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Origine grano, riso e pomodoro. Rinnovo teorico dei decreti

Origine grano, riso e pomodoro. Rinnovo teorico dei decreti

I decreti origine grano, riso e pomodoro subiscono un rinnovo teorico, ‘in via sperimentale’, fino al 31.12.20. Nel colpevole silenzio della Commissione e del Mediatore europeo, non si può che attendere una pronuncia della Corte di Giustizia di Lussemburgo. O della Corte Costituzionale italiana.

L’informazione sull’origine degli ingredienti primari è essenziale per favorire l’integrità delle filiere e la creazione di valore sul territorio. Ed è perciò che bisogna sollecitare la Commissione a dare seguito all’iniziativa dei cittadini europei EatORIGINal! Unmask your food! Anziché pubblicare decreti che, come si vedrà, valgono carta straccia.

Decreto ‘pesce d’aprile’

Il decreto 1.4.20, a firma dei ministri Teresa Bellanova e Stefano Patuanelli, è stato alfine pubblicato in Gazzetta Ufficiale. (3) Il testo si compone di tre articoli, mediante i quali si estende dal 31.12.20 al 31.12.21 il periodo di applicazione degli altrettanti decreti. I quali, rispettivamente, avevano previsto l’indicazione obbligatoria – in etichetta dei prodotti realizzati e venduti in Italia – dell‘origine di:

– grano e semola nella pasta (DM 26.7.17),

– risone nel riso (DM 26.7.17),

– pomodoro nelle relative conserve (oltreché in salse e sughi che ne contengano almeno il 50% in peso. DM 16.11.17).

Illegittimità ab origine

Si fa richiamo al precedente articolo sul decreto in esame per sottolineare come non sia possibile estendere l’efficacia di decreti inapplicabili ab origine.

I decreti origine grano e riso, come a suo tempo annotato, erano invero stati firmati dagli allora ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda dopo avere deliberatamente – e illegittimamente – interrotto la procedura di consultazione a Bruxelles. Il cui esito favorevole, non verificatosi per arbitrio politico a tutt’oggi impunito, costituisce conditio sine qua non per l’applicabilità delle norme tecniche nazionali. (2)

Quanto all’origine del pomodoro, Maurizio Martina e Carlo Calenda avevano addirittura omesso la notifica dello schema di decreto alla Commissione europea. Sebbene il relativo obbligo viga dal 1983 e sia noto (o almeno dovrebbe) anche ai più giovani impiegati ministeriali.

L’illegittimità ab origine dei tre decreti originari – per palese contrasto con il TFUE (Trattato per il Funzionamento dell’Unione Europea) e con le norme comuni che prescrivono la notifica preventiva a Bruxelles delle norme tecniche nazionali – non può certo venire sanata a posteriori con un decreto che ne estenda il periodo di applicazione. (3)

Conclusioni provvisorie

L’indicazione di origine o provenienza dell’ingrediente primario, allorché diversa dal Made in dichiarato, deve venire comunicata sulle etichette di tutti i prodotti alimentari immessi nel Mercato Unico. A partire dall’1.4.20, sulla base del reg. UE 2018/775.  Sia pure senza alcun livello di precisione (ed è perciò che il suddetto regolamento è stato rinominato OPT, Origine Pianeta Terra).

Si aggiunge quindi, al decreto 1.4.20, un’ulteriore causa di illegittimità. Il reg. UE 1169/11, all’articolo 38 (Disposizioni nazionali), vieta infatti la sovrapposizione di norme nazionali con il Food Information Regulation, nelle parti ivi armonizzate.

‘Quanto alle materie espressamente armonizzate dal presente regolamento, gli Stati membri non possono adottare né mantenere disposizioni nazionali salvo se il diritto dell’Unione lo autorizza.’

Alla luce di quanto sopra è evidente la manifesta illegittimità del decreto interministeriale 1.4.20. Vale anzi la pena di ribadire come i pubblici ufficiali devono astenersi dall’applicare tale decreto, proprio in quanto i fatidici tre – origine pasta, riso e pomodoro – sono stati pubblicati in spregio delle regole UE. (4) Esponendosi altrimenti al concreto rischio di venire essi stessi sottoposti a indagini per abuso d’ufficio.

Dario Dongo

Note

(1) Decreto interministeriale (MiSE e MiPAAF) 1.4.20. Proroga delle disposizioni obbligatorie di indicazione dell’origine, in etichetta, del grano duro per paste di semola di grano duro, del riso e dei derivati del pomodoro. In Gazzetta Ufficiale Serie Generale 8.7.20 n. 170

(2) Si richiama la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea riportata nel precedente articolo https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/decreti-origine-pasta-riso-pomodoro-sede-stabilimento-incertezze-e-pericoli

(3) Dario Dongo. Food Regulations and Enforcement in Italy. Reference Module in Food Science, Elsevier, 2019. ISBN 9780081005965. https://doi.org/10.1016/B978-0-08-100596-5.21172-4.
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/B9780081005965211724

(4) NB: le regole europee, nella gerarchia delle fonti di diritto, hanno un rango sovraordinato addirittura rispetto alle norme costituzionali italiane

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