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Decreti origine, Big Food all’attacco

Decreti origine, Big Food all’attacco

Food Drink Europe, la confederazione dei colossi industriali in Europa, ha infine dichiarato battaglia ai decreti italiani in tema di origine. Ma la politica e l’opinione pubblica sono già schierate a favore della trasparenza, e gli operatori si sono adeguati alle norme nazionali. Un sassolino nello stagno.

I decreti origine in discussione

La dichiarazione obbligatoria d’origine delle materie prime impiegate nei prodotti alimentari Made in Italy è stata introdotta, per diverse categorie di alimenti, nel corso degli ultimi mesi:

– origine grano e semola nella pasta,

– origine riso,

– origine latte nei prodotti lattiero-caseari,

– origine pomodori nelle conserve.

L’obbligo di indicare la sede dello stabilimento di produzione (o, se diverso, di confezionamento) è stato a sua volta ripristinato, con apposito decreto.

Origine, dalla forma alla sostanza

Sul piano formale – come abbiamo evidenziato – i ministri Martina e Calenda hanno disatteso le procedure europee di notifica delle norme nazionali. Il governo italiano ha infatti deciso di dare seguito alle istanze di parte agricola, con ampio sostegno dell’opinione pubblica, senza attendere i doverosi via libera da Bruxelles.

La Commissione europea a sua volta è venuta meno ai propri obblighi. Avendo omesso di definire le modalità d’indicazione in etichetta della provenienza dell’ingrediente primario (quando essa sia diversa rispetto all’origine dichiarata del prodotto alimentare). Con un non trascurabile ritardo di quattro anni, rispetto al termine prescritto dal legislatore europeo. (1)

Nella sostanza, gli operatori alimentari stabiliti in Italia si sono adeguati a quanto previsto nei diversi decreti origine. Hanno perciò aggiornato le etichette dei loro prodotti, introducendo le notizie supplementari obbligatorie su provenienza delle materie prime e sede dello stabilimento. Con uno sforzo non risibile, in ragione del gran numero di referenze coinvolte, ma neppure così oneroso. (2)

Food Drink Europe, un sassolino nello stagno

Solo il 13 dicembre 2017 Food Drink Europe, la voce di Big Food in Europa, (3) ha inoltrato alla Commissione europea un reclamo nei  confronti dell’Italia. Deducendo il mancato rispetto delle procedure di notifica sui decreti origine (pasta, riso, pomodoro) e sede stabilimento.

Un sassolino nello stagno è stato lanciato. Impercettibile e tardivo, sotto Natale per giunta. È improbabile che la Commissione Juncker – dopo aver fornito l’assist al governo Gentiloni sulla sede dello stabilimento – decida di intervenire. E una censura di Bruxelles sull’origine delle materie prime è inimmaginabile. Troppo impopolare il suo solo pensiero.

Meglio farebbe Big Food ad assecondare la ripresa dei lavori sull’origine dell’ingrediente primario. Non appena la Commissione avrà pubblicato il regolamento di esecuzione, ed esso sarà entrato in vigore, i decreti sull’origine decadranno per loro espressa previsione.

La sede dello stabilimento invece no, quella proprio non si tocca. Tale obbligo andrebbe invece esteso a livello europeo, per valorizzare i territori e le loro filiere. All’insegna della trasparenza, che i consumAttori sanno anche premiare.

Dario Dongo

Note

(1) Cfr. reg. UE 1169/11, articolo 26.3
(2) I vari decreti consentono infatti di utilizzare indicazioni generiche, del tipo ‘UE/non-UE’, che non richiedono investimenti di sorta su logistica e magazzino. Salva l’opportunità di dare evidenza a integrazioni di filiera a livello nazionale, che risponde a strategie di marketing già in precedenza adottate da non pochi operatori sulle linee di prodotti premium
(3) Food Drink Europe (FDE) è la confederazione che in teoria rappresenta le industrie alimentari in Europa. Di fatto, essa esprime le posizioni che  Big Food impone sia direttamente, sia indirettamente (attraverso associazioni europee di categoria ove i colossi sempre dominano in quanto ‘iscritti di maggior peso’). Non è un caso dunque, se il presidente della teoretica rappresentanza delle industrie alimentari europee sia il V.Presidente di un gruppo USA (Hubert Weber, Executive Vice-President & President Europe, Mondelez International)

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