Imballaggi

PFAS, divieto in Danimarca sui MOCA in carta e cartone

I MOCA rimangono la scatola nera della sicurezza alimentare in Europa, in un abisso più che una lacuna nella legislazione di settore. A ricordarlo – ancora una volta – un gruppo di sostanze chimiche tossiche ubiquitarie, i composti perfluorurati, PFAS. Che il regno di Danimarca, nel silenzio di Bruxelles, si accinge a bandire dagli imballaggi alimentari in carta e cartone.

MOCA e sicurezza chimica degli alimenti, la scatola nera nell’abisso

15 anni sono trascorsi, dall’affermazione in Europa dei criteri generali a presidio della sicurezza dei materiali e oggetti a contatto con gli alimenti (MOCA o FCM, Food Contact Materials). (1) Tali criteri sono però tuttora privi di attuazione sui materiali più critici. È un abisso, più che una lacuna, in un sistema giuridico che dovrebbe basarsi sul principio di precauzione e invece tollera l’omertà assoluta sulle sostanze tossiche contenute in oggetti d’uso quotidiano, spesso destinate a migrare nei nostri cibi.

I più comuni materiali utilizzati per realizzare imballaggi alimentari sono dunque privi delle regole che definiscano quali sostanze ammettere e quali vietare, quali fattori di rischio considerare e così via. In due parole, condizioni e divieti, sulla base di apposite valutazioni del rischio. Così – a 15 anni di distanza dalla crisi globale legata a contaminazione di formule per lattanti con inchiostro cancerogeno – gli inchiostri come i collanti e materiali adesivi, oltre ai prodotti a base di carta e numerosi altri materiali in Europa sono ancora privi di regole ad hoc. (2)

Il gigante in catalessi – altresì noto come Commissione Europea – dovrebbe pubblicare entro fine 2019 un ‘rapporto di valutazione’ sulla legislazione in tema di food contact materials e la sua (in)idoneità a garantire la sicurezza chimica degli alimenti. (3) Seguendo lo schema della Later Regulation, anziché Better Regulation, che abbiamo da ultimo denunciato nel caso degli interferenti endocrini.

Gli operatori della filiera – vale a dire i produttori, gli importatori ma anche gli utilizzatori e i distributori, anche tramite ecommerce, di MOCA – non possono comunque in alcun caso sottrarsi alla responsabilità di garantire la loro sicurezza. (4) Ed è perciò tra l’altro che gli Stati membri più attenti alla salute dei loro cittadini hanno deciso di adottare legislazioni nazionali per la sua tutela, senza attendere il gigante in catalessi.

La Francia, ad esempio, ha adottato misure drastiche sul bisfenolo A (interferente endocrino, ancora ammesso in Europa). La Germania ha definito apposite regole per gli adesivi utilizzabili sugli imballi alimentari. Ma è la Danimarca ad avere impresso la svolta più significativa su una categoria di sostanze particolatrmente problematiche e frequentemente utilizzate nei FCM, i composti perfluorurati.

PFAS, le (venefiche) ‘sostanze eterne’

Le sostanze organiche perfluoroalchiliche (PFAS) sono definite ‘forever chemicals’, a causa della loro resistenza estrema alla degradazione nell’ambiente. (7) Si tratta di un gruppo eterogeneo di oltre 4.500 sostanze chimiche artificiali, formate da una catena di atomi di carbonio a lunghezza variabile, ove gli atomi di idrogeno legati al carbonio sono sostituiti da fluoro.

Gli PFAS sono ampiamente utilizzati nei materiali a contatto con gli alimenti, anzitutto per trattare in superficie carta e cartone. Imballi da fast food, ma anche carta da forno. In ragione della loro repellenza all’acqua e ai grassi, dovuta appunto alla presenza di numerosi legami carbonio-fluoro. A ben vedere tuttavia, la carta può essere resa repellente ad acqua e grassi senza bisogno di utilizzare sostanze contenenti fluoro. Ed è su questo aspetto che si concentrano le misure del governo danese.

PFAS nei MOCA in carta e cartone, sicurezza chimica, l’iniziativa danese

L’Amministrazione veterinaria e alimentare danese – parte del ministero dell’Ambiente – ha ‘a lungo sconsigliato’ l’utilizzo di PFAS nei materiali a contatto. Alcuni operatori hanno così gradualmente eliminato tali sostanze dai propri prodotti, su base volontaria. A seguito delle valutazioni espresse dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare il 13.12.18 in merito alla pericolosità di 2 PFAS, il governo danese ha iniziato a lavorare a una proposta di legge poc’anzi definita, la cui entrata in vigore è prevista a luglio 2020. (5)

Non voglio accettare il rischio che le sostanze fluorurate dannose (PFAS) migrino dagli imballaggi verso i nostri alimenti. Queste sostanze rappresentano un problema di salute tale che non possiamo più aspettare l’UE’ (Mogens Jensen, ministro per l’alimentazione, l’agricoltura e la pesca, Regno di Danimarca, 2.9.19. V. nota 6).

L’utilizzo di materiali riciclati a base di carta e cartone sarà ancora consentito in Danimarca, dopo il divieto, a condizione che essi – laddove contengano le sostanze in esame – vengano separati da una barriera in grado di escludere fenomeni di migrazione nel cibo. (7)

PFAS, i rischi e le misure necessarie in Europa e nel mondo

I rischi associati all’esposizione di uomini e animali alle sostanze fluorurate – attraverso la dieta, l’acqua potabile e l’ambiente – è legato al loro accumulo nell’organismo. (8) Recenti studi hanno dimostrato la pericolosità di alcuni PFAS per la salute, poiché capaci di influenzare negativamente la crescita, l’apprendimento e il comportamento in neonati e bambini. Oltre a ridurre la fertilità e interferire con i sistemi endocrino e immunitario, nonché aumentare i livelli di colesterolo.

L’iniziativa della Danimarca è senza dubbio lodevole e tuttavia inadeguata a tutelare la salute pubblica rispetto ai rischi associati all’esposizione ai composti perfluorurati. sono utilizzati in numerose altre applicazioni d’uso corrente. Nella produzione di PTFE (teflon e affini), il rivestimento utilizzato in molte padelle antiaderenti, ad esempio. Oltreché, fin dagli anni ’50, in emulsionanti e tensioattivi presenti nei prodotti per la pulizia, insetticidi, rivestimenti protettivi. Vengono poi impiegati nella produzione di capi d’abbigliamento impermeabili, prodotti per stampanti, pellicole fotografiche, superfici murarie, materiali per la microelettronica. E soprattutto, in schiume antincendio (utilizzate in molteplici contesti, aerei e veicoli a motore ma anche piattaforme petrolifere) e vernici, che rappresentano infatti una delle prime cause di inquinamento ambientale.

L’UNEP (United Nations Environmental Programme) ha avviato le trattative con le rappresentanze di 180 Paesi, a maggio 2019. (9) Con l’obiettivo di raggiungere un accordo sul divieto globale delle sostanze chimiche tossiche cancerogene o comunque gravemente pericolose (es. PFOA, PFAS, PFOS). Le delegazioni governative e la stessa Commissione europea hanno però obiettato, chiedendo deroghe per una decina di settori. Dal tessile al farmaceutico, la microelettronica, le schiume antincendio, etc. Gli obiettivi più aulici – rafforzare tre trattati sulle sostanze pericolose, tra cui la ‘Stockholm Convention on Persistent Organic Pollutants’ – sono così, ancora una volta, tramontati. E Sustainable Development Goals (SDGs) si allontanano.

L’inquinamento ambientale da PFOA, PFAS, PFOS, intanto, prosegue nei cinque continenti. Questi composti sono stati spesso rilevati in concentrazioni, anche significative, in campioni ambientali e organismi viventi, inclusi gli umani. È quanto emerge da centinaia di studi scientifici e monitoraggi compiuti anche da agenzie pubbliche, tra cui l’EPA (Environment Protection Agency, un eufemismo, in USA). Le sostanze ‘eterne’, come vennero definite già dai loro inventori, continuano ad avvelenare il pianeta. Anche l’Italia, come è ben noto, con effetti epidemici in Veneto.

L’alta resistenza di questo gruppo di sostanze ai processi di degradazione termica, biodegradazione, idrolisi, metabolizzazione associata all’altrettanto alta solubilità in acqua ha spinto l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ISPRA, ad avviare un apposito programma di monitoraggio della loro presenza in corpi idrici superficiali e sotterranei. (10) Dalla politica, ça va sans dir, nessun segnale.

Dario Dongo e Luca Foltran

Note

(1) V. reg. CE 1935/04. Le sanzioni in Italia sono state introdotte solo dopo 13 anni (!), mediante d.lgs. 29/2017. Si veda https://www.foodagriculturerequirements.com/archivio-notizie/moca-materiali-e-oggetti-a-contatto-con-gli-alimenti-le-sanzioni-in-italia_1

(2) Si riferisce al caso ITX, pericoloso contaminante migrato dagli inchiostri degli imballi nel latte per neonati prodotto da Nestlé e commercializzato in ogni parte del mondo

(3) V. Food contact materials, roadmap sul sito della Commissione europea

(4) Per approfondimenti sul tema, si richiama il nostro ebook gratuito ‘Sicurezza alimentare, regole cogenti e norme volontarie’, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/libri/sicurezza-alimentare-regole-cogenti-e-norme-volontarie-il-nuovo-libro-di-dario-dongo

(5) EFSA. Risk to human health related to the presence of perfluorooctane sulfonic acid and perfluorooctanoic acid in food. EFSA Journal 2018;16(12):5194. doi: 10.2903/j.efsa.2018.5194, https://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/5194

(6) Cfr. Ministero Alimentazione, Danimarca, comunicato stampa 2.9.19,

(7) NB: in Italia l’uso di carta riciclata è ammesso solo nelle confezioni di alimenti solidi secchi (es. sale, zucchero, riso, pasta secca)

(8) Una serie di studi eseguiti su diverse specie animali indicano il fegato quale principale organo bersaglio

(9) V. Stephanie Nebehay. China seeks loophole as UN nears pact banning toxic chemical – activists. Reuters, 1.5.19,

(10) ISPRA (2019). Indirizzi per la progettazione delle reti di monitoraggio delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nei corpi idrici superficiali e sotterranei. ISBN: 978-88-448-0950-8, http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/indirizzi-perla-progettazione-delle-reti-di-monitoraggio-delle-sostanze-perfluoroalchiliche-pfas-nei-corpi-idrici-superficiali-e-sotterranei

Informazioni sull'autore