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Nutrizione e salute, ecco come Big Food ostacola l’OMS

Nutrizione e salute, ecco come Big Food ostacola l’OMS

Big Food interferisce sistematicamente con le politiche sanitarie dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) volte a migliorare la nutrizione delle popolazioni. Uno studio scientifico appena pubblicato su Global Health rivela le attività di lobby delle multinazionali del cibo, in direzione contraria alla salute pubblica. (1)

Le malattie non trasmissibili correlate a obesità, sovrappeso e diete squilibrate sono causa di una epidemia globale (Global Syndemic). E il consumo di alimenti ultraprocessati e cibo spazzatura è considerato essere causa primaria della diffusione endemica di patologie gravi, spesso incurabili (es. obesità, malattie cardiovascolari, ipertensione, steatosi epatica, diabete).

Le ingerenze di Big food

L’ingerenza di Big food è documentata, nello studio scientifico in esame, mediante analisi di tutte le risposte scritte (di libero accesso) fornite alle consultazioni attivate da OMS  (o WHO, World Health Organization) sulle malattie non trasmissibili (NCDs, Non-Communicable Diseases), nel quadriennio 2015-2018.

I colossi industriali non si espongono direttamente. Le loro posizioni vengono espresse e rappresentate dalle associazioni industriali alimentari. I ricercatori mostrano con un grafico come le stesse multinazionali (Coca-Cola, PepsiCo, Mondelez, Nestlé) ripropongano più volte gli stessi argomenti, attraverso le diverse rappresentanze industriali di cui sono membri diretti o indiretti. Al punto da rilevare come spesso i testi delle risposte fornite dalle varie associazioni siano del tutto identici.

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Sovranismo anti OMS

La strategia di Big Food per sbaragliare le politiche dell’OMS si radica sul fermo rifiuto di ogni misura cogente, con le scuse della loro inefficacia e nocività all’economia. Vengono così respinte tutte le proposte di tassazione di scopo (es. sugar tax, soda tax), profili nutrizionalirestrizioni al marketing. I colossi del junk-food asseriscono poi che la gran parte di tali misure – quelle fiscali soprattutto – esula dal mandato dell’OMS. Poiché per essi è più facile, come si è visto, manovrare le politiche nazionali.

L’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile SDG 17 (Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile) viene poi richiamato da Big Food per arrogarsi il diritto di ingerenza nella definizione delle politiche globali di prevenzione delle malattie non trasmissibili. Le associazioni dell’industria alimentare considerano ‘l’Agenda per lo sviluppo sostenibile come un imperativo per la partnership, suggerendo che l’OMS deve rispettare questo approccio‘. (1) Gli Autori dello studio in esame invocano perciò una riflessione sulla compatibilità di tale partnership con gli evidenti e insanabili conflitti di interesse.

Big Food e Big Tobacco, le affinità

Le lobby di Big Food contro le politiche sanitarie presentano affinità con quelle di Big Tobacco, come si osserva in un interessante studio italiano. (2) Pressioni su politica e pubbliche amministrazioni, pubbliche relazioni, promesse di autoregolamentazione, azioni legali contro i governi ostili, finanziamenti alla ricerca, donazioni mirate per ingraziarsi l’opinione pubblica.

L’influenza sull’OMS è esemplare in un episodio citato dagli autori dello studio. ‘Nell’ottobre del 2017, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha organizzato a Montevideo una conferenza con l’obiettivo di elaborare una roadmap per il controllo delle malattie non trasmissibili. Rispetto alla bozza, il documento finale porta segni evidenti dell’influenza dell’industria: mentre nella bozza si propone la tassazione di tabacco, alcol e bevande zuccherate, nel documento finale rimangono solo le tasse sul tabacco. Il parere negativo nei confronti delle altre due tasse proveniva soprattutto da Big Food e Big Drink‘.

Sveglia!

È ora di riflettere e pretendere che la politica e la pubblica amministrazione, in Unione Europea come in Italia, perseguano effettivamente i loro mandati istituzionali di tutela e promozione della salute pubblica, anziché proteggere gli interessi privati contrapposti.

Marta Strinati e Dario Dongo

Note

1) Lauber, K., Ralston, R., Mialon, M. et al.  (2020). Governance delle malattie non trasmissibili nell’era degli obiettivi di sviluppo sostenibile: un’analisi qualitativa dell’inquadramento dell’industria alimentare nelle consultazioni dell’OMS. Global Health 16, 76 https://doi.org/10.1186/s12992-020-00611-1

2) Luca Iaboli, Adriano Cattaneo (2019). I conflitti di interesse dell’industria alimentare. Torino Medica. 2019 http://www.torinomedica.org/torinomedica/wp-content/uploads/2018/09/torinomedica_TM-2018_web.pdf

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