HomeIdeeL'agrobusiness brasiliano. Ecocidio e genocidio del popolo indigeno

L’agrobusiness brasiliano. Ecocidio e genocidio del popolo indigeno

Lo Stato del Mato Grosso Do Sul, che tradotto in italiano sarebbe ‘giungla fitta meridionale’
situato nella parte centro occidentale del Brasile, in una regione prevalentemente occupata dalle paludi interne del Pantanal, è una delle aree in cui sta avvenendo una vera e propria devastazione socio-ambientale. La causa è nelle attività di origine antropogenica, quale l’agrobusiness e la massiccia produzione di carne, a scapito delle popolazioni indigene e dell’intero ecosistema.

Il Pantanal

Il Pantanal è la più grande zona umida del mondo. Considerato l’ecosistema con il maggior numero di specie di flora e fauna, è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità nel 2000 e Riserva Biosfera.

Secondo il rapporto ‘Global Wetland Outlook: State of the World Wetlands and their services to people 2018‘, il Pantanal rappresenta un valore ambientale e culturale inestimabile, capace di fornire moltiplici servizi ecosistemici, essenziali per la vita di tutte le specie viventi del nostro pianeta. (1)

Genocidio del popolo Guaranì-Kaiowá

L’agrobusiness, le monoculture, gli allevamenti intensivi, le deforestazioni nelle aree agricole del Mato Grosso do Sul hanno incentivato il fenomeno del land grabbing, che corrisponde a vere e proprie rapine di terreni, ad uno sfruttamento predatorio di terra e di importanti risorse naturali e a vessazioni brutali nei confronti delle popolazioni indigene, complice una forte coalizione tra proprietari terrieri, politici conservatori, banche, industria e società transnazionali. (2)

I Guarani-Kaiowá, gruppo etnico originario della zona, sono stati brutalmente sfollati dalle loro terre ancestrali dalla polizia e dalle milizie private assunte dai proprietari terrieri (conosciute come pistoleiros, vale a dire ‘fucilieri’). Sono confinati in minuscole riserve, dove scarseggia il cibo e dove quotidianamente subiscono un forte sfruttamento socio-ecologico, che va dal lavoro sottopagato alla deforestazione delle loro riserve per l’estrazione del legname.

Una spirale di disperazione

Tale situazione è esasperata dai continui stupri alle donne, dai numerosi attentati contro chi prova a reagire e dal’impunità di chi fa loro violenza.

La popolazione registra uno dei più alti tassi di suicidio nel mondo. Secondo il CIMI, Consiglio indigenista missionario, lo scorso anno il tasso di omicidi fra la tribù dei Guarani-Kaiowá è stato 20 volte maggiore di quello registrato nello stato di San Paolo, e almeno 32 Guarani-Kaiowá si sono suicidati. Molti Guaranì dicono che suicidi e violenza sono il risultato della mancanza di terra e della perdita della speranza di un futuro.

Episodi recenti

Il 24 giugno scorso la polizia militare brasiliana, senza alcun ordine del tribunale, ha attaccato la comunità Guaranì di Guapo’y, nello stato di Mato Grosso do Sul, dopo che gli indigeni avevano rioccupato una minuscola porzione della loro terra ancestrale. La polizia oltre che con mezzi di terra, è intervenuta con un elicottero, che ha sparato dei colpi sulle persone, che erano intente a fuggire. Un uomo, Vitor Guarani Kaiowá è stato ucciso nel corso dell’attacco e molti altri sono rimasti feriti, diversi in modo grave.

I feriti hanno anche denunciato di aver subito violenze fisiche e psicologiche da parte della polizia dopo l’attacco.

L’uccisione di Vitor è avvenuta meno di tre settimane dopo quella di Dom Phillips, storico
collaboratore del quotidiano britannico The Guardian, che stava facendo ricerche per un libro sugli sforzi di conservazione in Amazzonia. Con lui è stato ucciso anche Bruno Pereira, funzionario del Funai, il dipartimento brasiliano per gli affari indigeni, che lo accompagnava e stava documentando le attività illegali nel territorio degli indios.

A maggio, nella stessa regione, era stato ucciso Alex Lopes, un ragazzo di 17 anni.

La lettera-denuncia di FIAN

A fronte di questi episodi, in una lettera aperta alle autorità brasiliane, FIAN International, FIAN Brasil e altri membri del Global Network for the Right to Food and Nutrition, hanno denunciato e condannato i recenti attacchi violenti della polizia militare contro la comunità indigena. (3) E hanno chiesto al governo brasiliano di fermare immediatamente le violenze, di indagare e di affrontare le disuguaglianze strutturali, che stanno originando profonde violazioni dei diritti umani e distruggendo un patrimonio naturale di biodiversità, fondamentale per la salute dell’intero pianeta.

Per un consumo responsabile

L’ecocidio-genocidio in atto interessa l’umanità intera, ecco perché occorrerà dare valore alla resistenza dei popoli indigeni, assumere consapevolezza della portata dei disastri in corso e adottare scelte di consumo responsabile. (4)

In Europa le imprese coinvolte non potranno più operare, secondo la proposta di direttiva su due diligence ed ESG (Environment, Social, Governance), adottata il 23.2.22, e la proposta di regolamento che impedisce le importazioni di derrate che provengano da territori soggetti a deforestazioni e/o degrado forestale.

Elena Bosani

Note

(1) MedWet. Global Wetland Outlook: State of the world’s wetlands and their services to people 2018, https://medwet.org/publications/ramsar-global-wetland-outlook-2018/

(2) Dario Dongo. Rapina delle terre e deforestazioni, olio di palma e soia OGM. #Buycott! GIFT (Great Italian Food Trade), 4.8.19

(3) FIAN International. Brazil: FIAN condemns recent attacks on Guapoy indigenous community. https://fian.org/…/brazil-fian-condemns-recent-attacks…

(4) Sulla devastazione socio-ambientale in Brasile, vedi anche

Dario Dongo, Giulia Torre. Sangue indigeno a cena? Buycott. Égalité, 24.10.19

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