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Rapina delle terre per impianti eolici e fotovoltaici, rivoluzione!

La rapina delle terre per installare impianti eolici e fotovoltaici è una delle più gravi minacce per gli agricoltori e le loro produzioni, con grave impatto sulla nostra sovranità alimentare e la disponibilità di cibo. Oltreché sui paesaggi ameni che caratterizzano il Bel Paese, e la salute pubblica come si vedrà.

Questo fenomeno – come chi scrive ha già denunciato – è una metastasi del ‘Green Deal’, programmata dalle oligarchie finanziarie assieme ai politici di ogni partito e colore. I quali tutti hanno finanziato la ‘transizione energetica’ a tutti i costi (con le nostre tasse e gli oneri aggiunti alle bollette energetiche), nonché legittimato le espropriazioni dei terreni da parte dei colossi, nel falso nome della ‘pubblica utilità’. (1)

La rivoluzione è possibile e va portata avanti in tutte le sedi amministrative e giudiziarie, come già avviene in diverse aree d’Italia, oltreché nelle piazze. Ed è perciò necessario che agricoltori e cittadini maturino consapevolezza sulla gravità della situazione. Un esempio dall’Irpinia, a seguire.

1) Impianti eolici, il business di pochi a danno di tutti

Gli impianti eolici, ancor più di quelli solari, sono un business per pochi colossi. Grandi infrastrutture, grandi costi e grandi promesse alle amministrazioni locali, per ricavare enormi profitti.

Le multinazionali coinvolte includono GE Wind Energy (General Electric Holding, membro della Filiera Italia di Coldiretti presieduta da Paolo De Castro), NextEra Energy Resources e EDP Renewables North America (USA), Suzlon e Inox Wind Ltd (India), Siemens Energy (leader globale nelle turbine offshore) e Nordex (Germania), Vestas (leader globale nelle turbine) e Ørsted (prima al mondo per gli impianti offshore, Danimarca), Greencoat UK Wind, Akuo Energy (Francia), Iberdrola (Spagna).

Dietro le quinte – come sempre e in ogni settore, dall’agricoltura alle armi – si trova la triade della finanza che domina il mondo e le sue politiche. BlackRock, Vanguard, State Street Advisors (2,3). Insieme agli altri gestori di fondi d’investimento, ça va sans dire.

2) Irpinia, la battaglia contro le pale eoliche

Guardia Lombardi, antica roccaforte dei longobardi in Irpinia, provincia di Avellino, è oggi teatro di scontri tra la popolazione locale e i predoni di terre:

  • High Wind S.r.l., una società inattiva con sede a Bolzano, ambisce a espropriare terreni per installare un impianto eolico a soli 700 metri da un nucleo abitato
  • l’area in questione si caratterizza per gli ameni paesaggi rurali e comprende alcuni tratti della via Appia, candidata alla designazione quale patrimonio mondiale UNESCO
  • la comunità locale, grazie al prezioso lavoro di Giuseppe Di Biasi, si oppone allo stravolgimento dei suoi territori. I quali ospitano, tra l’altro, numerose specie di fauna protette.

3) Inquinamento acustico

L’inquinamento acustico generato dagli impianti eolici si aggiunge alla frustrazione per la rapina delle terre e lo sfregio dei paesaggi:

  • le dimensioni delle pale eoliche, la loro velocità di rotazione e il design influenzano direttamente il livello di rumore
  • tale rumore, composto da una complessa combinazione di frequenze udibili e non-udibili, può avere gravi conseguenze sul benessere delle persone
  • l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda un limite massimo di 45 dB Lden (livello giorno-sera-notte) per il rumore delle turbine eoliche. (4)

4) Minacce ambientali

Gli ecosistemi sono a loro volta destinati a subire alterazioni irreparabili a causa delle gigantesche pale eoliche che intralciano, oltretutto, i flussi migratori degli uccelli. Senza che alcuno si sia premurato di approfondire gli effetti del rumore su salute e benessere umano e animale.

Rimane poi da chiedersi che ne sarà di pannelli solari e pale eoliche, dopo che gli impianti eolici e fotovoltaici avranno esaurito i loro cicli produttivi. I colossi energetici a ben vedere non si espongono in via diretta, ma operano attraverso microimprese prive di garanzie.

Il rischio è che tali microimprese – dopo aver raccolto generosi finanziamenti pubblici e venduto la ‘loro’ energia a caro prezzo, trasferendo lauti profitti agli investitori privati – falliranno quando si tratterà di smaltire i materiali. Le amministrazioni locali e gli agricoltori si troveranno così ‘cornuti e mazziati’.

5) Impianti eolici, alcuni dubbi

Wade Allison – professore emerito di matematica e fisica all’Università di Oxford e ricercatore del CERN, nonché segretario onorario di ‘Supporters of Nuclear Energy’ (SONE) – ha pubblicato un saggio sulla inadeguatezza degli impianti eolici.

La produzione di energia elettrica in misura pari a quella fornita dalla centrale nucleare di Hinkley Point C (UK), secondo i calcoli del ricercatore, richiederebbe l’installazione di 5,5 milioni di metri quadrati di pale eoliche, con conseguenze drammatiche per gli ecosistemi

  • non esistono tecnologie idonee a produrre le batterie di accumulo richieste per stoccare l’energia degli impianti eolici offshore (cioè in mare, al largo delle coste, gli unici possibili per non deturpare gli ecosistemi terrestri e i paesaggi, a discapito dell’agricoltura). (5)

Gli impianti eolici offshore d’altra parte, secondo un altro gruppo di pensiero (Ember), avrebbero immesso in rete ‘in media’ il 39,4% dell’elettricità totale nel primo trimestre del 2024. Grazie a giga-impianti come il parco Seagreen (1,1 GW) e l’avvio di quello a Dogger Bank (3,6 GW). (6)

6) Stop al consumo di suolo!

Assorurale – membro italiano del Coordinamento Europeo de La Via Campesina (ECDC) ha partecipato oggi al corteo organizzato a Venaria (Torino) contro il #G7 dell’energia. ‘Mentre i ministri dei paesi più ricchi e industrializzati si ritrovano a decidere sulle nostre vite, abbiamo fatto sentire la nostra voce e le nostre istanze con una grande manifestazione popolare!

Il consumo di suolo deve venire arrestato subito e senza deroghe, con divieto di installare pannelli solari su aree non impermeabilizzate (cioè coperte da asfalto o cemento) e turbine eoliche sulla terraferma. Solo al largo delle coste, a distanza tale da non alterare i paesaggi marini.

Stop alla rapina delle terre! è una priorità di chi scrive, da sempre in prima linea per i diritti degli agricoltori e contadini di ogni parte del pianeta, e dei cittadini. Ed è parte del programma in vista delle elezioni europee a tenersi l’8-9 giugno in Italia, ove sono candidato nel collegio Nord-Est.

#PaceTerraDignità, #VanghePulite

Dario Dongo

Note

(1) Dario Dongo. Rapina delle terre, ‘parchi agrisolari’ e pale eoliche. GIFT (Great Italian Food Trade). 3.4.24

(2) Dario Dongo. I tentacoli della finanza sulla sovranità alimentare e il nostro cibo. GIFT (Great Italian Food Trade). 31.3.24

(3) Dario Dongo. I signori della guerra alle elezioni europee. Égalité. 2.4.24

(4) Radun, J., Maula, H., Saarinen, P., Keränen, J., Alakoivu, R., & Hongisto, V. (2022). Health effects of wind turbine noise and road traffic noise on people living near wind turbines. Renewable and Sustainable Energy Reviews, 157, 112040. https://doi.org/10.1016/j.rser.2021.112040

(5) Wade Allison (2023). The inadequacy of wind power. Note 40, The Global Warming Foundation. https://tinyurl.com/mry6txww

(6) Gavin Maguire. Wind overtakes fossil fuels for UK electricity generation. Reuters. 23.4.24 https://tinyurl.com/yc5z5tr9

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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

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