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Rapina delle terre e deforestazioni, olio di palma e soia OGM. #Buycott!

Rapina delle terre e deforestazioni, olio di palma e soia OGM. #Buycott!

Olio di palma  e  soia  (OGM) del Sud-America, estate 2019. La più calda che si sia mai registrata, ammonisce il segretario generale dell’ONU, Antonio Gutierrez, l’1.8.19. La ‘emergenza climatica’ va affrontata mediante drastica riduzione dei gas-serra, -45% entro il 2030.

Bisogna arrestare  le  deforestazioni  e le rapine delle terre che le precedono. Come? Interrompendo il consumo di tutte le merci che ne costituiscono causa primaria. Olio di palma, anzitutto. Ma anche la soia, che rapina l’Amazzonia e tuttora nutre la zootecnia europea.  #Buycott!

Land grabbing, la  rapina delle terre

Il  land grabbing  è definito come ‘l’accaparramento di terra su larga scala, acquisizioni o concessioni che avvengono:

(i) in violazione dei diritti umani, in particolare del diritto all’eguaglianza delle donne,

(ii) senza essere fondati sul consenso libero, preventivo, informato delle comunità che utilizzano quella terra,

(iii) senza essere basati su una attenta valutazione sociale, economica, ambientale, e condotta in base a criteri di genere,

(iv) senza essere basati su contratti trasparenti che specificano accordi chiari e vincolanti sulle attività, sui posti di lavoro, e sulla ricaduta dei benefici,

(v) senza essere basati su una effettiva pianificazione condotta in modo democratico, con una supervisione imparziale, e un approccio partecipativo’. (1)

Crimini internazionali contro l’umanità  vengono perpetrati sistematicamente in nome di investimenti su enormi distese di terra, talora sostenuti da istituzioni finanziarie pubbliche e fondi d’investimento, come la  World Bank  e la ‘Management Company’ dell’Università di Harvard  tra tante.

Minacce e violenze, stupri e omicidi, incendi e attacchi chimici servono a scacciare le popolazioni indigene e contadine che per generazioni e/o tradizioni ancestrali hanno basato il proprio sostentamento sull’interazione con gli ecosistemi locali. Le rapine di terre vengono realizzate con la connivenza dei politici e amministratori locali, in Paesi ove il governo delle risorse pubbliche viene sistematicamente piegato agli interessi privati.

Deforestazioni e monocolture intensive

La rapina delle terre  è funzionale alla deforestazione dei polmoni verdi del pianeta. I quali – grazie alla sovrabbondanza di risorse naturali incontaminate e ai microclimi favorevoli, oltre ai costi insignificanti – costituiscono aree ideali per l’impianto di monocolture intensive. Palma da olio  e soia OGM contendono il primato di  land grabbing  ed ecocidi. Con emissioni di gas-serra destinate a protrarsi 7-8 decenni dopo gli incendi, secondo i rapporti di Commissione europea  ed  Environment Protection Agency  (EPA, USA).

L’abuso di pesticidi  – con grave impatto sulle comunità locali  e i bambini, oltreché sull’ambiente – è un tassello di questo sistema perverso e insostenibile. Erbicidi e pesticidi ad ampio spettro sono invero usati, senza regole né protezioni, per salvaguardare le monocolture rispetto alla naturale vitalità degli ecosistemi.

La schiavitù anche minorile  completa il quadro degli abomini posti in essere dai colossi globali della finanza agroindustriale per garantire la redditività dei lucrosi investimenti. Con attenzione a terziarizzare gli sfruttamenti più ignobili, mediante partnership e accordi di fornitura che li allontanano, sulla carta almeno, dai tagliagole e trafficanti di schiavi. In queste filiere, come in quella del cacao, della palma da carnauba  e varie altre.

Olio di palma e soia OGM in Sud-America, i campioni della crisi socio-ecologica

Le monocolture di palma  da olio continuano a espandersi in Asia, Africa, Centro e Sud-America. Indonesia  e Malesia  mantengono la  leadership. A seguire, Thailandia e Colombia. Le brame dei palmocrati si estendono verso il Borneo, Nuova Guinea  e Filippine.

Il Brasile  post-Wilma (Rousseff,  Partido Democrático Trabalhista, PDT), nelle mani del l’estrema destra, si è altresì rivelato terreno fertile ove rapinare terre e deforestare l’Amazzonia. Un patrimonio ambientale inestimabile, con suoli relativamente acidi e clima tipicamente umido. Le condizioni ideali per la coltivazione intensiva di palma da olio. (2) Utili anche per la soia, la cui richiesta pare inarrestabile nell’era del  Soyalism.

Nel 2017, il presidente Temer – che si ricorda per il coinvolgimento del governo nell’immane scandalo di  Carne Fraca – ha concesso un condono tombale alle rapine di foresta amazzonica. Ogni sedicente occupatore ha potuto così acquistare fino a 2.500 ettari di terre, a costi ridotti del 90% rispetto a quotazioni già inferiori ai valori di mercato. Per poi cederli ai grandi possidenti, coltivatori e allevatori di bestiame. I quali in cambio, con le loro  lobby, hanno indotto il Congresso a risparmiare Temer – allora sotto inchiesta per corruzione – dal doveroso  impeachment. (3)

Jair Bolsonaro, presidente del Brasile dall’1.1.19, ha stimolato l’accelerazione del disastro. In pochi mesi, secondo stime prudenziali, sono stati devastati almeno 133 mila ettari di foresta (+39% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Pari al 44% della superficie dell’Italia (301 mila ha), poco più dell’intera della Grecia (132). Per liberare rapidamente spazio alle coltivazioni intensive – soia OGM, olio di palma e mais geneticamente modificato (4) – prima che la comunità internazionale possa reagire.

L’Europa pilotata  dalle oligarchie finanziarie tramite Jean-Claude Juncker, anziché reagire al disastro in corso, ha accelerato e concluso i negoziati per il più ampio trattato tossico mai realizzato, con i Paesi del Mercosur. Un patto di sangue con il neoeletto presidente brasiliano di estrema destra, che già durante la campagna elettorale aveva dichiarato pubblicamente come le vaste aree protette rappresentassero un ostacolo per la crescita economica del Paese. E aveva infatti rifiutato di ospitare la conferenza mondiale sul clima, che nel 2020 si sarebbe dovuta tenere proprio in Brasile.

Filiere insostenibili, ora #Basta!

La politica tele-guidata  dalle plutocrazie finanziarie non è evidentemente capace a promuovere il bene comune. Al punto da continuare a negoziare e concludere accordi con Paesi – come il Brasile e l’Indonesia  – ove i diritti umani fondamentali e l’ecosistema vengono profanati in via sistematica. Allontanando sempre più il pianeta dai  Sustainable Development Goals  (SDGs)  fissati in Agenda  ONU  2030.

Big Food  a sua volta continua a seguire politiche di approvvigionamento, produzione e commercio manifestamente insostenibili, dietro la chimera di manuali di  greenwashing  che presentano gravi lacune proprio sui punti critici:

sovranità alimentare e investimenti responsabili su terre, foreste e bacini idrici, (5) oltreché sulle filiere agroalimentari stesse, (6)

diritti dei contadini  e delle comunità rurali,

– rispetto dei lavoratori  (sicurezza e condizioni lavorative, equa remunerazione, diritti sindacali, lavoro minorile),

tutela dell’ambiente e biodiversità,

– crisi ecologica, obesità e malnutrizione  (Global Syndemic),  lotta agli sprechi alimentari.

Olio di palma e soia OGM, #Buycott!

#Buycott! è la sola risposta  in grado di  arginare il  business as usual, il  Profit Over People  (POP)  che sta trascinando il pianeta e chi lo abita verso una realtà distopica già manifesta. Diciamo quindi #Basta! all’olio di palma e alla soia OGM, interrompiamo una volta per tutte la domanda di queste  commodities  di sterminio, in ogni loro applicazione industriale. #Basta! al loro impiego in cibi, mangimi, cosmetici, lubrificanti e ‘biocombustibili’, prodotti per la casa eccetera eccetera.

La pressione dal basso  funziona e deve coinvolgere anzitutto i più giovani, nelle cui mani si affida il futuro come pure il presente. (7)  People, Planet, Prosperity  è proprio quanto chiedono i  Millennials, filiere eque  e sostenibili per tutti e ovunque!

Bisogna interrompere la domanda  delle merci che derivano da filiere incompatibili con i principi a base della nostra civiltà. Solo così si potrà interrompere questo circolo vizioso di sfruttamento globale degli esseri umani e devastazione degli ecosistemi, api  incluse. Costringendo ‘quelli che girano le rotelle del mondo’ a cambiare strada e inserire la parola Rispetto al centro delle loro strategie. Ricordando che i consumAttori sono i veri padroni del mercato, quella leva indipendente che può imporre dal basso la svolta nell’offerta. Basterà interrompere gli acquisti, e così le rotazioni dei prodotti a scaffale, per abbreviare i tempi. Come è già avvenuto, grazie allo stimolo di chi scrive, per l’olio di palma.

Come fare?  Stop agli acquisti di (quei pochi) prodotti che ancora contengano olio di palma, per iniziare. E via a una campagna di sensibilizzazione di tutte le imprese che utilizzano soia OGM e suoi derivati. Chiediamo subito di rivedere le proprie politiche di approvvigionamento e definire programmi di eliminazione della soia geneticamente modificata, a partire da quella sudamericana, entro tempi coerenti alla continuità dei processi. Privilegiando fin da subito gli acquisti di prodotti da filiere  OGM Free. ‘Senza OGM’, neppure nei mangimi con cui vengono nutriti gli animali da cui derivano le carni, uova e latticini  Made in Italy.

L’iniziativa viene promossa  in data odierna da GIFT (Great Italian Food Trade) insieme a #Égalité Onlus. (8) In attesa della più ampia partecipazione della società civile, anche attraverso le associazioni e organizzazioni che rappresentano i valori condivisi. L’unione, oggi più che mai, può fare la forza. #NotInOurNames, #NonNelNostroNome, #CambiaLaTerra, #SaveTheBees, #FightInequality!

#Buycott!

Dario Dongo

Note
(1) Definizione adottata da  International Land Coalition  (ILC), all’assemblea 26.5.11 a Tirana. V. Oxfam. (2011).  La nuova corsa all’oro, Lo scandalo dell’accaparramento delle terre nel Sud del Mondowww.oxfamitalia.org/coltiva, 22.7.11, pag. 7
(2) Leidivan A. Frazão et al. (2012).  Soil carbon stocks and changes after oil palm introduction in the Brazilian Amazon. CGB Bioenergy, Volume 5, Issue 4,  https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/j.1757-1707.2012.01196.x
(3)  http://www.rinnovabili.it/ambiente/presidente-brasile-legalizza-land-grabbing-333/
(4)  https://www.nytimes.com/2019/07/28/world/americas/brazil-deforestation-amazon-bolsonaro.html?fbclid=IwAR1Sh5jvc_23sE3mSKTxiV04LTONp76eV52s8ytFK_i4m8dbtlToTMknhnU
(5) FAO,  Committee on World Food Security  (CFS),  The Voluntary Guidelines on the Tenure of Land Fisheries and Forests, 9.3.12, su  http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/nr/land_tenure/pdf/VG_en_Final_March_2012.pdf
(6) FAO,  Committee on World Food Security  (CFS),  Principles for Responsible Investment in Agriculture and Food Systems,  15.10.14,  http://www.fao.org/3/a-au866e.pdf
(7) ONU, ‘The World in 2050’,  TWI2050. V.  https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/il-mondo-nel-2050-trasformazioni-necessarie
(8) V. https://www.egalite.org/brasile-cataclisma-pesticidi-buycott-soia-ogm-e-palma/

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