Idee

Amazon-Go, Seattle

Amazon-Go, Seattle

Dopo un anno di prove, il primo AmazonGo è stato aperto al pubblico lunedì scorso, sulla Seventh Avenue a Seattle, al piano terra dei quartieri generali del colosso di Jack Bezos. Grande clamore, prime impressioni e commenti.

Il primo ‘brick and mortar convenience store di Amazon viene descritto dai visitatori come un ‘Seven-Eleven’ in versione hi-tech. Un prêt-à-manger sandwich store, con ampia offerta di insalate e piatti pronti che si aggiungono a selezioni di birre e vini, ortofrutta, carni. Oltre agli Amazon meal-kits e varie altre amenità. Grazie alla recente acquisizione di Whole Foods, sono altresì disponibili una serie di prodotti – dalle chips ai biscotti e prodotti da forno – a marchio 365 Everyday Value.

Tecnologia. La tecnologia applicata da Amazon, di cui ad oggi si conoscono pochi generici dettagli, consentirebbe di eliminare il processo di check-out e il costo del personale di cassa. Elementi molto apprezzati per la relativa innovazione, da parte dei consumatori come dagli analisti di settore. Non a caso anche Alibaba e JD stanno provando ad adottare in Cina la medesima soluzione. Anche se non è chiaro quale tecnologia venga utilizzata, dagli uni e dagli altri.

AmazonGo è la dimostrazione che le risorse a disposizione dei nuovi padroni dell’economia consentono investimenti impensabili per gli operatori tradizionali. I margini di profittabilità del settore grocery sono infatti tra i più bassi del commercio – 1-3%, in media – e questo aspetto ha finora inibito i retailer fisici nativi dall’affrontare investimenti di rilievo per digitalizzare le loro attività, online e offline

clienti zombies

Intelligenza Artificiale (IA). Le telecamere di AmazonGo alimentano i dati per la mappatura dei prodotti esposti ed acquistati, che il sistema elabora e aggiorna in tempo reale con probabile ottimizzazione di ordini e scorte. Si è rinunciato all’impiego di tag RFID, il cui costo (economico e gestionale) rimane improponibile per i prodotti grocery. Ed è comunque incerta l’affidabilità di questi strumenti in condizioni reali di traffico e stress, ivi comprese ipotesi di errori di registrazione degli acquisti alle casse automatiche. (1)

L’esperienza di acquisto del negozio fisico viene digitalizzata, essenzialmente riducendo i tempi di check-out. Questa innovazione è finanziato mediante l’eliminazione o la riduzione di ruoli come quello del cassiere, che negli USA rappresentano la seconda occupazione in valore assoluto (3,5 milioni di addetti). E la domanda ovvia – che in questi giorni viene discussa a Davos, al World Economic Forum, in termini macroeconomici (2) – verte sul costo sociale di tale fenomeno. Sulla forza-lavoro che è destinata a soccombere, e forse anche sull’esperienza d’acquisto. La quale, al di là della soddisfazione immediata del drive-in con cassa automatica, potrebbe infine risentire dello smarrimento della relazione umana tuttora radicata nelle consuetudini di tutti.

La GDO in Italia non pare influenzata dal fenomeno AmazonGo. Il modello di supermercato del futuro sviluppato da Coop Italia a Expo Milano 2015 del resto segue un modello diverso, se non opposto, che riflette le esigenze di un consumatore più attento alla sostanza – nei termini di integrazione e integrità della filiera (3) – più che alla forma del check-out. Nel senso di privilegiare l’accoglienza e l’interazione del consumatore con i dati che attribuiscono valore ai prodotti. La relazione di prossimità e la fiducia nella catena distributiva consentono di mantenere il presidio, almeno nel breve-medio termine. 

Va in ogni caso considerato il rischio di manovre anti-concorrenziali da parte di chi ora controlla il mercato online e i Big Data. Che grazie alle proprie straordinarie risorse potrebbe, da un giorno all’altro, erodere quote di mercato anche nel grocery, come ha già fatto nell’elettronica e in altri settori. Anche attraverso promozioni imbattibili, difficili da contrastare con gli strumenti di diritto a disposizione. (4) È il caso di muoversi insomma!

Dario Dongo e Fabio Ravera

Note

(1) Si veda al proposito il caso esemplare del vasetto di yogurt sfuggito allo scontrino dei reporter di CNBC, a esito dello shopping in AmazonGo, su www.cnbc.com/amp/2018/01/22/amazon-go-grocery-store-opened-and-we-accidentally-stole-a-yogurt.html

(2) Uno degli interventi più ottimistici, su https://www.weforum.org/agenda/2018/01/heres-what-robots-mean-for-the-future-of-work. Minor ottimismo si ricava dalle relazioni del Boston Consulting Group sull’impatto della robotica sull’occupazione

(3) L’integrità della filiera – intesa come etica e rispetto dei diritti, prima ancora che delle regole – a ben vedere è proprio ciò che manca al modello di Jeff Bezos. Già distintosi proprio in Europa per il più bieco sfruttamento dei lavoratori e l’evasione fiscale su larga scala

(4) Alcuni preziosi spunti sull’opportunità di intervento nei confronti di Amazon, Google e Facebook da parte delle autorità Antitrust sono stati di recente offerti da The Economist, su https://www.economist.com/news/briefing/21735026-which-antitrust-remedies-welcome-which-fight-techlash-against-amazon-facebook-and

Nel nostro piccolo ci siamo limitati a chiedere all’Antitrust di fare sì che Amazon quantomeno rispetti le regole di informazione al consumatore, avendo riscontrato numerosi illeciti e omissioni sui prodotti offerti nel servizio Amazon Pantry

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