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EDITORIALE. TTIP, le ragioni della nostra (op)posizione

EDITORIALE. TTIP, le ragioni della nostra (op)posizione

La petizione dei cittadini europei contro l’adesione a un trattato ‘muscolare’ dai confini incerti ha superato 1,7 milioni di firme. Perché?
Il Trattato può forse giovare all’industria pesante, quella meccanica in particolare. Ma per venire riconosciuto come tale, per fare sì che il WTO accetti l’adozione di tariffe preferenziali rispetto a quelle applicate a tutti gli Stati aderenti, non si può fare a meno di includere l’agricoltura. 
Eppure, a mio umile avviso è molto pericoloso abbattere le barriere tra Stati Uniti e UE in ambito agroalimentare, per diverse ragioni. 8c9a014f ecae 4905 92b1 7a68f5d50e20

 

1) SICUREZZA ALIMENTARE

 

 In Europa, è 236 volte più facile morire a causa di un’influenza che per merito di un’intossicazione alimentare. In USA, le tossinfezioni alimentari colpiscono ogni anno in media un cittadino su 6. Non è un caso, i regimi a tutela della sicurezza alimentare sono estremamente diversi, e la riforma varata da Obama (il Food Safety Modernization Act), la prima riforma strutturale del Food Lawdopo 72 anni, è tuttavia carente di risorse per i controlli pubblici ufficiali.

 

2) RISCHI EMERGENTI 

 

– Ormoni di sintesi nelle carni. Estrogeni, anabolizzanti. Quali rischi per la salute dei consumatori?

– Clonazione degli animali da reddito, manca la rintracciabilità. Una questione di bio-etica che potrebbe pure incidere sulla sicurezza degli alimenti per il consumatore (mancano dati su effetti di lungo termine) e sul benessere animale. Eppure, in USA non é prescritta la rintracciabilità delle filiere animali ove sia stata impiegata la clonazione

– Polli al cloro. Anziché intervenire sulla prevenzione delle contaminazioni da batteri patogeni come la Salmonella, applicando buone prassi igieniche negli allevamenti, negli Stati Uniti si interviene a valle della filiera, decontaminando le carni avicole mediante lavaggio con potenti disinfettanti. Quali rischi per i consumatori?

– OGM e glifosato. Il pesticida cancerogeno – oltreché interferente endocrino – è ampiamente utilizzato sulle colture americane, inquina le falde acquifere e mantiene residui su soia e mais in particolare. In USA mancano tracciabilità ed etichettatura degli OGM, sono elevate le contaminazioni di campi coltivati non-OGM e bio. Meglio riferirsi alle produzioni della vicina Russia, dove gli OGM sono tassativamente vietati.

 

3) SOSTENIBILITÀ E BENESSERE ANIMALE

A fronte delle regole ferree stabilite in Europa a garanzia del benessere animale, in USA gli allevamenti sono intensivi, gli animali ammassati in esigui spazi e sistematicamente trattati con farmaci veterinari in abbondanza, ormoni ma pure antibiotici, per impedire le malattie prima della macellazione.

 

 

4) MADE IN ITALY, DOP E CONTRAFFAZIONI

– Da dove arriva questa poltiglia? In Europa l’origine delle carni, già prescritta per quelle della specie bovina a partire dal 2000, è stata estesa  a suini, ovini caprini e pollame, a partire dall’1 aprile 2015 (reg. UE 1337/2013). Ma non è obbligatoria per i preparati a base di carne, come hamburger e würstel. Da dove arrivano e arriveranno le poltiglie di carne separata meccanicamente? Non si sa né si saprà. 

– Made in … Where? In USA d’altra parte non é neppure previsto l’obbligo di indicare il Paese di origine degli alimenti, basta indicare il nome e la sede del distributore. Anche perciò è indispensabile che l’Italia ristabilisca l’obbligo di indicare in etichetta la sede dello stabilimento di produzione, l’unica garanzia legale che può consentire ai consumatori globali di distinguere il vero Made in Italy dal c.d. Italian sounding. Firmiamo tutti la petizione sulla homepage di Great Italian Food Trade!

– Bologna, la falsa mortadella con la carne separata meccanicamente, Parmesello, Provolino e mozzarella con la cellulosa, Italian pasta con due righe di additivi. I colossi industriali USA sono i primi contraffattori di prodotti alimentari italiani, a partire dalle nostre DOP, che realizzano su scala ancor superiore agli originali e distribuiscono in tutto il pianeta. Per non dire che nel mondo v’è chi ancora crede che la pizza sia un prodotto tipico nord-americano…

 

5) ECONOMIE DI SCALA VS. PRODUZIONI DI QUALITÀ 

– Le produzioni gigantesche Made in USA realizzano economie di scala che, grazie anche alla sostanziale assenza di regole a tutela della sicurezza e qualità, possono distruggere il mercato europeo tuttora strutturato sulle produzioni di micro, piccole e medie imprese legate ai territori e alle loro tradizioni produttive, i cui costi sono nettamente superiori grazie anche a un rigoroso sistema di regole a tutela della sicurezza e della qualità alimentare, presidiato da un sistema capillare di controlli pubblici ufficiali, sanitari e veterinari.
Non è un caso appunto che le tossinfezioni alimentari siano casi rarissimi in Europa e ordinari in USA. Competere, a quali costi, e perché?

 

(Dario Dongo)

 

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