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Schiavitù femminile nei campi a Ragusa. Dopo l’inchiesta di The Guardian, le prime condanne

Schiavitù femminile nei campi a Ragusa. Dopo l’inchiesta di The Guardian, le prime condanne

Il caporalato è poca cosa rispetto all’abominio su centinaia, forse migliaia di donne in Sicilia. Attratte con inganno dalla Romania, poi sottoposte a violenze e schiavitù per lavorare nei campi. All’origine dell’inchiesta, il reportage del quotidiano inglese The Guardian. (1)

Dopo gli arresti della Squadra Mobile di Ragusa e le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), il 20.12.19 le condanne da parte del Giudice per l’Udienza Preliminare presso il Tribunale di Catania. (2) Politica assente, silenzio-stampa.

Il processo ai boschetari

Riduzione in schiavitù, tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione – anche a danno di minorenni – e associazione a delinquere sono i reati contestati alla sola banda dei ‘senza tetto’ (boschetari, in rumeno). Un gruppo criminale che arruolava in Romania donne in condizioni di povertà estrema, promettendo loro il sogno italiano che presto si rivelava un incubo senza fine.

Nella provincia di Ragusa, patria dell’ortofrutta sicula, gli aguzzini guidati dal 42enne rumeno Lucian Milea ‘cedevano’ poi le donne ai complici locali. Per lo sfruttamento nei campi, gli abusi sessuali e la prostituzione dietro violenze e minacce. Le vittime venivano segregate in condizioni di isolamento, dopo la sottrazione dei loro documenti di identità.

L’orrore era stato rivelato dal quotidiano britannico The Guardian, che nel 2017 riferiva alla tratta di circa 5mila donne. Sono poi seguite una denuncia, le indagini e le condanne. 20 anni di reclusione al capobanda Lucian Milea, 17 anni e otto mesi e 10 anni, rispettivamente, alle sue complici Monica Iordan e Alice Oprea. (2) Con una modestissima provvisionale, 10 mila euro, a favore delle poche parti sociali costituite (5 delle vittime, l’associazione Proxima e la FLAI-CGIL).

Vergognoso silenzio

La politica e la stampa mainstream, in Italia, sono rimaste indifferenti rispetto a una situazione di gravità senza pari. Lo stitico comunicato Ansa sulla notizia delle condanne è stato ripreso dal Fatto Quotidiano, la stampa locale e alcuni blog. Nulla di più. Come del resto è accaduto il giorno prima, in occasione della più grande operazione contro la Ndrangheta che ha consentito al sostituto procuratore Nicola Gratteri di portare a segno 334 arresti. (2)

Ed è infatti The Guardian, ancora una volta, a rivelare i dettagli dell’inchiesta in esame. Raccogliendo anche le parole di fuoco di Lina Trovato, il sostituto procuratore di Catania che ha guidato le indagini. ‘La cosa che mi ha colpito di più è che queste donne non erano nemmeno consapevoli delle terribili condizioni in cui erano costrette a vivere. È un elemento tipico di questi tipi di crimini. Le persone non sanno nemmeno di avere diritti né si rendono conto di essere vittime di un’ingiustizia’. (3)

Ragusa, i crimini impuniti

Numerose donne avevano riferito a The Guardian, già nel 2017, di venire costrette a fare sesso con i proprietari di aziende agricole e i loro affiliati, dietro minaccia di morte. Di venire costrette a lavorare per turni di 12 ore, al caldo estremo come all’addiaccio, senza neppure una paga minima. Di essere imprigionate, di fatto, in condizioni degradanti.

L’inchiesta di The Guardian ha altresì rivelato un drammatico aumento delle richieste di aborto, in Sicilia, da parte di donne rumene. Le quali rappresentano il 4% della popolazione femminile e tuttavia esprimono il 20% degli aborti registrati nella provincia di Ragusa. Il personale medico ha dichiarato agli autori del reportage di ritenere che le gravidanze indesiderate siano legate a ‘sfruttamento sessuale sistemico’.

Responsabilità assente

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invocato l’assunzione di ‘responsabilità’ da parte di tutti i cittadini italiani, nel suo #discorsodifineanno. Rimane da chiedersi come mai – al di là del vergognoso silenzio della stampa nazionale – non si abbia ancora notizia di indagine nei confronti di alcuno dei circa 5mila imprenditori agricoli che operano in provincia di Ragusa. Sebbene sia chiaro che ad alcuni di essi le schiave della vanga e del sesso fossero destinate.

Si è reciso dunque solo uno dei fili di una fitta rete criminale composta di migliaia – e non di una manciata – di barbari aguzzini. Uno studio scientifico di ricercatrici dell’Università di Palermo illustrava del resto la diffusione di questi abusi nel ragusano già nel 2013-2014. (4) L’omissione delle doverose denunce da parte del personale medico appare a sua volta indicativa del clima mafioso e delle coperture di cui cui tale rete si avvale.

Politica latitante

Il Global Slavery Index 2018 stima in almeno 50mila gli schiavi nel comparto agricolo italiano. Il Relatore speciale all’ONU sulla schiavitù a sua volta ha stimato in 400mila i migranti esposti allo sfruttamento nei campi in Italia, dei quali 100mila costretti a vivere in condizioni disumane. Migranti d’Africa e dell’Europa dell’Est, sans papier e senza diritti, le cui pene sono solo in parte mitigate dagli Enti del Terzo Settore (a loro volta in attesa, da oltre due anni, della riforma promessa).

Al Presidente Sergio Mattarella (siciliano oltretutto), al primo ministro Giuseppe Conte e alla ministra dell’agricoltura Teresa Bellanova (pugliesi entrambi), alla ministra dell’interno Luciana Lamorgese (della vicina Basilicata) chiediamo allora come è possibile che sia la stampa internazionale a informarci sul traffico di schiavi nelle loro regioni? (5)

Competenze e tecnologia non mancano. Si va pure diffondendo l’agricoltura di precisione, ma ci si ostina a tollerare il più atroce dei crimini contro l’essere umano, donne e minori inclusi. La responsabilità latita dunque in primis nei detentori del potere, e del dovere, di ordinare la fine di questo orrore. Fino a quando?

#Égalité!

Dario Dongo

Note

(1) Lorenzo Tondo e Annie Kelly. Raped, beaten, exploited: the 21st-century slavery propping up Sicilian farming. The Guardian, 12.3.17, https://www.theguardian.com/global-development/2017/mar/12/slavery-sicily-farming-raped-beaten-exploited-romanian-women

(2) V. https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/19/ndrangheta-gratteri-fuga-notizie-sapevano-dei-330-arresti-il-mega-blitz-per-smontare-la-calabria-come-i-lego-anticipato-di-24-ore/5626940/https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/19/ndrangheta-mega-operazione-dei-carabinieri-334-arresti-il-video-degli-incontri-tra-gli-affiliati-e-le-violenze-della-cosca/5626708/

(3) Lorenzo Tondo (da Palermo) e Annie Kelly. Romanian man jailed in Italy over human trafficking ring. The Guardian, 30.12.19, https://www.theguardian.com/global-development/2019/dec/30/romanian-man-jailed-in-italy-over-human-trafficking-ring

(4) Letizia Palumbo, Alessandra Sciurba (2015). Vulnerability to Forced Labour and Trafficking: The case of Romanian women in the agricultural sector in Sicily. Anti-Trafficking Review, issue 5, 2015, pp. 89–108. doi: 10.14197/atr.20121556, www.antitraffickingreview.org

(5) Tobias Jones e Ayo Awokoya. Are your tinned tomatoes picked by slave labour? The Guardian, 20.6.19, https://www.theguardian.com/world/2019/jun/20/tomatoes-italy-mafia-migrant-labour-modern-slavery

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