercato sembra essere l’unica a valere, nello squallore di questa classe politica. Firma e diffondi la petizione, su https://www.egalite.org/buycott-petizione/

Dario Dongo

Note

(1) I Paesi aderenti all’ASEAN sono Birmania, Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malesia, Singapore, Thailandia e Vietnam

(2) La Commissione Juncker ha già legittimato la contraffazione delle indicazioni geografiche europee, come chi scrive ha denunciato, nei trattati con il Canada (CETA) e il Giappone (JEFTA). Si vedano i precedenti articoli https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/ceta-il-made-in-italy-tradito e https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/jefta-lettera-aperta-ai-consorzi-delle-nostre-dop-e-igp

(3) Accordo UE-Singapore, articolo 10.19.1, su https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:22019A1114(01)&from=EN#page=633

(4) Idem c.s., articolo 10.19.4

(5) Ufficio statistico governativo. Statistics Singapore, stime 2019, su https://www.singstat.gov.sg/modules/infographics/population

(6) Accordo di cui in nota 3, articolo 12.6 (Multilateral Environmental Standards and Agreements)

(7) Idem c.s., Capitolo XII (Trade and Sustainable Development), articolo 12.1 (Context and Objectives)

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