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Glifosato, lo zoo di Berlino

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Glifosato, altri 5 anni di tolleranza. Lo zoo di Berlino

La storia del glifosato in Europa può ricordare, ai più grandi, la pellicola ‘Cristiana F., noi ragazzi dello zoo di Berlino’ (di Uli Edel, 1981).

Il ruolo dei giovani tossici berlinesi, in questo caso, è interpretato dagli agricoltori europei. Alcuni dei quali hanno nascosto la loro dipendenza ai genitori, cioè le confederazioni nazionali che qui e là – come in Irlanda, in Italia (Confagricoltura e Cia) e in Germania – si sono battute per difendere il micidiale veleno. Senza rendersi conto dei gravi danni arrecati alle loro stesse famiglie.

Il lato oscuro della vicenda è rappresentato dall’industria del Male, che nello zoo di Berlino come in quello di Bruxelles ha avuto la meglio nel portare avanti i suoi loschi interessi. Con la copertura delle amministrazioni locali, che in entrambi i casi hanno tollerato la diffusione delle sostanze tossiche nei parchi destinati ai bambini. E l’avallo della politica che a Bruxelles – per voce di un Commissario teoricamente deputato alla protezione della salute pubblica, Vytenis Andriukaitis, – è giunta a congratularsi per la non-proibizione della sostanza malefica. Autorizzata in UE per altri 5 anni.

A perdere, in entrambi i casi, sono le popolazioni e le famiglie costrette a vedere i loro figli intossicati nel nome del profitto di una ristretta élite priva di qualsiasi scrupolo. Come le Big 6’, le sei Corporation che controllano il 75% del  traffico globale di agrotossici e OGM. BASF, Bayer, Dupont, Dow Chemical Company, Monsanto, e Syngenta.

Non sfugge a nessuno la complicità tra i politici tedeschi e il gruppo Bayer, che ha di recente acquisito Monsanto. Primo titolare dei brevetti sul glifosato, come pure su DDT, Agente Orange e Paraquat. (1) E già investe su un altro veleno ad ampio spettro, il dicamba, dopo avere predisposto le sementi OGM ad esso resistenti.

Pochi però ricordano come nel 2011, prima che il caso glifosato raggiungesse l’attenzione dei mainstream media, l’autorità federale tedesca per la valutazione del rischio (BfR) avesse platealmente ignorato i gravi pericoli a suo tempo emersi in relazione a tale sostanza. (2)

Tutto era previsto, il legame vizioso tra il business degli agrotossici (e quello degli OGM, a esso funzionale) è noto da decenni a chi osi guardare oltre la falsa apparenza delle maggiori rese con minore impiego di forza-lavoro nelle pratiche agronomiche tradizionali.

Rimane a noi, cittadini elettori e consumAttori, fare quanto possibile per risparmiare i nostri figli e le loro progenie dallo zoo di Berlino e le sue tossicità. Che si sono mostrate e si replicheranno, fino a quando il fatidico 99% non troverà la forza di dire Basta! 

Come alzare la voce, è facile a dirsi. Iniziamo a scegliere alimenti bio, e comunque a premiare le responsabili scelte degli operatori dell’industria e della grande distribuzione organizzata che decidano di distinguersi. Filiere controllate, agricoltura integrata, disciplinari rigorosi in grado di escludere materie prime trattate con glifosato in fase post-raccolta. (3)

Fatti e non parole dobbiamo pretendere. Anche da parte dei governi locali, che in altri ambiti hanno saputo imporre maggiori regole per la tutela dei propri cittadini e territori.

Per ulteriori riflessioni sul tema, si invita alla lettura dell’ebook ‘OGM, la Grande Truffa’.

Dario Dongo

Note

(1) Senza dimenticare il ruolo primario di Monsanto nella produzione e immissione nell’ambiente di altre sostanze chimiche tossiche come i PCB e le diossine. Oltre a saccarina, aspartame e ormoni di sintesi per la crescita degli animali da reddito

(2) V. https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/armi-di-distruzione-di-massa-il-glifosato

(3) Come ancora avviene in Nord America, USA e Canada, fino a quando il mercato non imporrà l’interruzione di tali pratiche

Informazioni sull'autore

Dario Dongo

Dario Dongo

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) e cofondatore del Fatto Alimentare.