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Crisi alimentare acuta in almeno 27 Paesi, rapporto di FAO e World Food Programme

Crisi alimentare acuta in almeno 27 Paesi, rapporto di FAO e World Food Programme

Il rapporto 17.7.20 di FAO (Food and Agriculture Organization) e WFP (World Food Programme) segnala l’emergenza della crisi alimentare acuta in almeno 27 Paesi. (1) La notizia sfugge alla stampa generalista come all’attenzione politica dell’Occidente, ça va sans dir. Ed è tuttavia cruciale sia per comprendere le ragioni dei flussi migratori in atto, sia per stimolare i doverosi interventi di solidarietà.

Segnali di allarme

‘Early warning analysis of acute food insecurity hotspots’ è il titolo del rapporto 17.7.20 di FAO e WFP. 3,5 miliardi di persone, come si è visto, versano in situazioni di povertà assoluta. E la crisi alimentare è acuta, oggi, in almeno 27 Paesi. Ove alle carestie e l’emergenza climatica, i conflitti e gli embargo si è aggiunto l’effetto Covid-19.

‘Via via che si perdono posti di lavoro, il flusso di rimesse rallenta e i sistemi alimentari subiscono stress o vengono interrotti, il numero di persone che affrontano un’insicurezza alimentare acuta – la forma più estrema di fame – aumenterà. Allo stesso tempo, se il COVID-19 dovesse persistere, a meno che la fame acuta non venga rapidamente affrontata e prevenuta, il mondo potrebbe assistere a un ulteriore aumento della fame cronica, con conseguenze a lungo termine per centinaia di milioni di bambini e adulti’.

Pandemia e recessione

La pandemia Covid-19 sta aggravando tragicamente la crisi alimentare sistemica, come la FAO e il suo Committee on Food Security (CFS) avevano già previsto il 10.4.20. I fattori determinanti sono essenzialmente due:

– ostacoli nella filiera agroalimentare, causati dalle misure di contenimento che hanno interrotto o comunque limitato la circolazione dei braccianti agricoli e la logistica,

– recessione economica. La più grave dai tempi della seconda guerra mondiale, secondo la World Bank.

Disoccupazione e listini alimentari

Lo International Labor Office (ILO) stima che la recessione abbia già bruciato oltre 400 milioni di posti di lavoro regolari full-time. A ciò si aggiunge l’imponderabile impatto della recessione sull’economia informale che si stimava occupare, prima della crisi, circa 2 miliardi di persone. Pari al 62% della forza lavoro globale complessiva (ILO, 2020). Le rimesse di denaro degli emigrati verso i Paesi di origine sono a loro volta calate in media del 20% – con picchi al 50% in Somalia, ove esse rappresentano il 40% delle entrate familiari – dalla dichiarazione della pandemia (11.3.20) a oggi (World Bank, 2020).

I listini alimentari internazionali avevano dapprima subito una flessione, che aveva rallentato le economie dei Paesi ove essa si basa sulle produzioni agricole.

‘Il crollo delle entrate statali significa che le reti di sicurezza essenziali, come i programmi di protezione sociale e alimentazione scolastica, sono sottofinanziate e non sono in grado di rispondere alle esigenze crescenti’.

I prezzi alimentari hanno però ripreso ad aumentare, negli ultimi due mesi, con culmine in aree caratterizzate da gravi disparità sociali. Come in alcune regioni dello Yemen (+35% da aprile a oggi) e in Afghanistan (+20%), per citare un paio di esempi. E l’indice di povertà estrema va salendo, fino a raddoppiare in Paesi come il Bangladesh ove ha superato il 40% (South Asian Network on Economic Modeling, SANEM, 2020).

27 Paesi a elevato rischio fame

27 Paesi si trovano ora in condizioni di alto rischio di insicurezza alimentare acuta, in tre continenti su cinque:

– America centrale. In Venezuela l’embargo USA aveva costretto 9,3 milioni di persone a grave rischio di insicurezza alimentare ancor prima di Covid (WFP, luglio-settembre 2019). Vi si aggiungono 5,2 milioni di migranti nei Paesi limitrofi (WFP, giugno 2020). E le crisi economiche in corso ad Haiti, Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua,

– Africa orientale. Nell’Etiopia invasa dalle cavallette, 16,5 milioni di persone hanno ora bisogno di assistenza umanitaria. In Sud Sudan, gli affamati sono oltre 6,5 milioni di (maggio-luglio 2020). In Somalia se ne prevedono 3,5 milioni, da qui a settembre,

– Africa sub-sahariana e occidentale. 12,3 milioni di persone a rischio fame erano state stimate in 16 Paesi già prima del nuovo coronavirus (Global Report on Food Crises, GRFC, ottobre-dicembre 2019). In Nigeria, prima economia nonché Paese più popoloso del continente (200 milioni di abitanti), il crollo del prezzo del petrolio e la recessione hanno grave impatto sulla capacità di acquisto dei cibi, che si aggiunge alla precarietà di 2,5 milioni di sfollati interni nel Nord-Est. Così in Sierra Leone (4 milioni di affamati), Liberia, Burkina Faso, Niger (+1270% di affamati nel 2019, GRFC), Mali (+300% di afflitti da food insecurity nel 2019),

– Africa centrale. 5 milioni di sfollati nella Repubblica Democratica del Congo, secondo Paese al mondo per crisi acuta di food security. 2,36 milioni di persone in crisi alimentare acuta nella Repubblica Centrale Africana, 950 mila affamati in Camerun (raddoppiati in un anno. WFP 2020),

– Africa meridionale. Inflazione alimentare al 953% a maggio in Zimbabwe. Fame nera anche in Mozambico, tra cicloni e siccità.

– Nord Africa e Medio Oriente. Nello Yemen, che dipende dalle importazioni alimentari, 15,9 milioni di persone (53% della popolazione) pativano insicurezza alimentare acuta già nel 2018. E l’ultimo rapporto di maggio 2020 segnala l’aggravarsi della situazione. In Siria la tenaglia dell’embargo USA ha affamato 9,3 milioni di persone, a cui se ne aggiungeranno altri 2 milioni a causa della crisi macroeconomica. In Sudan la acute food insecurity raggiungerà i 9,6 milioni di casi, tra giugno e settembre 2020. In Iraq la fame acuta affliggeva 1,8 milioni di individui prima della crisi (2019, GRFC) che ha assestato un duro colpo all’economia nazionale (PIL -10%, secondo le previsioni, causa petrolio). In Libia, tra guerra e calo del prezzo del petrolio, la fame colpisce almeno il 10% della popolazione e un terzo dei 650 mila migranti. Libano e in misura minore Algeria, Giordania, Tunisia ed Egittosaranno particolarmente colpiti’ dalla recessione globale. Situazione critica anche in Palestina.
L’Iran, altra vittima dell’embargo USA, stima in 25 milioni i contagi da Covid-19 (2,3). Ma curiosamente sfugge alla relazione in esame di FAO e WFP (!).

– Asia. Il Bangladesh sta fronteggiando una crisi epocale che in pochi mesi ha raddoppiato il tasso di povertà. Le misure di contenimento da contagio mettono a rischio di discontinuità la produzione di riso e l’accesso al mercato. E le rimesse dall’estero, seconda fonte di entrate familiari, sono diminuite (-20%). In Afghanistan la situazione è critica nelle aree urbane a causa della recessione. E le bocche da sfamare sono aumentate, a causa dei rientri di chi lavorava in Pakistan e Iran ma ha perso l’impiego.
Nella Repubblica Democratica Popolare di Corea, vittima dell’embargo USA più duraturo, il rischio di food security veniva attribuito nel 2019 a 10,1 milioni di esseri umani (FAO-WFP, 2019). Tra marzo e aprile 2020 si è poi registrato il crollo degli scambi con la Cina (-90%).

Le prime vittime dell’ingiustizia

‘Le donne, gli anziani, i giovani, i bambini, le persone con disabilità, le popolazioni indigene, le minoranze, le popolazioni sfollate, inclusi rifugiati, sfollati interni e migranti a basso costo del lavoro (internazionale e interno), dovranno probabilmente affrontare sfide ancora maggiori man mano che le reti di sicurezza esistenti, formali e informali, e le strutture sociali saranno influenzate negativamente dalla crisi Covid-19.

I poveri urbani che vivono in aree densamente popolate e le famiglie che dipendono dal settore informale (sia rurale che urbano) saranno tra i più colpiti. Per i bambini provenienti da famiglie già povere e insicure dal punto di vista alimentare, gli effetti negativi della crisi, comprese le estese chiusure scolastiche e la mancanza dei pasti scolastici, potrebbero avere effetti per tutta la vita e perpetuare ulteriormente il circolo vizioso della povertà e della disuguaglianza’.

Conclusioni provvisorie

Il documento in esame è solo un piccolo esercizio di reportistica da scrivania, con stime grossolane che si basano su una ‘soglia di povertà’ definita in 1,90 US$/giorno da burocrati della Banca Mondiale che guadagnano in media 100 volte tanto. Ed è grottesca la mancata considerazione di Paesi come l’India – secondo al mondo per popolazione (1,380 miliardi. Worldometer, 1.7.20) – ove gli homeless erano 1,8 milioni già prima del coronavirus e le misure di contenimento proseguono nelle aree più produttive del Paese (4,5).

I soli interessi in area food dei colonialisti di sempre, del resto, risiedono in mais e soia OGM per gli animali da reddito, olio di palma per cibo-spazzatura e biodiesel, cacao e nocciole da manodopera infantile per i dolci a massimo profitto.

Covid-19 avrebbe potuto insegnare qualcosa anche ai popoli e governi più egoisti del Nord del mondo. Non ci si può salvare da soli, il disagio è trasmissibile come i virus, la vulnerabilità di alcuni rappresenta un rischio per tutti. E invece no, la coazione a ripetere gli schemi coloniali si rinnova ogni giorno. Senza mai badare all’ingiustizia sociale, senza capire che la redistribuzione del valore è l’unica via di sopravvivenza. Per approfondimenti si veda l’ebook gratuito Covid-19, l’ABC. Volume III – Pianeta.

Dario Dongo e Sabrina Bergamini

In copertina una revisione della illustrazione di CARIÑO, Cartoon Movement

Note

(1) FAO-WFP early warning analysis of acute food insecurity hotspots. July 2020

(2) The New York Times editorial board. This Coronavirus Crisis Is the Time to Ease Sanctions on Iran. NYT. 25.3.20

(3) Rouhani says 25 million Iranians may have been infected with coronavirus. Reuters. 18.7.20
(4) Arulmani Thiyagarajan, Sudip Bhattacharya, Kanica Kaushal (2018). Homelessness: An Emerging Threat. International Journal of Healthcare Education and Medical Information.
ISSN: 2455-9199

(5) Modi says coronavirus risk persists in India, recoveries rise. Reuters. 26.7.20

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