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Olio di palma, rapina delle terre e deforestazioni. Un milione di ettari sfugge ai registri di RSPO, denuncia la ‘Zoological Society of London’

Olio di palma, rapina delle terre e deforestazioni. Un milione di ettari sfugge ai registri di RSPO, denuncia la ‘Zoological Society of London’

La produzione di olio di palma, come è noto a tutti, rappresenta a tutt’oggi la prima causa di rapina delle terre e deforestazioni dei polmoni verdi del pianeta, sulla linea dell’Equatore. I palmocrati del Sud-Est asiatico, e i loro partner di Big Food, continuano a raccontare la favola della sostenibilità ambientale auto-certificata tramite il paravento di RSPO. (1) Ma i conti non tornano.

La denuncia proviene dalla Zoological  Society of London, ZSL, che si è premurata di confrontare i dati offerti dai membri di RSPO con quelli che provengono da altre fonti. Il rapporto ‘Hidden Lands, Hidden Risks?’ (2) mostra le gravi carenze delle dichiarazioni pubbliche dei palmocrati in merito alle piantagioni da essi gestite. Carenze che spesso mascherano violazioni dei diritti delle comunità locali, (3) degli animali e dell’ambiente.

ZSL ha verificato le dichiarazioni dei 50 leader nella produzione di palma, 39 dei quali sono certificati RSPO. Su 8,6 milioni di ettari di piantagioni considerati, (4) un milione sfugge ai carteggi. Il ‘Sustainable Palm Oil Transparency Toolkit‘ (SPOTT) adottato dagli zoologi londinesi ha così messo a nudo, ancora una volta, le gravi irregolarità della gran parte dei membri di RSPO.

Nestlé ha versato lacrime di coccodrillo, negli stessi giorni, dopo la scoperta che il palma del suo fornitore Wilmar (5) proviene da foreste appena bruciate. Contro ogni regola, ivi compresa la moratoria che l’Indonesia ha dovuto imporre per salvare la popolazione dal soffocamento dei fumi degli incendi. (6) Nel solo 2016 sono stati bruciati 2,6 milioni di foreste indonesiane, una superficie pari all’estensione della Sicilia.

Gli incendi divampano più del greenwashing insomma. In tre settimane l’Indonesia emette più gas-serra della Germania in un anno. Ed è la stessa Nestlé – tra le righe di pomposi proclama sulla asserita responsabilità sociale – a riconoscere di non sapere da quali piantagioni proviene l’87% del palma impiegato. (7)

Note

(1) Roundtable for Sustainable Palm Oil production

(2) http://www.sustainablepalmoil.org/landbank/

(3) Ci si riferisce, in particolare, alle violazioni dei diritti umani fondamentali perpetrate mediante la rapina delle terre, c.d. land grabbing
(4) Le coltivazioni di palma da olio sono considerate occupare complessivamente circa 28 milioni di ettari

(5) Il gruppo Wilmar è già noto alle cronache per il rapporto Amnesty che a novembre 2016 ha documentato schiavitù e lavoro minorile. Si veda http://www.greatitalianfoodtrade.it/la-grande-bugia-dellolio-di-palma-sostenibile-il-rapporto-di-amnesty-international-inchioda-big-food/

(6) Gli incendi prodromici alla coltivazione di palme da olio rappresentano a tutt’oggi la prima causa di emissioni di CO2 in atmosfera nel Sud-Est asiatico

(7) Si veda l’articolo pubblicato da The Economist, su http://www.economist.com/news/asia/21710844-weather-helping-little-despite-tough-talk-indonesias-government-struggling-stem

(8) http://www.nestle.com/asset-library/documents/creating-shared-value/responsible-sourcing/progress-report-palm-oil-2014.pdf

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