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Mozzarella di Gioia del Colle DOP

Mozzarella di Gioia del Colle DOP

Mozzarella di Gioia del Colle DOP, via libera dal governo italiano

La Mozzarella di Gioia del Colle ha finalmente ricevuto il via libera del Ministero dell’Agricoltura, in vista della sua registrazione come DOP a livello europeo. Dopo sterili battaglie di campanile, pronti al traguardo.

Mozzarella, tra battaglie di campanile e temi da affrontare 

Non pochi intralci si sono frapposti alla procedura di registrazione della mozzarella pugliese, a causa delle polemiche scatenate negli ultimi mesi dal Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana DOP. 

I produttori campani arrogavano infatti  l’irrealistico monopolio su un nome, mozzarella, che è invece tra i più inflazionati a livello planetario. Oltreché oggetto di gravi frodi, come quelle da noi denunciate sul formaggio fuso (1) e in molte pizzerie.

La pseudo-mozzarella con cagliata congelata di provenienza estera addirittura non si distingue in etichetta rispetto a quella autentica, a causa di lacune legislative tuttora irrisolte. (2) 

Ma invece di affrontare i temi che davvero incidono sulla identificazione e valorizzazione dell’autentica mozzarella italiana realizzata col latte fresco, (3) si disperdono risorse in sciocche battaglie di campanile. E se solo si imparasse a guardare poco oltre il proprio naso, le occasioni di utili sinergie non mancherebbero.

Mozzarella di Gioia del Colle DOP

L’associazione ‘Treccia della Murgia, dopo avere raccolto parere favorevole della Regione Puglia, ha depositato al Ministero delle Politiche Agricole il disciplinare di produzione della Mozzarella di Gioia del Colle. (4) In vista della sua registrazione e riconoscimento dei diritti attribuiti alle DOP in Unione Europea.

La Mozzarella di Gioia del Colle è realizzata esclusivamente con latte intero crudo di vacca fresco, con caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche precisamente descritte nel disciplinare di produzione (all’articolo 2).

La zona di produzione è ristretta ad alcuni Comuni nelle provincie di Bari e di Taranto (disciplinare, articolo 3). Con precisi doveri di tracciabilità documentata dei flussi di materie prime e dei prodotti, sotto il controllo del Consorzio (articolo 4).

Il latte fresco impiegato deve derivare da vacche allevate al pascolo per almeno 150 giorni l’anno, nutrite in prevalenza con erba e fieno di erbaio polifita (per almeno il 70% della sostanza secca), oltre a leguminose, cereali e sottoprodotti della loro lavorazione, carrube (art. 5).

La lavorazione – secondo le antiche tradizioni locali – prevede l’impiego di solo latte crudo, con precise caratteristiche (quanto a tenori di grassi e proteine). Il siero-innesto per la coagulazione deriva dalle produzioni precedenti, beneficiando così di micro-flore autoctone. Filatura in acqua caldissima e successiva immersione in acqua fredda per il rassodamento (articolo 5, 6).

Clima mediterraneo, ventilazione dei mari Adriatico e Ionio, terreni calcarei ricchi di timo spontaneo, manualità diffusa, e la deliziosa treccia è pronta. Nel solco di una tradizione documentata fin dai primi del ‘900. Che altro dire? Grazie!

Dario Dongo

Note

(1) Vedasi le ‘fette alla mozzarella’ Galbani, denunciate da Great Italian Food Trade su https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/cheese-scam-la-frode-a-fettine

(2) Si veda il primo dei punti deboli segnatati sul decreto origine latte, nell’articolo https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/decreto-sull-origine-del-latte-in-etichetta-buone-nuove-tempi-e-punti-deboli

(3) Senza dimenticare il tradimento del Made in Italy e delle sue DOP messo a punto con il CETA https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/ceta-il-made-in-italy-tradito, grazie ai governi Renzi e Gentiloni

(4) V. disciplinare, su http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2017-08-28&atto.codiceRedazionale=17A06033&elenco30giorni=true

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