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Etichette e filiera alimentare, l’Ordine Nazionale dei Biologi fa il punto

Etichette e filiera alimentare, l’Ordine Nazionale dei Biologi fa il punto

Dal campo alla provetta’, l’Ordine Nazionale dei Biologi ha riunito le istituzioni e le rappresentanze di filiera, il 3.4.18 a Bologna. Per un’ampia condivisione sul tema delle etichette alimentari, tra regole e controlli, prospettive e opportunità. Una riunione-fiume, di cui si riporta breve sintesi.

‘Etichette e filiera degli alimenti’, l’Ordine Nazionale dei Biologi

Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi (ONB), ha aperto i lavori evidenziando i molteplici ruoli della categoria nell’intero corso della filiera agroalimentare. Sul fronte della ricerca, ove ancora l’Italia si distingue nelle biotecnologie e la ricerca genomica come nello sviluppo di prodotti e metodi di analisi. Come pure a livello operativo, laddove il biologo opera al fianco di altri specialisti nell’intero corso dei processi di produzione agricola primaria, trasformazione, distribuzione e controlli, pubblici e privati.

Stefania Papa, consigliere dell’Ordine dei Biologi con delega alla sicurezza alimentare, ha sottolineato l’esigenza di garantire ai professionisti una formazione specialistica adeguata alle diverse mansioni svolte nel corso della filiera, ‘dai campi alla provetta’. A partire dai lavori su sicurezza e qualità delle acque potabili e di processo, prima matrice e veicolo di potenziali contaminazioni.

Il quadro normativo di riferimento è estremamente complesso, come le banche dati più complete mostrano. Ed è perciò indispensabile, tra le missioni dell’Ordine, offrire linee d’indirizzo idonee ad affrontare la complessità. Bisogna seguire un filo conduttore che muove da ‘General Food Law’ e ‘Pacchetto Igiene’ (1), per esplorare quindi i requisiti generali e di settore che garantiscono la sicurezza alimentare in primis, anche nei suoi riflessi sull’informazione al consumatore.

‘Etichettatura e filiera alimentare’, le regole

Giorgia Andreis, avvocata esperta in diritto alimentare del Foro di Torino, ha introdotto la materia dell’informazione al consumatore sui prodotti alimentari. Il ‘Food Information Regulation’ si è così mostrato nella sua logica essenziale, che considera la sicurezza degli alimenti in relazione alle notizie che li accompagnano in etichetta. (2) La pratica forense mostra invero la natura cruciale dell’informazione in merito agli allergeni, la cui omissione è punita con le sanzioni amministrative più gravi (fino a 40 mila euro), oltre a poter integrare varie fattispecie di reato. (3)

La lealtà e trasparenza delle pratiche commerciali – con peculiare riguardo alle notizie offerte su base volontaria in etichetta – è il tassello a chiusura del cerchio. Il compito dell’avvocato esperto di settore è proprio quello di mediare le istanze e rivedere i testi del marketing sotto la lente d’ingrandimento della conformità alle norme e interpretazioni in auge.

Etichette, pubblicità e controlli pubblici ufficiali

Antonio Iaderosa, dirigente ICQRF, si è soffermato sui temi cruciali di informazione e trasparenza nella filiera agroalimentare. Evidenziando il ruolo della propria organizzazione – prima autorità designata ai controlli pubblici ufficiali su etichette e pubblicità – nel mitigare l’asimmetria informativa tra i diversi anelli della filiera e il consumatore finale. Mediante verifica documentale e analitica delle notizie offerte dall’operatore responsabile.

Se l’informazione è la linfa vitale di un’organizzazione, la trasparenza le permette di fruire’ (Geert Jan Hofstede)

Il 90,9% dei consumatori italiani, 93% dei giovani, è appassionato di cibo. Oltre l’85% ‘si informa di ciò che acquista’, il 57% tramite il web (Censis, 2017). Nondimeno, le informazioni disponibili sono spesso parziali e non conformi ai requisiti prescritti (come chi scrive ha denunciato all’ICQRF, oltreché all’Antitrust (AGCM), in relazione alle vendite a distanza sul sito Amazon Pantry). Ed è perciò che l’ICQRF estende i propri controlli ‘dal campo allo smartphone’, ivi inclusi i distributori, anche mediante accordi con i ‘player’ globali dell’ecommerce.

Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare 

Luigi Cortellessa, Colonnello a capo del Comando Carabinieri Unità Forestali, Ambientale e Agroalimentare, ha esposto la missione del corpo militare. Il Comando opera sull’intero territorio italiano – anche in sinergia con altre autorità di controllo (amministrazione sanitaria e ICQRF, in particolare) – con un livello di efficienza esponenziale rispetto alle risorse a disposizione, tuttora purtroppo esigue rispetto agli ambiti di tutela. (4) Il d.lgs. 177/16 attribuisce infatti all’Arma dei Carabinieri, in via preliminare ed esclusiva, i comparti di specialità a garanzia della sicurezza su:

  • sanità, igiene e sofisticazioni alimentari (NAS),
  • forestale, ambientale e agroalimentare.

Il Comando ha i compiti di prevenire e reprimere le frodi alimentari, nonché di eseguire i controlli a garanzia del rispetto delle normative UE in materia agroforestale e ambientale. In concorso con i controlli sulla sicurezza alimentare e la biosicurezza. Il Comando Tutela Agroalimentare è attualmente articolato su 5 Reparti (i RAC di Torino, Parma, Roma, Salerno, Messina) che coordinano le operazioni sull’intero territorio nazionale, anche in raccordo con l’Arma territoriale. (5)

L’attività operativa è in crescita netta. Già nei primi tre mesi del 2019, i controlli su 463 imprese hanno consentito di accertare oltre 14 milioni di euro di finanziamenti illeciti perseguiti, 238 violazioni amministrative e 121 notizie di reato. 76 persone denunciate, un arresto e oltre 4 mila tonnellate di merci sequestrate. Le ‘campagne a tema’, da ultimo condotte sulle filiere del vino e dell’olio, hanno condotto rispettivamente a 83 e 67 contestazioni amministrative, 4 e 2 notizie di reato, 390 mila litri di vini e 46 tonnellate di oli sequestrati.

Prospettive della ‘filiera Italia’

Paola Tucciarone – in collegamento dall’Ufficio Legale del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo (MiPAAFT) – ha aggiornato i partecipanti in merito ai dossier più scottanti in Europa. Il tema dell’indicazione d’origine degli ingredienti sulle etichette dei prodotti alimentari, solo in parte ripreso nel regolamento UE 2018/775. E quello delle indicazioni nutrizionali di sintesi, i c.d. semafori, che tuttora vedono il governo italiano schierato contro l’approccio del ‘NutriScore’ promosso da Francia, Spagna e Belgio.

Nicola Calzolaro, direttore di Federalimentare, ha mostrato dati incoraggianti sull’export dei prodotti alimentari italiani (+3% nel 2018), a fronte di una stagnazione dei consumi interni che invece purtroppo persiste. L’industria alimentare italiana (qualifica attribuita a imprese con più di 9 dipendenti) occupa 385 mila persone, di cui il 43% in produzione, il 22% nella qualità e il 19% nel commerciale-marketing (fonte Federalimentare e Unioncamere). Un segnale di speranza anche per la professione del biologo. Il settore trasforma il 70% circa della produzione agricola italiana e investe su nuovi contratti di filiera (anche nel grano duro, storico ‘casus belli’). Nondimeno, la federazione rimane contraria all’indicazione obbligatoria di origine in etichetta.

Rolando Manfredini richiama il primato in Europa di Coldiretti con 1,6 milioni di associati, il 70% delle imprese agricole iscritte alle Camere di Commercio con maggioranza assoluta in termini di superficie agricola, numero di capi allevati e contributo al PIL. La Confederazione vanta più di 4 mila sezioni comunali e il suo sistema comprende altresì 4 mila cooperative con 500 mila soci, un sistema creditizio (Creditagri Coldiretti) e la Fondazione Campagna Amica. Campagna Amica raccoglie oltre 11 mila punti – tra imprese agricole, agriturismi, mercati, botteghe e ristoranti – soggetti a identiche regole e audit di parte seconda. ‘Filiera Italia a sua volta raccoglie alcune decine di colossi industriali, alcuni dei quali sono tra l’altro grandi importatori di materie prime agricole straniere. (6)

#EatORIGINAL! Unmask your food! è l’iniziativa dei cittadini europei che Coldiretti sostiene con la campagna #StopCiboAnonimo, a cui Great Italian Food Trade (GIFT) aderisce con passione. È indispensabile consentire ai consumAttori europei di eseguire scelte informate e responsabili di acquisto. Ciò comporta la necessità di riformare le regole UE, introducendo l’obbligo di citare in etichetta:

– l’origine e/o la provenienza degli ingredienti primari, 

– la sede dello stabilimento di produzione, unico vero strumento di salvaguardia del ‘Made in Italy in Europa e nel mondo.

Una grande occasione per apprendere e condividere le vedute di ciascuno, grazie al ruolo ‘pivot’ dell’Ordine dei Biologi.

Dario Dongo

Note

(1) Cfr. reg. CE 178/02 (General Food Law), reg. CE 852/04 e successivi (c.d. Pacchetto Igiene). Per approfondimenti si veda l’ebook ‘Sicurezza alimentare, regole cogenti e norme volontarie’, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/libri/sicurezza-alimentare-regole-cogenti-e-norme-volontarie-il-nuovo-libro-di-dario-dongo

(2) V. reg. UE 1169/11 (Food Information Regulation) e d.lgs. 231/17 recante sua attuazione in Italia e relative sanzioni. Sull’argomento si fa richiamo all’ebook gratuito ‘1169 pene. Notizie sui cibi, controlli e sanzioni’, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/libri/1169-pene-e-book-gratuito-su-delitti-e-sanzioni-nel-food

(3) In primis il reato contravvenzionale di cui alla legge 283/62, articolo 5. Particolare attenzione va anche dedicata al c.d. ‘Precautionary Allergens Labelling’. V. https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/può-contenere-allergeni-abc

(4) Si noti bene che la produzione agroalimentare italiana, nella sua straordinaria frammentazione, opera su 12,7 milioni di ettari di Superficie Agricola Utilizzata (SAU), di cui 6,6 a seminativo

(5) Il Comando CC per la Tutela Agroalimentare, parte del COLAF (Comitato per la Lotta alle Frodi contro l’UE, DPR 91/07 art. 3, l. 234/12, art. 54), partecipa al CNAC (Consiglio Nazionale Anti-Contraffazione, presso il Mi.S.E.) e al PNI (Piano Integrato dei Controlli, Min. Sal., reg. UE 2017/625). In sinergia, tra l’altro, con MiPAAFT, ICQRF e AGEA, OLAF Europol e Interpol, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

(6) Un piede nello stivale di Coldiretti e l’altro nella scarpa stringata di Confindustria, confederazioni che ancora esprimono posizioni antinomiche sul tema dell’origine in etichetta. In nome della battaglia condivisa da entrambi contro i profili nutrizionali e le politiche di prevenzione dell’obesità, sovrappeso e malattie correlate. Con buona pace della salute dei bambini italiani

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