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Olio di palma, la tigre malese all’assalto

Olio di palma, la tigre malese all’assalto

Il nostro account su Twetter, @ItalyFoodTrade, è da alcuni mesi bersaglio di sistematici attacchi da parte di svariati account riconducibili al Malaysian Palm Oil Council. Addirittura i ‘Children of Kosovo’ – che pure, almeno si spera (!), non figurano tra i coltivatori di palma su appalto malese – ci accusano di propalare false informazioni sul tema oggetto della nostra petizione http://www.greatitalianfoodtrade.it/sostenibilità/stop-all-olio-di-palma. A fronte di ripetuti solleciti, vale allora la pena di esprimere il nostro punto di vista.

Già nel 2012 il ‘Norwegian Government Pension Fund Global’ (GPFG) aveva ritirato gli investimenti da 7 gruppi agro-industriali malesi (1) proprio a causa della inaccettabile insostenibilità delle operazioni legate alla produzione di olio di palma.

A ben vedere gli operatori malesi – non soddisfatti delle deforestazioni a casa propria, stimate in 6 milioni di ettari solo per le monocolture di palma – paiono aver raggiunto la pole position nella corsa alla terra, c.d. land grabbing, accanto agli Stati Uniti d’America.

Circa i diritti delle popolazioni indigene, il 4 dicembre 2014 la delegazione UE presso la Malesia ha denunciato i seri problemi causati alle comunità locali. “Issues of violence and brutality, continuing assimilation policies, dispossession of land, marginalization, forced removal or relocation, denial of land rights, impacts of large-scale development, abuses by military forces and a host of other abuses are reported. The European Union considers that discrimination on grounds such as racial and ethnic origin is incompatible with the basic principles on which the European Union is founded”.

La rapina violenta delle terre in Malesia – con impiego di forze militari – è stata precisamente associata alla produzione di palma, da parte della delegazione europea. Che ha perciò sollecitato il governo locale a dare effettiva attuazione alla ‘United Nation Declaration on The Rights of Indigenous People’ (2).

Ma c’è dell’altro. Investimenti malesi per il ‘palm oil business’ sono stati registrati nelle Filippine (3), come in Papua Nuova Guinea (4). Le allerta sulle deforestazioni, monitorate via satellite senza peraltro potervi porre rimedio, sono in continuo aumento, +30% l’ultimo anno. E gli abitanti, privi di titoli scritti di proprietà sulle terre, non hanno mezzi per opporsi. A Papua occidentale l’ecocidio procede, e con la scusa di conflitti etnici il governo locale mantiene il black out.

Il gigante malese KLK (Kuala Lumpur Kepong) – fornitore del ‘mega-trader’ Cargill, come pure di Unilever (5) e Procter & Gamble (6), tra gli altri – è a sua volta accusato di rapine delle terre in aree di conflitto e sfruttamento del lavoro minorile, nel rapporto “Conflict Palm Oil in Practice: Exposing KLK’s Role in Rainforest Destruction, Land Grabbing and Child Labor” (7). A Papua e in Indonesia, come pure in Liberia.

‘Global Witness’ (8) ha denunciato le frodi documentali a base di un’autorizzazione a radere al suolo 40.0000 ettari di terre, oltre al lavoro minorile e alle deplorevoli condizioni di lavoro nelle piantagioni di palma di Papua.

In Africa, operazioni malesi sul palma sono registrate in Congo (9), Nigeria (10), Guinea (11), Etiopia (12), Liberia (13).

Ma la domanda globale di palma pare irrefrenabile, così i colossi malesi arrivano fino in Perù (14), e non esitano a ‘convertire in mono-colture’ qualsivoglia area ‘vocata’ – ivi comprese le riserve naturali – per abbeverare le proprie raffinerie (15).

Nel nostro piccolo ci limitiamo a raccogliere notizie che provengono da svariate fonti, per sensibilizzare il grande pubblico in merito ai rischi socio-ambientali legati alla produzione di palma. E a portare avanti la nostra petizione, volta a ridurre e possibilmente a interrompere l’impiego del palma nella filiera alimentare. Almeno fino a quando tutti i produttori di palma non assumano l’impegno a una moratoria su nuove piantagioni, consentano di fare chiarezza sui fenomeni sopra descritti e su ogni investimento finora realizzato, ristabiliscano i diritti delle popolazioni interessate e propongano idonee iniziative per rimediare ai danni finora arrecati agli ecosistemi.

Dario Dongo

-> Per firmare la petizione, fare doppio clic sulla parola ‘petizione’, su http://www.greatitalianfoodtrade.it/sostenibilità/stop-all-olio-di-palma

Note:

(1) Berjaya Corp Bhd, Boustead Holdings Bhd, Genting Plantations, Kuala Lumpur Kepong Bhd, Ta Ann Holdings Bhd, United Plantations Bhd, WTK Holdings Bhd, Cfr. http://farmlandgrab.org/post/view/21778#sthash.11SosAqx.dpuf

(2) UNDRIP, articoli 25 e 26. Cfr, http://farmlandgrab.org/post/view/24336, http://farmlandgrab.org/post/view/24679, http://farmlandgrab.org/post/view/24603

(3) Filippine, cfr. http://farmlandgrab.org/post/view/24385, http://farmlandgrab.org/post/view/24249, http://www.bworldonline.com/content.php?section=Economy&title=caraga-eyed-for-oil-palm-amid-1-m-hectare-target-for-mindanao&id=105484

(4) Papua Nuova Guinea. Il gruppo malese Sime Darby avrebbe raggiunto a marzo 2015 il milione di ettari coltivati a palma, con l’acquisizione della ‘New Britain Palm Oil Company’, basata appunto in Papua. Cfr, http://www.reuters.com/article/2015/03/03/new-britain-sime-darby-bhd-idUSL4N0W508H20150303

(5) Unilever. Nella galassia dei suoi marchi, su http://www.unilever.com/brands, si segnalano:

– i gelati Magnum, Algida, Carte d’Or, Ben & Jerry,

– i prodotti alimentari Knorr, Calvè e Flora, Fruttare,

– i saponi shampoo e cosmetici Dove, Badedas, Lux, Rexona, Impulse, Fissan Baby

(6) Procter& Gamble. I marchi più noti a livello globale sono forse Pamper’s, Gillette e Oral B, Olay Pantene e Wella. Ulteriori spunti su https://en.m.wikipedia.org/wiki/List_of_Procter_%26_Gamble_brands

(7) Il rapporto è stato pubblicato dal ‘Rainforest Action Network’ nel 2014. Cfr. http://farmlandgrab.org/post/view/23355

(8) Rapporto pubblicato a dicembre 2014. Cfr. https://www.globalwitness.org/archive/papua-new-guinea-must-not-renew-license-deforest-due-legal-irregularities-social-and, http://farmlandgrab.org/post/view/24368

(9) Congo, cfr. http://farmlandgrab.org/post/view/24252, http://www.bloomberg.com/news/articles/2013-05-31/malaysia-s-wah-seong-to-invest-744-million-in-congo-palm-oil,http://www.african-bulletin.com/6241-drc-oil-palm-invasion-era.html

(10) Nigeria, cfr. http://farmlandgrab.org/post/view/24965-deforestation-exploitation-hypocrisy-no-end-to-wilmar-s-palm-oil-land-grabs

(11) Guinea, cfr. http://www.marketwatch.com/story/k-global-ventures-selected-by-government-of-guinea-to-develop-100000-hectares-palm-oil-plantation-2014-07-30

(12) Etiopia, http://farmlandgrab.org/post/view/24204

(13) Liberia, http://farmlandgrab.org/post/view/22773, http://www.reuters.com/article/2009/05/04/sime-libera-idUSKLR2348320090504?sp=true

(14) Perù, cfr. http://farmlandgrab.org/post/view/19098

(15) Cfr. http://farmlandgrab.org/post/view/24051, http://farmlandgrab.org/post/view/24051.

-> Video su http://www.cultureunplugged.com/documentary/watch-online/play/7487/Oil-Palm-Aggression-on-Palawan-Unesco-Man—Biosphere-Reserve