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Accordo UE-Giappone, il #Cambiamento s’è perso

Accordo UE-Giappone, il #Cambiamento s’è perso

L’accordo UE-Giappone (JEFTA) raccoglie il via libera di Luigi Di Maio. Quale #Cambiamento? 

In campagna elettorale, M5S e Lega avevano dichiarato opposizione agli accordi europei di partenariato politico, oltreché economico, con altri Paesi (es. TTIP, CETA, JEFTA). Il loro governo invece ora aderisce alla più grande intesa mai negoziata dall’Europa, l’accordo UE- Giappone (JEFTA). In continuità con le posizioni già espresse da Paolo Gentiloni, Maurizio Martina e Carlo Calenda. Quale #Cambiamento?

Accordi di partenariato, patti pre-elettorali e contratto di governo 

Il Movimento 5 Stelle – nel c.d. ‘patto pre-elettorale – si era impegnato a ‘respingere accordi che non siano preceduti da dettagliate valutazioni d’impatto economico, sociale e ambientale a livello europeo, nazionale e globale e da verifiche altrettanto severe sul loro impatto ex post per correggerne i potenziali effetti negativi’. 

Si era quindi impegnato, il M5S, a ‘rifiutare accordi negoziati senza un’adeguata e trasparente partecipazione dei cittadini e dei loro rappresentanti e delle loro organizzazioni, a partire dagli eletti nei Parlamenti europeo, nazionali e nelle Autorità locali, a garanzia dell’obiettivo che le politiche commerciali privilegino l’interesse generale e non quello di potenti lobbies economiche’.

Lo stesso ‘Blog delle Stelle, meno di un anno fa, aveva dato voce alla Campagna Stop TTIP/ CETA Italia. Ospitando un intervento della sua portavoce Monica di Sisto:

Da molti anni le nostre organizzazioni stanno chiedendo di fermare questi trattati che, senza adeguate valutazioni di impatto sociali e ambientali, indeboliscono la capacità dei nostri Paesi di lavorare a una buona economia che sostenga i territori e una buona occupazione. 

Il Jefta è particolarmente insidioso perché non sarà sottoposto alla ratifica dei parlamenti nazionali, in quanto non si occupa di investimenti, ma come i suoi fratelli CETA e TTIP non riconosce il principio europeo di precauzione, stabilisce un dialogo riservato tra le due parti su regole e diritti cui i cittadini non possono partecipare.

Oltre a forzare una liberalizzazione dei servizi senza garantire un’adeguata protezione ai nostri prodotti di qualità, anzi indebolendo con l’abbattimento dei controlli alle frontiere la protezione del mercato europeo dalla contaminazione da OGM di cui il Giappone è leader brevettuale’ (Campagna Stop TTIP/CETA Italia).

Anche la Lega, prima di salire al governo, aveva dichiarato ferma opposizione agli accordi di partenariato. ‘È un tentativo di genocidio dei popoli europei’, affermava due anni fa Matteo Salvini in merito al TTIP. ‘Un trattato evidentemente criminale nei confronti dell’economia europea’, che ‘solo dei matti potrebbero avallare’. Dichiarandosi completamente contrario a ‘una cessione totale di qualsiasi sovranità e controllo dei nostri commerci e della nostra agricoltura’. 

L’attuale ministro dell’interno, prima delle elezioni del 4 marzo scorso, aveva denunciato ‘la maggioranza di questo Parlamento e di questa Commissione è pagata dai cittadini europei per fare gli interessi di altri e cancellare dalla faccia della terra le popolazioni che da secoli vivono in questi Paesi.’ (1)

Il c.d. ‘contratto di governo – sebbene edulcorato rispetto alla versione originaria – impegnava i suoi membri a contrastare gli accordi di partenariato. ‘Per quanto concerne Ceta, MESChina, TTIP e trattati di medesima ispirazione ci opporremo agli aspetti che comportano un eccessivo affievolimento della tutela dei diritti dei cittadini, oltre a una lesione della corretta e sostenibile concorrenza sul mercato interno.’ (2) 

Sarà quindi prioritario fare in modo che questi trattati siano necessariamente qualificati come misti dall’Unione Europea e pertanto, ratificati dagli Stati Membri ed esaminati dai Parlamenti nazionali in base alle rispettive procedure di ratifica.

Accordo UE-Giappone, il #Cambiamento s’è perso

Il neo-ministro per lo Sviluppo economico Luigi di Maio, con buona pace degli impegni di cui sopra, ha infine dichiarato il suo assenso alla firma dell’accordo di partenariato UE-Giappone (JEFTA). Senza consultare i rappresentanti delle filiere interessate, tantomeno gli elettori, né convocare un tavolo tecnico. (3)

L’annuncio è piovuto invece come un fulmine a ciel sereno, in un’intervista concessa a La Repubblica il 6 luglio 2018. Con due inutili parole di circostanza, indicherà alla Commissione europea ‘condizioni precise che riguardano agricoltura, piccole imprese e una serie di interventi necessari.’ Quali condizioni, il riconoscimento effettivo delle nostre DOP a partire dal Parmigiano Reggiano magari? Magari fosse.

L’accordo JEFTA avrà un impatto significativo sulla nostra economia. Vi è un solo aspetto positivo, la graduale liberalizzazione dei dazi doganali. (4)  Saranno più facili gli scambi di alimenti e di auto elettriche, rispettivamente, verso e da il Sol Levante. Ma si sarebbe potuto ottenere ciò con un semplice accordo, a ciò rigorosamente ristretto.

Il contratto matrimoniale col Giappone – composto di oltre 500 pagine che abbiamo già analizzato – comprende invece aspetti delicatissimi. In tema di agricoltura e sicurezza alimentare, questione OGM in primis, oltreché di protezione delle nostre DOP e IGP. (5)

Il Parmesan viene definitivamente liberalizzato per merito di una Commissione europea servile agli interessi di Big Food, laddove una delle 10 sorelle, Kraft, è il primo contraffattore del cacio Made in Italy. Il Presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano DOP Nicola Bertinelli dal canto suo – anziché preoccuparsi, come da noi umilmente suggerito – esercitava in quei giorni la fantasia sulle ‘formaggiere dop’ nei ristoranti in Italia. (6)

Il #Cambiamento s’è perso. Il governo giallo-verde ha invece proseguito, in questa vicenda, la linea Renziloni-Martina-Calenda. A servizio delle lobby della finanza e della giga-industria, che da sempre oppongono ogni sistema di registrazione e tutela delle nostre specialità alimentari. (7) Ed è un oltraggio all’intelligenza degli elettori il post sulla pagina Facebook del Movimento 5 Stelle, ove si maschera il voltafaccia millantando la convenienza del JEFTA per le PMI. (8)

Les jeux sont fait, rien ne va plus. L’accordo UE-Giappone è concluso ormai, senza bisogno di ratifica né possibilità di opposizione da parte delle Assemblee nazionali.

Dario Dongo

Note

1) Cfr. http://www.eunews.it/2016/05/11/ttip-salvini-e-un-tentativo-di-genocidio-dei-popoli-europei/58197

2) La bozza del contratto era più netta sul tema, affermando che ‘Per quanto concerne Ceta, TTIP e trattati di medesimo tenore intendiamo opporci in tutte le sedi, in quanto determinano un eccessivo affievolimento della tutela dei diritti dei cittadini, oltre ad una lesione della concorrenza virtuosa a scapito della sostenibilità del mercato interno’

3) https://stop-ttip-italia.net/2018/07/08/di-maio-firma-il-jefta-e-gli-impegni-elettorali-ci-incontri-subito/

4) Una misura che spesso si rivela solo apparente, considerato che le barriere tecniche agli scambi tra i Paesi del G20 sono raddoppiate negli ultimi sei mesi, secondo il rapporto WTO/OMC 4.7.18. Cfr. https://www.wto.org/french/news_f/news18_f/monit_04jul18_f.htm

5) Senza trascurare la liberalizzazione selvaggia dei servizi, tra i vari aspetti

6) Si veda l’articolo ‘formaggiere dop nei ristoranti’, su Italia Oggi, 25.4.18

7) Per meglio capire il fenomeno, basti guardare https://www.gfi.org/the-great-parmesan-gaffe

(8) V. https://www.facebook.com/groups/1629235214025737/permalink/2153865994895987/. Chi scrive ha di recente assistito un’industria italiana nel settore degli alimenti surgelati, costretta distruggere diversi bancali di prodotti (olive ascolane e arancini) bloccati alla dogana di Osaka. Prodotti realizzati nel pieno rispetto delle regole UE sono stati distrutti a causa di cavillose norme nipponiche prive di alcuna giustificazione sanitaria. La questione è stata sottoposta, tramite la Commissione europea, al Comitato WTO-SPS (Sanitary and Phito-Sanitary Measures). Ma a pagare le barriere tecniche al commercio, intanto, è stata l’impresa italiana

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