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Conflitti d’interesse nella ricerca scientifica

Conflitti d’interesse nella ricerca scientifica

I conflitti d’interesse sono frequenti, nel settore alimentare come in altri, e spesso coinvolgono – o corrompono – anche la ricerca scientifica. I casi più gravi senza dubbio riguardano le frodi scientifiche, a tutt’oggi impunite, volte a dissimulare i pericoli per la salute umana e animale associati all’esposizione agli agrotossici. Come si è più volte denunciato, in relazione al glifosafo e ai pesticidi neonicotinoidi. Ma c’è molto altro, come rivelano due recenti studi.

AAA trasparenza cercasi

I rapporti tra gli enti di ricerca e le Big 4 dell’agrochimica, Big Pharma e Big Food sono necessari. All’industria, per raccogliere l’evidenza scientifica richiesta ai fini delle autorizzazioni di alcune categorie di prodotti e dei claim a essi relativi. Agli enti di ricerca, per sostenersi e portare avanti le attività.

La trasparenza su eventuali conflitti di interessi di autori ed editor è una condizione irrinunciabile per valutare in modo obiettivo l’affidabilità e qualità dei contenuti. A maggior ragione in quanto le pubblicazioni scientifiche influenzano le valutazioni del rischio su cui si basano decisioni pubbliche. Lo International Committee of Medical Journal Editors (ICMJE) ha perciò definito i criteri da seguire per la dichiarazione sui conflitti d’interesse, nelle proprie linee guida sulla elaborazione dei testi scientifici. (1)

BOS (Business over Science)

Gli editor della gran parte delle riviste scientifiche non si preoccupano della carenza delle dichiarazioni sui conflitti d’interesse, confidando nell’incapacità del lettore abituale di conoscerli o anche solo sospettarli (2,3).

Due recenti studi pubblicati sul BMJ (British Medical Journal) e PLoS Med offrono un’analisi statistica quali-quantitativa sul livello medio di aderenza delle riviste scientifiche ai criteri di trasparenza prescritti nelle linee guida ICMJE. E i loro risultati, drammaticamente, convergono:

– nel primo studio, ove sono stati analizzati 350 lavori, l’82% degli autori e il 99,4% degli editor non ha dichiarato l’esistenza di conflitti d’interesse. Ma il 69% di essi è risultato avere rapporti con istituzioni o organizzazioni, ivi compresi gruppi industriali. (4)

– nel secondo, l’analisi di 130 lavori ha mostrato come il 99% degli autori, l’88% degli editor e il 69% delle riviste collaborava con istituzioni pubbliche o organizzazioni professionali. (5)

Gli interessi economici in gioco

Le riviste scientifiche fanno profitto dalla vendita delle ristampe di articoli, dalla pubblicità e dalle sponsorizzazioni commerciali. Nei giornali medici, i conflitti d’interesse derivano dalle ristampe di articoli che contengono pubblicità di farmaci di aziende sponsor, influenzando così le decisioni degli editor. (6)

Le più influenti riviste realizzano maggiori ricavi con le citazioni ottenute in altri studi. All’incremento delle citazioni corrisponde infatti la maggiore attrattiva per autori e sponsor. I lavori realizzati con il supporto dell’industria, ça va sans dir, sono quelli che raccolgono maggiori citazioni e risultati positivi rispetto a quelli non finanziati. (7)

Filiera agroalimentare e ricerca, rischi e opportunità

L’agroindustria ha un ruolo importante nella ricerca medico-scientifica. In positivo, nella validazione di benefici per la salute associati all’apporto di vari alimenti e sostanze ivi contenute a esseri umani e animali. In negativo, per controllare i risultati delle analisi del rischio su prodotti non salutari ovvero pericolosi per la salute, gli agrotossici in particolare, sine cura del loro impatto sociale e ambientale (8,9,10).

I conflitti sono in ogni caso destinati a emergere con ripercussioni anzitutto su reputazione e credibilità delle riviste scientifiche e dei marchettari in camice. È perciò necessario un intervento coeso sulla governance dell’editoria scientifica. (11) Si devono istituire registri a libero accesso per raccogliere le dichiarazioni sui conflitti d’interesse e isolare le mele marce con meccanismi di name & shame, prima che sia troppo tardi.

Dario Dongo e Andrea Adelmo Della Penna

Note

(1) Dal-Ré et al. (2020) Mandatory disclosure of financial interests of journals and editors. BMJ 370:m2872, http://dx.doi.org/10.1136/bmj.m2872

(2) Lanvière et al. (2015) The oligopoly of academic publishers in the digital era. PLoS One 10:e0127502, doi: 10.1371/journal.pone.0127502

(3) International Committee of Medical Journal Editors (2019) Recommendations for the conduct, reporting, editing, and publication of scholarly work in medical journals. http://www.icmje.org/icmjerecommendations.pdf

(4) Dal-Ré et al. (2018) Are journals following the ICMJE recommendations complying with conflicts of interest disclosure policies. Eur. J. Intern. Med. 57:e17-9, doi:10.1016/j.ejim.2018.07.025

(5) Dal-Ré et al. (2019) Editors’ and authors’ individual conflicts of interest disclosure and journal transparency. A cross-sectional study of high-impact medical specialty journals. BMJ Open 9:e029796, doi: 10.1136/bmjopen-2019-029796

(6) Fugh-Berman et al. (2006) Advertising in medical journals: should current practices change? PLoS Med 3:e130, doi:10.1371/journal.pmed.0030130

(7) Lundh et al. (2017) Industry sponsorship and research outcome. Cochrane Database Syst. Rev. 2:MR000033, doi: 10.1002/14651858.MR000033.pub3

(8) Mozaffarian (2017) Conflict of interest and the role of the food industry in nutrition research. Jama 317(17):1755-56, doi:10.1001/jama.2017.3456

(9) Centers for Disease Control and Prevention (2014) CDC’s guiding principles for public-private partnershipshttps://www.cdc.gov/about/pdf/business/partnershipguidance-4-16-14.pdf.

(10) Bero et al. (2018) Conflict of interest in nutrition research. JAMA 320(1):93-95, doi:10.1001/jama.2018.5662

(11) Bion et al. (2018) White paper: statement on conflicts of interest. Intensive Care Med. 44:1657-68, doi: 10.1007/s00134-018-5349-8

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