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Peste suina africana, la soluzione indispensabile

La peste suina africana sta mettendo in crisi l’intera filiera suinicola italiana – con divieto all’export dei prosciutti e salumi, DOP e non, in un crescente numero di Paesi – a causa della gestione tardiva e sbagliata della emergenza in questione.

Chi scrive (Dongo) aveva già proposto al ministero della Salute e alle associazioni di categoria, a inizio 2022, un cambio di strategia volto ad assicurare la sicurezza delle carni e prodotti derivati da filiere bioprotette. Ed è ora necessario e urgente mettere in pratica questa strategia, peraltro in linea con gli orientamenti espressi dall’organizzazione mondiale per la salute animale (WOAH, ex OIE).

La gestione di questa malattia veterinaria – che non ha impatto sulla sicurezza alimentare, ma uccide il 95% circa dei suini (di allevamento e selvatici) – richiede l’adozione di misure strutturali e procedure idonee a prevenire l’ingresso di animali e materiali contaminati negli allevamenti, i macelli e gli impianti di trasformazione. Così da contenere ed escludere la possibile diffusione dell’agente virale nella filiera produttiva, from stable to table, e certificare i prodotti come sicuri.

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PESTE SUINA AFRICANA

World Organization for Animal Health (WOAH) ha sviluppato apposite linee guida per la ‘compartimentazione’, vale a dire appunto una strategia di prevenzione e gestione della peste suina africana, a livello specifico di stabilimento e a macro-livello nei contesti regionali/nazionali, attraverso la cooperazione di tutte le parti interessante rilevanti. (1)

1) Peste suina africana, un problema irrisolto

La peste suina africana (PSA o ASF, African Swine Fever) è una malattia causata da un agente virale, che sta causando numerosi problemi per la tutela della salute dei suini allevati e selvatici (per via della letalità e l’assenza di vaccini adeguati), e per la salvaguardia delle produzioni alimentari ottenute da essi (es. carni, salumi). (2)

La gravità della PSA, insieme alla sua ampia diffusione a livello europeo (Italia inclusa) e mondiale, ha portato all’adozione di misure restrittive da parte delle nazioni interessate. La Commissione europea ha inizialmente adottato una decisione di esecuzione per adottare misure di restrizione in Italia, successivamente implementate nel Reg. di esecuzione (UE) 2023/594 (3,4), che definisce le zone di restrizione (I, II, III) in Italia (e in altri Stati membri) sulla base del principio di regionalizzazione (i.e. attuazione delle misure di restrizione alle sole zone d’interesse).

La compartimentazione, attraverso la creazione di filiere bioprotette, è considerata dalla World Organisation for Animal Health (WOAH, o OIE) una strategia più efficace (che può comunque essere complementata dalla regionalizzazione (zoning)), in grado di gestire più adeguatamente le misure di biosicurezza per la prevenzione e l’eventuale mitigazione della PSA risultando, al tempo stesso, il metodo più efficace per garantire la continuità delle produzioni alimentari e gli scambi commerciali, a beneficio della food security.

2) Parti interessate per la compartimentazione

La compartimentazione richiede una collaborazione attiva tra il settore privato, il settore pubblico e le parti terze interessate, preferibilmente attraverso partnerships pubblico-privato, in modo da attuare il sistema a livello locale (i.e. stabilimento) sulla base dello status della PSA a livello regionale/nazionale, e intervenire in modo preciso e puntuale per adottare le misure di biosicurezza funzionali a mantenere il livello di rischio a una soglia accettabile.

2.1) Industria suinicola

Gli operatori del compartimento dello stabilimento suinicolo sono la figura principale per l’attuazione della compartimentazione. Devono disporre di risorse sufficienti (e.g. economiche, personale) per attuare le misure di biosicurezza all’interno del compartimento, e intervenire in caso di modifiche interne o esterne, relative alla diffusione della PSA.

La cooperazione con le autorità veterinarie è imprescindibile per l’attuazione delle misure nel compartimento, e possono, inoltre, svolgere attività di supporto per la definizione di programmi nazionali di compartimentazione per la PSA.

2.2) Autorità veterinarie

Le autorità veterinarie sono responsabili per la definizione di un piano regolatorio per l’attuazione delle misure di compartimentazione, insieme alle risorse finanziarie e umane, e aspetti di natura organizzativa. Tali aspetti, una volta definiti, devono essere adeguatamente documentati, per la consultazione da parte dei soggetti interessati (es. autorità veterinarie del paese d’importazione).

Il ruolo si differenzia, se le autorità veterinarie sono parte del paese d’esportazione o di importazione degli animali o dei prodotti di origine animale da essi derivati. Nel caso dell’export, l’attività principale è comunicare in modo adeguato e trasparente tutte le informazioni e le documentazioni necessarie a permettere alle autorità del paese d’import di valutare adeguatamente che il compartimento di riferimento sia effettivamente ASF-free.

2.3) Parti terze

Le terze parti comprendono le figure professionali (autonome o dipendenti) diverse dagli operatori di compartimento e autorità veterinarie, che possono contribuire allo sviluppo, mantenimento e integrità del compartimento stesso.

Tali figure possono fornire prodotti o servizi al compartimento, e possono includere, a titolo di esempio, veterinari privati, epidemiologi, auditors, compagnie farmaceutiche e servizi di altra natura.

4) Compartimentazione e regionalizzazione

La compartimentazione prevede il contenimento di una subpopolazione animale (es. suini) in uno o più stabilimenti, con uno stato specifico di salute e mantenuta con un sistema comune di gestione della biosicurezza, che ne permette la separazione da altre popolazioni animali. Essa può essere attuata in sostituzione o in complementarità alla regionalizzazione, sulla base della situazione epidemiologica del Paese o zona di riferimento.

3.1) Similitudini

La compartimentazione e la regionalizzazione presentano similitudini per conseguire il medesimo obiettivo, ossia stabilire e mantenere una subpopolazione nel territorio di riferimento, per la prevenzione e il controllo della malattia (i.e. PSA) e permettere il prosieguo degli scambi commerciali, ivi inclusi quelli nazionali.

Il confronto tra i due sistemi permette di identificare ulteriori similitudini:

– per un’attuazione efficace, è necessario prendere in considerazione tutti i fattori epidemiologici e i pathways di rischio;

– le considerazioni spaziali e la gestione della biosicurezza sono importanti per il mantenimento dello stato di salute della subpopolazione animale;

– il riconoscimento dei partner commerciali delle misure adottate, e della loro efficacia, è necessario per facilitare il commercio internazionale.

3.2) Differenze

La compartimentazione presenta, tuttavia, delle differenze rilevanti e di impatto, a confronto con la regionalizzazione, che permettono di superare taluni limiti che l’ultima misura potrebbe presentare nella sua attuazione.

Le differenze principali sono:

– gestione comune e adozione di pratiche di allevamento relative alla biosicurezza, invece di utilizzare i limiti geografici come misura di riferimento;

– mantenimento dello stato di salute grazie all’applicazione e verifica dell’integrità dell’intero sistema di gestione comune della biosicurezza nel compartimento, incluso il sistema di sorveglianza per una identificazione precoce, contrarie alle misure di ampio raggio adottate nell’intera zona;

– adozione nel cd. periodo di peacetime (i.e. assenza di focolaio) in zone o paesi PSA-free, invece di essere una misura di risposta a epidemie della malattia;

– lo sviluppo e la gestione, con i relativi costi, sono di competenza del settore privato, con la supervisione dell’autorità veterinaria, al posto di attribuire a quest’ultima l’intero onere delle misure attuative.

3.3) Pro e contro

La compartimentazione evita che lo stato di salute della subpopolazione animale sia influenzata da cambiamenti e infezioni di altre subpopolazioni nel Paese o area di riferimento, grazie anche alla separazione efficiente da animali in stato di salute non noto, senza tenere conto di specifici limiti geografici. Questo, inoltre, permette di non interrompere gli scambi commerciali nazionali e internazionali.

I benefici del compartimento, tuttavia, sono risentiti solo dalla subpopolazione in essa residente e dall’operatore di riferimento, che deve sopportare ingenti investimenti economici e di personale per l’attuazione, gestione e mantenimento della compartimentazione. E se il compartimento viene infetto, lo status di PSA free viene perso, necessitando di una riapprovazione previa ricognizione dell’adozione di misure volte all’eradicazione della malattia al suo interno.

4) Principi della compartimentazione

4.1) Compartimentazione nella gestione della PSA

Un compartimento presenta il prerequisito di essere PSA-free, che richiede la definizione dello stato di salute della subpopolazione residente. Pertanto, i suini devono essere tutti identificabili e tracciabili, così come i ruoli, le funzioni e i prodotti/servizi, anche di terza parte, relativi al compartimento stesso.

L’obiettivo ultimo è una completa separazione epidemiologica della subpopolazione animale del compartimento da altre subpopolazioni presenti esternamente, così da prevenire l’ingresso della PSA. Un piano di biosicurezza serve a dimostrare e attuare le misure necessarie per conseguire tale obiettivo, e facilitare la resilienza in caso di un ipotetico ingresso del virus, che potrebbe avvenire (anche) a causa di suini selvaggi infetti nel paese o zona di riferimento.

L’attuazione della compartimentazione è facilitata dall’applicazione delle pertinenti disposizioni delle linee guida e dei codici dell’OIE, tra cui in primis risulta esserci il Terrestrial Code, che contiene riferimenti dedicati alla compartimentazione e alla regionalizzazione (capitoli 4.4 e 4.5), e il Terrestrial Manual per la diagnosi della malattia. (5,6)

4.2) Definizione di un compartimento ASF-free

Un compartimento ASF-free deve sempre fare riferimento a una subpopolazione, e tutte le unità o subunità che operano fino all’uscita dei suini o prodotti dal compartimento (e.g. macelli, impianti di sezionamento) devono essere considerare come loro parte.

Il compartimento dovrebbe preferibilmente essere dedicato a ricevere e inviare solo prodotti PSA-free, o attuare misure di biosicurezza efficienti e funzionali al mantenimento dello stato di salute degli animali, come l’adozione di un sistema di tracciabilità che supporti la segregazione di animali potenzialmente infetti e dei relativi prodotti (nonché di mangimi, medicinali e altri prodotti annessi e connessi nel compartimento), e il controllo del sistema di trasporto degli animali tra le unità o subunità del compartimento.

La conoscenza della filiera suinicola, e ancora meglio dell’intera filiera comprensiva del settore mangimistico, di allevamento, sanitario, e di trasformazione, può facilitare l’attuazione di una valutazione del rischio per adottare misure preventive e di mitigazione della PSA nel compartimento.

4.3) Separazione del compartimento da potenziali sorgenti della PSA

La valutazione del rischio (risk assessment) è il primo step fondamentale per l’attuazione di misure funzionali a evitare, o limitare, l’ingresso della PSA nel compartimento. Essa si divide principalmente nella valutazione d’ingresso, dell’esposizione, e delle conseguenze, e insieme permettono lo sviluppo di un sistema di gestione della biosicurezza e di sorveglianza della PSA. I sistemi devono essere concordati e approvati dalle parti interessate (es. autorità veterinarie, partner commerciali), previa dimostrazione di un ‘appropriato livello di protezione’.

La gestione del rischio (risk management) contempla l’attuazione effettiva delle misure nel compartimento o in alcune (sub)unità, che devono comprendere almeno la segregazione, pulizia e disinfezione (es. usando il piano HACCP), e misure specifiche in caso di potenziali fallimenti delle misure attuate. Le autorità veterinarie sono fondamentali per approvare tali misure, che devono divenire procedure operative standard (SOP), da inserire adeguatamente nei piani di formazione del personale, e da sottoporre ad adeguati audit periodici interni ed esterni.

Un sistema di sorveglianza interno ed esterno al compartimento, da definire con un apposito piano, serve a valutare il mantenimento del livello di accettabilità prefissato, tenendo conto anche della situazione epidemiologica nel paese o zona di riferimento. I casi sospetti (da definire) devono essere verificati attraverso sistemi diagnostici, che dovrebbero rapidamente verificare lo status di ASF-free o un potenziale focolaio nel compartimento, contenuto a livelli gestibili o oltre i limiti previsti.

5) Attuazione della compartimentazione

5.1) Richiesta di attuazione del compartimento da un operatore industriale

L’operatore deve sottomettere una proposta di compartimento, comprensiva della documentazione di supporto (e.g. manuale operativo), che descrive le componenti e gli aspetti principali a dimostrare l’attuazione di una risk assessment e di pratiche di risk management (e.g. misure di biosicurezza, tracciabilità, sistema di sorveglianza).

La proposta deve essere in linea con il programma nazionale di compartimentazione per la PSA, e le misure proposte dall’operatore devono essere verificate documentalmente e in loco con apposito audit da parte delle autorità veterinarie o altri auditor indipendenti soggetti ad accreditamento.

I compartimenti approvati come ASF-free dovrebbero essere pubblicati, insieme alle relative informazioni, sui principali siti delle autorità, in modo da facilitare gli scambi commerciali e l’acquisizione di informazioni da parte delle autorità dei paesi d’import (meglio se volontariamente inviati dalle autorità del paese d’export), e degli stessi partner commerciali, assicurando anche che siano adottate misure di contenimento efficaci della PSA.

5.2) Mantenimento del compartimento

Il mantenimento di un compartimento richiede l’attuazione effettiva delle misure contenute nel sistema di gestione di biosicurezza, e una collaborazione attiva con le autorità veterinarie, che si occuperanno di svolgere gli audit periodici, ma che devono essere effettuati anche internamente, per valutare che il sistema di gestione sia ancora efficace, o se siano necessarie azioni correttive o modifiche sulla base della situazione presente esternamente al compartimento. Tutte le misure devono essere conservate in forma documentale.

Il personale deve essere continuamente e adeguatamente addestrato e informato delle novità introdotte nel sistema di gestione e nelle SOP (anch’esse da sottoporre ad audit), essendo partecipi nella definizione delle conformità/non conformità risultanti dall’esecuzione degli audit in sito, e di attuare le misure correttive nei tempi previsti per evitare la perdita dello stato di ASF-free, in caso di non conformità maggiori.

5.4) Cambiamenti dello stato della PSA

Lo scopo principale della compartimentazione è quello di evitare interruzioni negli scambi commerciali di suini e relativi prodotti, anche in seguito a epidemie di PSA sviluppatesi esternamente al compartimento, preservando uno stato di salute ottimale degli animali con l’attuazione del sistema di gestione di biosicurezza adeguato al contesto. In questo caso, la cooperazione con le autorità veterinarie dei paesi d’export e di import è fondamentale per verificare e dimostrare lo stato di ASF-free nel compartimento.

Un sospetto di PSA all’interno del compartimento, invece, dovrebbe portare a una sospensione immediata dello stato di ASF-free, e a una revoca della certificazione in caso di accertamento della presenza del virus. Tutti gli animali e i prodotti provenienti dai compartimenti devono essere bloccati e richiamati, in caso di spedizioni già avvenute, informando prontamente i partner commerciali e le autorità veterinarie dei paesi d’import.

La riacquisizione dello stato di ASF-free può essere conseguita solo dopo che nel compartimento sono adottate tutte le misure necessarie a tal fine, e le autorità veterinarie sono in grado di dimostrarne l’efficacia. Solo dopo tali azioni, è possibile ripristinare gli scambi commerciali, e a patto che i partner accettino il compartimento soggetto a riapprovazione.

6) Casi di successo della compartimentazione

La compartimentazione è stata adottata in passato, ed è ad oggi attuata da diverse nazioni, per il contenimento di diverse malattie prettamente di origine virale. Essa può essere adottata a livello volontario da parte degli operatori privati, ed essere supportata o meno da riferimenti normativi adeguati a conseguire gli obiettivi prefissati.

Il Sudafrica è il Paese esempio di riferimento per l’efficacia della compartimentazione nella prevenzione della PSA, ma anche per altre malattie virali come la peste suina classica (PSC), l’afta epizootica (foot and mouth disease, FMD) e la sindrome riproduttiva e respiratoria suina (PRRS).

Altri esempi, anche non relativi ai suini, si possono trovare in altri Stati:

– Cile: PSA, PSC, FMD e la malattia di Aujeszky nei suini, per garantire elevanti standard nei sistemi di gestione di salute degli animali, e garantire la continuità degli export anche in caso di ingresso di malattie infettive esotiche;

– Regno Unito: malattia di Newcastle (ND) e influenza aviaria (AI), nel settore avicolo. La Nuova Zelanda ha legalmente riconosciuto nel 2014, lo schema di compartimentazione adottato dal Regno Unito per l’industria avicola;

– Canada: diverse malattie che colpiscono i salmoni, quali l’anemia infettiva del salmone (ISA), setticemia virale emorragica (SEV), necrosi ematopoietica infettiva (IHV), necrosi pancreatica infettiva (IPN), e l’alfavirus dei salmonidi (SAV).

– Brasile: ND e AI, per garantire la continuità degli scambi commerciali in caso di crisi;

– Thailandia: AI, per evitare crolli dell’export di carne di pollo.

7) Conclusioni provvisorie

La PSA è una malattia che sta minacciando seriamente il comparto suinicolo, in termini di sicurezza economica per gli operatori di settore, e di sicurezza alimentare per i consumatori. La compartimentazione si è rivelata una misura molto efficace per gestire in modo più adeguato e mirato la diffusione della malattia, garantendo continuità produttive e commerciali a beneficio di tutti.

A livello europeo, l’adozione della sola regionalizzazione, in direzione opposta dalle linee guida dell’OIE (già adottate dal 2021), non si sta rivelando propriamente efficace nella lotta alla PSA, tanto da dover adottare orientamenti dedicati (7), nei quali è possibile capire come sia ancora necessario effettuare sensibilizzazione sul tema, tramite i messaggi chiave forniti per campagne di comunicazione dedicate.

L’adozione della compartimentazione (anche insieme alla regionalizzazione) rappresenta sicuramente uno step successivo di fondamentale importanza e contributo, necessario per garantire mezzi più efficienti per gli allevatori, salvaguardando le loro attività d’impresa, e assicurando ai consumatori prodotti sicuri, anche per quanto concerne altre malattie.

Conclusioni

Il programma di Dario Dongo, candidato alle europee per il Nord-Est con il movimento ‘Pace, Terra, Dignità’, comprende l’avvio in sede di negoziati in sede UE e WOAH per definire le procedure di compartimentazione e così mettere definitivamente le produzioni suinicole Made in Italy al riparo da ulteriori restrizioni alla produzione e al commercio.

Dario Dongo e Andrea Adelmo Della Penna

Note

(1) Pfeiffer D.U. et al. (2021) Compartmentalisation Guidelines – African Swine Fever. World Organisation for Animal Health (OIE), ISBN: 978-92-95115-64-4, https://www.woah.org/app/uploads/2021/10/asf-compartmentalisationguidelines-en.pdf

(2) Dario Dongo. Peste suina africana, primi divieti all’export per i salumi Made in Italy. GIFT (Great Italian Food Trade). 17.1.22

(3) Regolamento di esecuzione (UE) 2023/594 della Commissione, del 16 marzo 2023, ‘che stabilisce misure speciali di controllo delle malattie per la peste suina africana e abroga il regolamento di esecuzione (UE) 2021/605’ http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2023/594/oj

(4) Il regolamento attua disposizioni che si aggiungono, oltre che alle disposizioni generali del Reg. (UE) 2016/429 (Animal Health Law), alle norme di prevenzione e controllo delle malattie, inclusa la PSA, definita nel Reg. di esecuzione (UE) 2018/1882, e nel Reg. delegato (UE) 2020/687. Sono, inoltre, attuate disposizioni ulteriori e specifiche in materia di polizia sanitaria per quanto concerne la gestione dei sottoprodotti di origine animale e prodotti derivati da suini che possono svolgere il ruolo di veicoli della PSA, non essendo sufficienti ed adeguate quelle definite dal reg. (CE) n. 1069/2009 (Animal by-products Regulation).

(5) WOAH. Terrestrial Code Online Access. https://www.woah.org/en/what-we-do/standards/codes-and-manuals/terrestrial-code-online-access

(6) WOAH. Terrestrial Manual Online Access. https://www.woah.org/en/what-we-do/standards/codes-and-manuals/terrestrial-manual-online-access/

(7) Comunicazione della Commissione relativa agli orientamenti sulla prevenzione, sul controllo e sull’eradicazione della peste suina africana nell’Unione (orientamenti sulla PSE). http://data.europa.eu/eli/C/2023/1504/oj

Andrea Adelmo Della Penna

Laureato in Tecnologie e Biotecnologie degli Alimenti, tecnologo alimentare abilitato, segue l’area di ricerca e sviluppo. Con particolare riguardo ai progetti di ricerca europei (in Horizon 2020, PRIMA) ove la divisione FARE di WIISE S.r.l. società benefit partecipa.

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