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Palma sostenibile? Baciamo le mani. Un altro membro del governo italiano alla corte di RSPO

Palma sostenibile? Baciamo le mani. Un altro membro del governo italiano alla corte di RSPO

Palma sostenibile? Baciamo le mani. Dopo le curiose uscite di un vice-ministro italiano dell’agricoltura che si perorò nella salvaguardia del grasso tropicale, è ora il turno del ministro per l’ambiente Gian Luca Galletti, il 6.6.16 ad Amsterdam.

Il ministro dell’ambiente in teoria dovrebbe occuparsi della tutela del territorio e del mare, come il nome stesso del dicastero riferisce. Ha funzioni in materia di ambiente, ecosistema, tutela del patrimonio marino, atmosferico, Valutazione di Impatto Ambientale, etc. E invece, Galletti ha firmato martedì la ‘dichiarazione di Amsterdam’ che impegna i Paesi a promuovere l’impiego di olio di palma 100% ‘sostenibile’ entro il 2020.

L’ennesima messinscena dei palmocrati. Posto che:

1) il palma sostenibile è un falso storico. Lo hanno bene evidenziato i rapporti della Environment Protection Agency e della Commissione europea. L’impatto ambientale del palma è paragonabile a quello dei combustibili fossili. Con una non trascurabile differenza, mentre il petrolio viene in prevalenza estratto da terreni desertici, l’olio di palma viene ricavato da piantagioni eradicando patrimoni di biodiversità, come appunto le foreste tropicali,

2) le piantagioni ‘certificate’allo stato attuale come sostenibili sono raramente identificate nella geo-localizzazione e orografia. Cosa esisteva su quegli enormi appezzamenti di terra, prima delle piantagioni? Enormi aree di foreste vergini, in prevalenza, la cui deforestazione è raramente (quando mai) documentata. Come non bastasse, alle dichiarazioni rese dai 50 leader nella produzione di olio di palma, 39 dei quali ‘certificati’ RSPO, sfuggono notizie su 1 milione di ettari di coltivazioni rispetto agli 8,9 attestati. Le foreste bruciano, nonostante i divieti imposti nella stessa Indonesia, ma nessuno lo ammette. Al punto che lo stesso Parlamento europeo, a dispetto delle contrapposte lobby dei palmocrati, ha denunciato l’inaffidabilità delle certificazioni,

3) nessuno parla della rapina delle terre, c.d. land grabbing. La deportazione violenza delle popolazioni indigene che da secoli hanno abitato le foreste tropicali devastate in nome del palma è un crimine internazionale contro l’umanità. Un crimine ampiamente documentato (1) e tuttora in corso, di cui le piantagioni di palma da olio costituiscono movente primario. Nonché causa di eradicazione di comunità e culture fondate sul rapporto coi territori violentati per fare spazio alle mono-colture intensive,

4) la schiavitù anche minorile cui sono sottoposti i lavoratori di piantagioni ‘certificate’ sfuggono altresì alle dichiarazioni dei membri RSPO. Sebbene di recente Amnesty International abbia documentato in dettaglio tali inique condizioni di lavoro. In ambienti avvelenati da pesticidi neurotossici, come il paraquat, che sono vietati in tutti i Paesi utilizzatori dell’olio di palma. Il mondo procede a due velocità, nella logica del neo-colonialismo i cui soli beneficiari sono il ristretto gruppo dei palmocrati e dei fondi d’investimento che speculano sulla vita del pianeta.

Il ministro Galletti, in questi giorni a Bologna a presiedere il G7 Ambiente, afferma invece che ‘Grandi aziende nazionali lavorano da tempo con responsabilità, ottenendo anche autorevoli certificazioni, perché il loro approvvigionamento di olio del frutto di palma avvenga in modo sostenibile.’ (2) A servizio di chi, di quali ‘grandi aziende nazionali, (3) con quali presunte responsabilità e a fronte di quali asseritamente ‘autorevoli’ certificazioni? Le parole valgono a nulla, servono mappe precise e complete, documenti, fatti.

I consumAttori – nonostante l’ampia disinformazione portata avanti dai palmocrati in questi anni, e la connivenza delle autorità europee e nazionali – hanno già dimostrato il loro impegno verso l’acquisto di soli prodotti compatibili con la tutela delle popolazioni e dei lavoratori, oltreché dell’ambiente e della salute. In Italia come anche in Francia, in Spagna e pure in Svezia.

Baciamo le mani? Magari no. Boicottiamo piuttosto ogni prodotto – alimentare, cosmetico e di pulizia – che contenga olio di palma. Fino a quando non vengano offerte garanzie concrete sulla moratoria globale di nuove piantagioni, e venga definito un programma realmente affidabile e trasparente sul ripristino dei diritti dell’ambiente e delle popolazioni finora barbaramente violati. Da sottoporre a certificazioni di enti davvero indipendenti e rappresentativi delle comunità.

Fatti, non parole.

Dario Dongo

Note
(1) Per informazioni aggiornate sulla rapina delle terre in corso, si vedano i siti www.farmlandgrab.org e http://www.landmatrix.org/en/
(2) Fonte Ansa, http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2017/06/06/italia-aderisce-ad-accordo-per-olio-di-palma-sostenibile_394922ad-42f8-4e25-a245-51ffb63ba00c.html
(3) L’Italia a ben vedere si è distinta, ancora una volta in positivo, per essere il primo Paese ‘palm oil free’ http://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/‘senza-olio-di-palma’-il-successo-del-vero-‘made-in-italy’-fa-breccia-nella-lobby-di-rspo, grazie alla nostra petizione http://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/olio-di-palma/stop-all’olio-di-palma. Con una sola eccezione http://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/olio-di-palma-la-petizione-‘ferrero-ripensaci’

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