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Umami mediterraneo, un jolly per l’industria alimentare

Umami mediterraneo, un jolly per l’industria alimentare

Mantenere la sapidità riducendo drasticamente il sale. La combinazione ideale, che coniuga sapore e salute, si chiama Umami Mediterraneo. E potrebbe rivelarsi l’ingrediente capace di attenuare il pessimo profilo nutrizionale di snack salati e alimenti ultraprocessati, nocivi anche per l’eccessivo contenuto di sale, concausa di diabete, malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore. È bene ricordare che consumi medi di sale, in Europa, rimangono doppi rispetto alla soglia di sicurezza raccomandata da WHO (World Health Organization, o OMS), pari a 5 grammi al giorno.

Umami, il quinto gusto in versione Med

Umami è definito il quinto gusto percepito dall’uomo, oltre a dolce, salato, amaro e acido. Corrisponde a saporito, sapido. Scoperto dai giapponesi è riconoscibile anche in alcuni alimenti tipici della dieta mediterranea: pomodori, parmigiano reggiano, per esempio.

Mediterranean Umami è proprio la declinazione in versione Med del sapore capace di sostituire il sale mantenendo l’appetibilità dell’alimento. La formulazione commerciale è della israeliana Salt of the Earth, che commercializza sale dal 1922.

Sodio ridotto fino al 45%

L’Umami mediterraneo inserito in ricetta quale sostituto del sale – in rapporto 1:1 – consente di ridurre il sodio fino al 45%. L’azienda ha sviluppato dapprima la versione liquida, poi quella in polvere, più adatta all’industria alimentare.

Gli ingredienti del Mediterranean Umami sono pochi e semplici. Purtroppo, l’elenco non viene comunicato con chiarezza. Lo deduciamo dalla confezione della versione liquida mostrata nel sito aziendale:

– concentrato di pomodoro,

– acqua,

– sale marino,

– funghi,

– estratto di alghe.

Certificato kosher e halal, Mediterranean Umami è adatto a una dieta vegana e non contiene ingredienti artificiali, OGM, glutine, MSG (glutammato monosodico) o estratti di lievito.

Un’occasione preziosa di crescita per l’industria alimentare, le cui ricette squilibrate sono ormai evidenti anche ai consumatori. Almeno nei paesi più virtuosi, ove sono già adottate etichette trasparenti del genere NutriScore.

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