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EDITORIALE. ‘Senza olio di palma’, un’informazione utile che il padiglione Malesia in Expo cerca di screditare

EDITORIALE. ‘Senza olio di palma’, un’informazione utile che il padiglione Malesia in Expo cerca di screditare

Abbiamo seguito per anni e con crescente attenzione le tragiche vicende di rapine delle terre – c.d. land grabbing – e deforestazioni legate alla produzione di olio di palma nei Paesi tropicali. Fino a lanciare una petizione, a firma di Great Italian Food Trade e del Fatto Alimentare, volta a ottenere l’esclusione del palma dalle produzioni alimentari. Con un preciso obiettivo, mettere un freno a una domanda che tuttora continua a trovare risposte non compatibili con i diritti delle popolazioni locali e la tutela della biodiversità. Abbiamo raccolto più di 150mila firme, oltre a un discreto seguito della stampa, e ci imbattiamo ora nella prima reazione dei produttori. La più sbagliata, e fuori contesto.

Campeggia in Expo, al padiglione della Malesia, un gigantesco cartello ove si asserisce l’ipotetica illegittimità di indicazioni come ‘senza olio di palma’, o ‘Palm Oil Free’, sulle etichette alimentari. Il cartello non riferisce alla normativa malese in tema di etichette – dalla quale si potrebbe pur attendere una presa di posizione a favore del palma, di cui Malesia e Indonesia sono primi esportatori globali – ma alla legislazione europea, a quella francese e quella belga. Anzi neppure ai testi di legge, ma all’opinione di ‘esperti in campo legale’ e a ‘un rinomato studio legale’ che – a servizio dei produttori di olio di palma – avrebbe espresso un’interpretazione opinabile, per sua stessa natura, del regolamento UE 1169/2011 (c.d. Food Information to Consumers). 

Il serpente si mangia la coda. Bisogna infatti ricordare che il clamoroso successo dell’olio di palma, in Europa come in USA, si associa al diffuso impiego – in etichette e pubblicità di una miriade di prodotti alimentari, quelli da forno soprattutto – delle diciture ‘senza grassi idrogenati’ e ‘senza oli idrogenati’. Proprio quando i consumatori globali vennero messi a conoscenza della pericolosità per la salute dei c.d. acidi trans-grassi artificiali, i quali derivano dall’idrogenazione parziale degli oli di semi, le grandi industrie sostituirono questi ultimi con il palma che, oltre a costare meno di tutti, è solido di per sé senza bisogno di essere idrogenato. E se volessimo fare un passo ancora indietro, potremmo ricordare che gli oli idrogenati vennero a suo tempo introdotti in Europa con indicazioni in etichetta del tipo ‘senza burro’, dopo la campagna mediatica di demonizzazione del burro la cui paternità è fin troppo ovvio attribuire ai grandi produttori di margarine vegetali.

Ai sensi del regolamento UE 1169/2011, ‘la fornitura di informazioni sugli alimenti tende a un livello elevato di protezione della salute e degli interessi dei consumatori, fornendo ai consumatori finali le basi per effettuare delle scelte consapevoli e per utilizzare gli alimenti in modo sicuro, nel rispetto in particolare di considerazioni sanitarie, economiche, ambientali, sociali ed etiche.’ (articolo 3, Obiettivi generali). Su tali premesse, è certamente ammesso l’impiego in etichetta di indicazioni facoltative – ivi comprese quelle relative agli ingredienti – a condizione che esse siano chiare, comprensibili e veritiere, perciò dimostrabili. Senza mai suggerire ‘che l’alimento possiede caratteristiche particolari, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche, in particolare evidenziando in modo esplicito la presenza o l’assenza di determinati ingredienti e/o sostanze nutritive‘ (articolo 7.1.c, Pratiche leali d’informazione). 

I valori ambientali, economici, sociali ed etici legati a una scelta consapevole di consumo trovano perciò riscontro nelle svariate informazioni commerciali che accompagnano gli alimenti. Indicazioni come ‘senza OGM’, ‘vegetariano’, ‘vegano’, ‘senza carne di maiale’, ‘senza alcol’, ‘senza additivi’, ‘senza coloranti artificiali’, ora anche ‘senza olio di palma’ rispondono infatti alle esigenze valoriali di ciascuno, dettate dal credo religioso o da sensibilità e pensieri. Diritti umani fondamentali, tutelati dalle carte costituzionali e dai relativi trattati. Nel rispetto delle libertà di scelta di ciascuno, su come produrre e su cosa acquistare.

Dario Dongo