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Birra italiana, nuove norme

Birra italiana, nuove norme

Il decreto legislativo 231/17 – che reca attuazione in Italia del reg. UE 1169/11, oltre alle relative sanzioni – abroga le disposizioni specifiche già previste dal d.lgs. 109/92 in relazione a diversi alimenti. (1) Il caso della birra italiana.

Birra italiana, le norme previgenti

Lo storico ‘decreto etichettatura’, d.lgs. 109/92, all’articolo 19, definiva i criteri qualitativi cui devono rispondere i diversi tipi di birra prodotta in Italia, per poter venire commercializzati con le rispettive denominazioni dell’alimento:

– ‘la denominazione «birra analcolica» è riservata al prodotto con grado Plato non inferiore a 3 e non superiore a 8 e con titolo alcolometrico volumico non superiore a 1,2%,

– ‘la denominazione «birra leggera» o «birra light» è riservata al prodotto con grado Plato non inferiore a 5 e non superiore a 10,5 e con titolo alcolometrico volumico superiore a 1,2% e non superiore a 3,5%,

– la denominazione «birra» è riservata al prodotto con grado Plato superiore a 10,5 e con titolo alcolometrico volumico superiore a 3,5%; tale prodotto può essere denominato «birra speciale» se il grado Plato non è inferiore a 12,5 e «birra doppio malto» se il grado Plato non è inferiore a 14,5,

– quando alla birra sono aggiunti frutta, succhi di frutta, aromi, o altri ingredienti alimentari caratterizzanti, la denominazione di vendita è completata con il nome della sostanza caratterizzante’. (2)

La legislazione italiana sulla birra è stata fino ad oggi la più severa a livello planetario, nel prescrivere livelli qualitativi – espressi in grado Plato, vale a dire quell’indice saccarometrico che esprime la quantità di sostanza secca (malto) impiegata nella produzione – di ogni categoria di bevanda.

Birra italiana e birre europee a confronto

Il principio di libera circolazione delle merci, sulle cui basi è stata costruita l’Unione Europea, ha da sempre precluso all’Italia la possibilità di imporre i requisiti di qualità prescritti sulla birra italiana alle bevande legalmente fabbricate in altri Paesi membri (es. Austria, Germania, Belgio, Olanda).

I produttori italiani di birre hanno perciò subito gravi discriminazioni, trovandosi a competere con operatori stranieri che potevano utilizzare le stesse denominazioni per vendere birre di qualità inferiore. (3)

Birra italiana, le nuove norme

Il d.lgs. 231/17 abroga espressamente il d.lgs. 109/92, al di fuori della sola disposizione relativa all’obbligo di citare la sede dello stabilimento sulle etichette dei prodotti alimentari realizzati e venduti in Italia.

I requisiti qualitativi delle birre prodotte in Italia, a suo tempo previsti, perciò decadono. Con la probabile conseguenza che la qualità della cervogia più economica – il ‘primo prezzo’, in gergo commerciale – verrà allineata verso il basso, al pari della birra straniera da quattro soldi finora venduta nei discount del Bel Paese.

La produzione italiana di birra mantiene comunque una posizione di vertice, in Europa e nel mondo, proprio in termini qualitativi. E la riforma non potrà certo incidere sulla qualità delle acque (primo ingrediente impiegato), né sulla tradizione birraria che da Pedavena ha fatto scuola nel vecchio continente. Né tantomeno sulla formidabile crescita delle birre artigianali Made in Italy.

Il grado Plato rimane peraltro un indicatore essenziale di qualità delle birre, che merita di venire indicato in etichetta – sia pure su base volontaria – e compreso, da parte dei consumAttori, per distinguere le bevande di maggior valore.

Dario Dongo

Note

(1) V. d.lgs. 231/17, articolo 30. Per quanto attiene alle abrogazioni di norme relative a latte, burro e formaggi a pasta filata (es. mozzarella) si vedano gli articoli https://www.foodagriculturerequirements.com/tmc-e-data-di-scadenza-del-latte-chiarimenti-dell-avvocato-dario-dongo e https://www.foodagriculturerequirements.com/mozzarella-sfusa-post-231-risponde-lavvocato-dario-dongo

(2) Cfr. d.lgs. 109/92, articolo 19, che sostituisce l’articolo 2 della legge n. 1354/62, come già sostituito dall’art. 2, DPR 272/1998

(3) Con l’aggravante che le accise sulle birre prodotte in Italia sono applicate al grado Plato anziché al tenore alcolico. Di conseguenza, a parità di gradi alcolici, i produttori stranieri fino a oggi hanno potuto realizzare birre con costi inferiori di produzione e fiscalità

 

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