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Il cibo scaduto va gettato?

Il cibo scaduto va gettato?

Il cibo scaduto va gettato? A volte sì, ma è bene capire quando e perché

Il cibo scaduto va gettato o può venire consumato senza rischi? La risposta non è univoca. Dipende infatti dal tipo di alimento e dalle indicazioni fornite in etichetta. Vediamole.

‘Da consumare entro’, ‘Scade il’, ‘Scadenza’

Quando la data riportata in etichetta viene preceduta dalla dicitura ‘Da consumare entro’, ci si trova di fronte a una data di scadenza. La quale in genere si accompagna a un’indicazione del tipo ‘conservare in frigorifero a temperatura tra 0 e 4’C’. (1)

La data di scadenza viene applicata ai soli alimenti rapidamente deperibili dal punto di vista microbiologico. Vale a dire ai prodotti soggetti al rischio di proliferazione di microrganismi potenzialmente patogeni. (2)

L’alimento soggetto a scadenza non può venire commercializzato a partire dal giorno successivo, quando lo stesso si presume per legge costituire un rischio per la salute del consumatore.

Poiché i microrganismi non sono visibili, l’esame organolettico (aspetto, odore e gusto) non è sufficiente a valutare la sicurezza dell’alimento scaduto. Ed è perciò raccomandabile evitarne il consumo. Al di fuori di yogurt e latte fresco, che possono venire consumati anche nei giorni immediatamente successivi la scadenza. (3)

‘Da consumare preferibilmente entro’

Quando il termine di durabilità del prodotto è invece preceduto dalla locuzione ‘Da consumare preferibilmente entro’, (4) il suo superamento non incide sulla sicurezza alimentare.

Sono i casi ad esempio di cereali e loro derivati (es. pasta e prodotti da forno, riso e gallette), legumi, conserve vegetali, caffè, miele. Laddove, quand’anche venga superato il termine suggerito per il loro consumo, entro limiti ragionevoli, non si configurano rischi per la salute del consumatore.

In tali situazioni, a meno che l’alimento non risulti evidentemente inidoneo al consumo (ad esempio, poiché infestato da insetti), si può decidere di utilizzarlo. Sia pure nella consapevolezza di un possibile deperimento delle sue qualità organolettiche. (5)

Conclusioni

Per concludere, bisogna privilegiare il fattore sicurezza quando il termine superato è una data di scadenza. Sia pure a malincuore, è meglio gettare l’alimento scaduto (fatti salvi latte fresco e yogurt nei 2-3 giorni dopo) che mettere a repentaglio la salute propria e dei propri cari.

Viceversa si può provare a ‘salvare il salvabile’ e perciò utilizzare il cibo che abbia superato il periodo entro cui ‘preferibilmente’ consumarlo (il c.d. ‘termine minimo di conservazione’). Nell’ottica di ridurre al minimo gli sprechi alimentari. (6)

Dario Dongo

Note

(1) Es. prodotti a base di carne e pesce, latticini

(2) Quali batteri, virus, lieviti e muffe. Nella prima categoria si annotano Lysteria monocytes, Salmonella, Shigella, Campylobacter, E.Coli. Per approfondimenti, si veda http://www.federica.unina.it/agraria/microbiologia-degli-alimenti/infezioni-e-intossicazioni-alimentari-batteri-patogeni-trasmessi-con-gli-alimenti-escherichia-coli-enterovirulenti/

(3) Sia pure, sotto l’esclusiva responsabilità del consumatore. Con attenzione a evitare rischi per le categorie più vulnerabili come donne in gravidanza, bambini, anziani

(4) C.d. termine minimo di conservazione, TMC

(5) Una degradazione che varia in relazione al tipo di prodotto e alle condizioni più o meno ottimali in cui è stato conservato. Il reg. UE 1169/11 addirittura esclude alcuni alimenti dall’obbligo di indicare il termine minimo di conservazione (All. X, comma 1, lettera d). Tra questi i vini e gli aceti, le bevande con alcol >10% vol., sale, zucchero allo stato solido e prodotti di confetteria costituiti quasi esclusivamente da zuccheri, chewing-gum e simili

(6) Al di fuori dell’Europa la situazione è più complessa, poiché le diciture impiegate sono molteplici e talora poco chiare. V. http://www.npr.org/ sections/thesalt/2017/09/20/552116399/global-plan-to-streamline-use-by-food-labels-aims-to-cut-food-waste

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