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Bollino ‘Fipronil free’ sulle uova? Magari no

Bollino ‘Fipronil free’ sulle uova? Magari no

Il bollino ‘Fipronil free’ sulle uova è stato proposto ieri da Assoavi, l’associazione che rappresenta l’intera filiera dell’uovo in Italia, con la benedizione di Coldiretti. (1) È senz’altro utile fare tutto il possibile per salvaguardare la filiera avicola italiana, ma l’idea del bollino non può venire portata avanti. Ecco perché.

La commercializzazione delle uova è disciplinata in Europa dal regolamento OCM, Organizzazione Comune dei Mercati, che definisce la loro classificazione e i codici identificativi da stampigliare sui prodotti. Oltre alle notizie che possono venire riportate in etichetta. (2)

La predetta disciplina si aggiunge alle disposizioni generali di livello europeo sui temi della sicurezza alimentare (3) e dell’informazione ai consumatori. (4) Ed è solo nel ristretto ambito contemplato da tali normative che i legislatori nazionali possono, ove del caso, intervenire.

Ogni norma nazionale ulteriore rispetto a quelle comuni deve comunque venire giustificata (ad esempio, da esigenze sanitarie) e notificata a Bruxelles, il cui via libera è indispensabile ai fini dell’applicazione.

La sicurezza alimentare è un pre-requisito per l’immissione di alimenti e mangimi nel Mercato interno. (5) La sua garanzia è oggetto di una responsabilità integrata che coinvolge tutti gli operatori della filiera. Produzione agricola primaria, importazione e commercio B2B (Business to Business), trasformazione, distribuzione e somministrazione. Oltre a trasporto e logistica.

Non è possibile utilizzare strumenti commerciali – come indicazioni volontarie in etichetta, pubblicità, campagne di marketing – per fare leva su un elemento, la sicurezza, che è obbligatorio per tutti. E dunque, sottratto alle logiche della competizione. Come del resto si evince dai criteri definiti dal ‘Food Information Regulation’ sulle pratiche leali d’informazione. (6)

Tutte le uova devono essere sicure al 100% – come le salsicce e ogni altro alimento venduto in Europa – a prescindere dal Paese di origine e da quello di trasformazione. E se si verifica una crisi di sicurezza anche solo potenziale, quale che sia la sua estensione, essa deve venire gestita con gli strumenti regolatori disponibili.

uova contaminate 300x214

Nel caso delle uova al Fipronil (e all’Amitraz), poiché lo scandalo ha interessato almeno 15 Stati membri, la Commissione europea deve intervenire e coordinare la gestione della crisi di sicurezza alimentare. E se il Commissario – che ha organizzato una riunione oltre due mesi dopo lo scoppio dell’emergenza – non si rivela capace di gestire la situazione, va sostituito con una figura degna di tale ruolo.

In Europa si può e ci si deve attivare. Chiedere conto dei gravi ritardi nella comunicazione e gestione del rischio, alle autorità olandesi e belghe come pure al Commissario. Esigere controlli e audit supplementari del Food & Veterinary Office (7) sui sistemi nazionali che hanno fatto cilecca. Pretendere la pubblicazione dei nomi di tutte le imprese coinvolte – ‘from stable to table‘ – e dei loro marchi. Ma i bollini, ‘fipronil free’ o ‘dioxins free’, quelli proprio no!

Un umile suggerimento al Ministero della Salute. Le procedure di comunicazione in situazioni di crisi devono venire riviste ex novo, le dichiarazioni poi smentite possono costare care al sistema-Paese, oltre alla credibilità del ministro in carica. Meglio lasciare che l’amministrazione lavori con l’eccellenza di sempre, (8) senza esibirsi in dichiarazioni avventate.

uova sigillo italiano

E una proposta concreta al presidente di Assoavi, Gianluca Bagnara. Si valuti piuttosto l’opportunità di evidenziare – sulle uova stesse o sulle relative etichette – il marchio Sigillo Italiano. Un marchio collettivo che, ricordiamo, può venire utilizzato per distinguere le produzioni zootecniche Made in Italy ottenute in base al SQNZ (Sistema Qualità Nazionale Zootecnia).

Dario Dongo

Note

(1)  V. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/amp/ContentItem-93b1deae-5eef-48d8-8913-fb408d3cab49.html

(2) Reg. CE 1234/07, ‘recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM)‘.Testo consolidato su http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:02007R1234-20131231&qid=1503606274462&from=EN. In Italia si aggiunge il DM 11.12.09, su https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/8%252F3%252F0%252FD.1c53899ab3a62f2c046e/P/BLOB%3AID%3D6473/E/pdf

(3) Reg. CE 178/02 – c.d. General Food Law – e Pacchetto Igiene (reg. CE 852, 853, 854/04 e successivi, reg. 2017/625/UE)

(4) Reg. UE 1169/11

(5) V. reg. CE 178/02, articolo 14

(6) Cfr. reg. UE 1169/11, art. 7.1.c

(7) FVO, ente a supporto della Commissione Europea

(8) Il bollettino quotidiano di campionamenti e analisi su http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp? lingua=italiano&menu=notizie& p=dalministero&id=3058

 

 

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