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Al nuovo Governo, alcune proposte per il settore agroalimentare 

Al nuovo Governo, alcune proposte per sostenere la crescita del settore agroalimentare in Italia. Un settore che esprime circa il 13% del PIL e colloca il Bel Paese al primo posto in Europa per valore aggiunto in agricoltura, secondo posto (dopo la Francia) per produzione agricola, terzo posto (dopo Francia e Germania) per fatturato dell’industria alimentare. Fatti, non parole. A seguire, l’ABC.

A) Lavori in corso da riprendere

I due governi precedenti hanno lasciato in sospeso l’applicazione di misure importanti per il sostegno e la crescita di alcune categorie di imprese ed enti che operano (anche) nel settore agroalimentare:

– PMI, startup innovative, associazioni di categoria. Il decreto crescita ha introdotto una serie di misure atte a favorire gli investimenti in innovazione, la registrazione internazionale di marchi e brevetti, la promozione all’estero. Tali misure ancora attendono i decreti di attuazione, indispensabili a liberare i relativi finanziamenti,

– imprese sociali ed ETS (Enti del Terzo Settore), attuazione delle riforme. Gli innumerevoli enti che operano senza scopo di lucro per finalità solidaristiche e di utilità sociale subiscono grave pregiudizio allo sviluppo di nuove attività. A causa della mancata adozione, a tutt’oggi, dei 41 provvedimenti da cui dipende l’operatività dei d.lgs. 112 e 117 del 3.7.17.

I c.d. riders, lavoratori che eseguono consegne nel food delivery, a loro volta attendono il provvedimento che dovrebbe regolare il loro contratto collettivo. Il primo atto legislativo in Europa, volto a definire le garanzie minime di tutela di questa categoria di lavoratori – salario minimo, protezione malattie e infortuni – era stato promesso dal ministero del lavoro, il 14.1.19, entro marzo. Poi più nulla.

L’agricoltura contadina attende invece al Parlamento, da 10 anni ormai, un’apposita legge-quadro. Per sostenere e incentivare l’agroecologia su piccola scala, attraverso apposite misure e aiuti di impatto significativo su società e ambiente in ogni distretto della Penisola. Promuovendo, tra l’altro, il recupero di terreni incolti e aree degradate. Un disegno di legge, già condiviso nel 2017 con le parti sociali interessate, va riproposto e approvato senza ulteriori ritardi.

B) Misure da adottare con urgenza

Il nuovo Governo deve altresì adottare con urgenza una serie di misure indispensabili, già sollecitate dalla società civile e tuttavia ignorate dai precedenti governi. In particolare:

– pesticidi, misure di protezione di salute pubblica e ambiente rispetto al c.d. effetto deriva. Il 26.2.19 la Camera dei deputati ha votato all’unanimità la mozione unitaria sulle ‘iniziative volte a vietare l’utilizzo dei pesticidi e dei diserbanti nelle produzioni agricole, favorendone lo sviluppo con metodo biologico’. Nell’attesa, è necessario e urgente definire distanze minime delle irrorazioni rispetto a case e uffici, scuole e impianti sportivi, altri luoghi d’incontro e aziende biologiche. Oltre a prescrivere la notifica preventiva obbligatoria dei trattamenti al vicinato, come già richiesto in apposita petizione del gruppo #NoPesticidi,

– decreto fanghi, abrogare subito. L’articolo 41 del c.d. decreto Genova ha introdotto inaccettabili soglie di tolleranza dei contaminanti ammessi sui fanghi di depurazione delle acque reflue destinati all’impiego in agricoltura. Idrocarburi, cromo, toluene, diossine e PCB e altre sostanze tossiche possono contaminare l’ambiente ed entrare nella catena alimentare a causa di un provvedimento che ha trascurato ogni doverosa valutazione del rischio. E deve quindi venire rimosso prima che l’Italia intera divenga una ‘terra dei fuochi’,

– pratiche commerciali sleali, attuazione della direttiva UTPs (Unfair Trading Practices, dir. UE 2019/633). La filiera di produzione agroalimentare italiana si distingue in Europa per la sua estrema frammentazione. Ne consegue un marcato squilibrio di potere contrattuale di decine di migliaia di fornitori con gli operatori a valle, che deve venire mitigato al più presto facendo ricorso alle misure previste dalla direttiva UTPs,

– ecommerce. Misure ulteriori devono venire adottate nei confronti dei colossi globali dell’ecommerce, i quali continuano ad applicare clausole contrattuali abusive che GIFT (Great Italian Food Trade) ha già invano denunciato all’Antitrust sotto la presidenza di Giovanni Pitruzzella. Oltreché attraverso inusitate pressioni sui lavoratori e pratiche commerciali scorrette verso i consumatori. Si devono al più presto indagare la concentrazione del mercato online e la concorrenza sleale nei confronti della distribuzione in Italia. L’unico settore, si ricorda, che non può delocalizzare ed è al contempo un fondamentale presidio sui territori, raccordando chi produce e chi consuma,

– termini di pagamento. Le misure stabilite dall’articolo 62 della legge 24.3.12 n. 27 devono venire adeguate alla direttiva UE 2019/633. E soprattutto, bisogna estendere alla Guardia di Finanza i poteri d’indagine e sanzione, finora affidati alla sola (inedia della) Antitrust. Il nuovo Governo deve anche avere il coraggio di affrontare la crisi sistemica dei ritardi di pagamento nell’economia italiana. Introducendo un termine generale di 60 giorni, da applicare a ogni vendita di beni e prestazione di servizi, a decorrere dalle rispettive date di consegna o esecuzione, nel settore privato come in quello pubblico. Misure vieppiù essenziali per la salvaguardia del ‘popolo delle partite IVA’ e delle microimprese scaturite dalla crisi occupazionale, i cui titolari sono le prime vittime delle crescenti diseguaglianze socio-economiche, per carenze di tutela cui s’aggiunge la sistematica difficoltà di accesso al credito,

origine carni al ristorante, origine ortofrutta servita dalle collettività. Queste misure, a differenza di altre (come i purtroppo illegittimi decreti su sede stabilimento e origine di pasta, riso, pomodoro), possono venire liberamente adottate dal legislatore italiano. Poiché la disciplina dell’informazione al consumatore sui prodotti venduti sfusi e preincartati nonché dei cibi offerti dalle collettività è affidata alla legislazione nazionale concorrente (ai sensi del reg. UE 1169/11, articolo 44). E tali misure sono cruciali per favorire la crescita del PIL, stimolando la domanda interna di beni il cui valore è ampiamente riconosciuto dai consumatori italiani, come già dimostrano i dati delle vendite a scaffale.

C) Politiche da sviluppare

Lo scenario di medio termine, in Europa e in Italia, merita pure alcuni brevi cenni di prospettiva. In Europa, le nostre filiere produttive come i cittadini e consumAttori hanno effettivo bisogno di maggiori garanzie su sicurezza alimentare, equità e sostenibilità:

biologico. 10 anni di agroecologia in Europa, come è stato dimostrato in un recente studio IDDRI, possono salvare gli ecosistemi e la salute dei cittadini dai veleni che tuttora li affliggono, senza rinunciare alla food security. Ma il settore bio raccoglie solo una minima parte degli aiuti che provengono dalla Politica Agricola Comune (PAC), tuttora sbilanciata a favore dell’agricoltura industriale su larga scala. Ed è minacciato, tra l’altro, dal rischio di de-regolamentazione dei nuovi OGM, che in USA ora si vorrebbero ammettere anche nelle produzioni biologiche,

– #EatORIGINal! Unmask your food! L’iniziativa dei cittadini europei, volta a ottenere l’indicazione obbligatoria della provenienza degli ingredienti primari su tutte le etichette degli alimenti immessi nel Mercato interno, è un passaggio irrinunciabile. E va anzi rafforzato, aggiungendo il dovere di indicare l’origine degli alimenti (vale a dire il Made in, il Paese e la sede dello stabilimento ove i prodotti hanno subito la loro trasformazione finale). Nonché precisando il dettaglio geografico dell’informazione, che non può venire vanificata con diciture del tutto prive di significato. Come quella ‘UE e non-UE’, cioè ‘Origine Pianeta Terra’ (OPT), prevista dal vergognoso regolamento UE 2018/775,

– equità e trasparenza nella catena del valore. Lo ‘High Level Forum for a Better Functioning of the Food Supply Chain’, come si è visto, continua a dispensare buoni consigli e cattivi esempi (cit. Fabrizio De André, Bocca di Rosa). Sempre a servizio dei monopolisti, dalle Big 4 dell’agrochimica alle 10 grandi sorelle dell’industria di trasformazione e i ai colossi globali della grande distribuzione. Bisogna voltare pagina. Garantire anzitutto l’effettiva applicazione, senza deroghe di sorta, al sistema previsto per la trasparenza nella catena del valore.

Salute dei cittadini e tutela dell’ambiente postulano a loro volta un’inversione di rotta, dopo la sbronza neoliberista di Jean Claude Juncker a cui tutti gli ultimi governi italiani hanno partecipato con l’indigestione di trattati tossici. Tra i quali Mercosur e CETA – assieme al TTIP in fieri – rappresentano i più gravi rischi, per le filiere agroalimentari europee e la salute pubblica.

Il principio di precauzione va riportato alla luce e sulle sue basi dovranno venire adottate misure di salvaguardia sulle merci pericolose in arrivo da Paesi extra-UE. Le quali dovranno ovviamente venire sostenute da adeguate basi scientifiche, per prevenire contestazioni in sede di WTO (World Trade Organization). Si dovranno dimostrare, ad esempio, i rischi legati a pesticidi, ormoni e anabolizzanti in carni e latticini). Per giustificare le restrizioni alle importazioni di derrate alimentari non conformi ai livelli di salute pubblica garantiti in UE.

La nuova Commissione europea dovrà poi venire sospinta a colmare le voragini lasciate dalle precedenti sulle politiche che attengono a interferenti endocrini, sicurezza chimica dei prodotti di largo consumo, microplastiche, disciplina armonizzata dei MOCA (Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti). Senza trascurare la presa in carico delle frodi alimentari con misure efficaci, nonché le politiche socio-ambientali per contrastare land grabbing e deforestazioni.

In Italia, il nuovo Governo potrà dimostrare la discontinuità coi precedenti e distinguersi per efficienza ed efficacia sotto diversi aspetti:

– CETA e Mercosur, no alla ratifica. Accordi negoziati al buio, senza badare agli interessi e ai diritti dei cittadini italiani, non devono venire accettati da un Paese che per il loro effetto rischia di subire il tracollo di intere filiere (es. zootecnia, legumi),

appalti verdi e sostenibilità degli approvvigionamenti devono venire messi a regime in ogni pubblica amministrazione. L’innovazione sociale sotto il segno della sostenibilità – di cui tanto si parla e ben poco si fa – va orientata verso l’agricoltura biologica. E deve venire allineata ai criteri condivisi in sede ISO (ISO 20400:2017), per mettere fine a beffarde quanto diffuse operazioni di greenwashing,

– codice alimentare. Il diritto alimentare europeo ha subito una riforma radicale, nei due decenni trascorsi. A esito del Libro bianco per la sicurezza alimentare che venne firmato, tra l’altro, da un presidente italiano della Commissione europea (Romano Prodi), il 12.2.00. General Food Law e ‘Pacchetto Igiene’, Food Contact Materials e Food Information to Consumers solo per citare le pietre miliari. La filiera agroalimentare italiana e le autorità di controllo, ora più che mai, hanno bisogno di un codice alimentare unitario a cui riferirsi. Un vademecum ove richiamare l’insieme delle regole europee da applicare alla generalità e alle singole filiere e prodotti, cui allegare le norme nazionali di attuazione e complemento,

– controlli pubblici ufficiali, riordino. È altresì necessario riordinare le attribuzioni di competenze alle autorità deputate ai controlli pubblici ufficiali. Competenze a tutt’oggi mal riposte, per quanto specificamente attiene a etichette e pubblicità alimentari. Laddove è evidente il deficit strutturale di ICQRF – con un paio di centinaia di ispettori operativi – rispetto all’esigenza di controllare circa 3 milioni di imprese. (1) Bisogna affermare in modo univoco il coordinamento di tutti i controlli da parte del Ministero della Salute, in linea con i principi generali definiti a livello UE (reg. CE 882/04, ora reg. UE 625/2017). E rivedere il sistema delle sanzioni, in ottica di deterrenza e proporzionalità.

Le proposte di cui sopra dovranno venire confrontate con le rappresentanze di filiera e della società civile, per meglio intendere le posizioni di ciascuna rispetto ai temi elencati. In attesa di adesioni e aggiornamenti, senza mai perdere la speranza in un’Italia migliore!

#Égalité!

Dario Dongo

Note

(1) Si richiama al proposito l’ebook gratuito ‘1169 pene. Reg. UE 1169/11. Notizie sui cibi, controlli e sanzioni’, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/libri/1169-pene-e-book-gratuito-su-delitti-e-sanzioni-nel-food

(2) Si veda anche l’ebook gratuito ‘Sicurezza alimentare, regole cogenti e norme volontarie’, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/libri/sicurezza-alimentare-regole-cogenti-e-norme-volontarie-il-nuovo-libro-di-dario-dongo

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