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USA, le Girl Scout contro i biscotti Ferrero

USA, le Girl Scout contro i biscotti Ferrero

In USA, le Girl Scout scoprono che i biscotti dedicati alla loro organizzazione contengono olio di palma che deriva da sfruttamento minorile. Lo scandalo, che coinvolge Ferrero e Weston Foods (Canada), emerge da un reportage di AP, Associated Press. (1)

Olio di palma e sfruttamento minorile, il reportage di Associated Press

I giornalisti della più grande agenzia di stampa internazionale hanno avviato un’indagine a partire dai documenti doganali e i rapporti sul commercio di olio di palma coltivato in Malesia e in Indonesia, che esprimono l’85% della sua produzione globale.

L’indagine è proseguita nei Paesi di produzione, ove i corrispondenti locali hanno intervistato più di 130 lavoratori. Raccogliendo altresì le testimonianze di attivisti, insegnanti, sacerdoti, sindacalisti e funzionari statali. Ne emerge il costante sfruttamento di minori (dai 5 anni di età), sottratti alla scuola per aiutare le famiglie a raggiungere i gravosi obiettivi di raccolta imposti dai padroni delle piantagioni. Oltre a crimini gravissimi, quali stupri e tratta dei minori senza documenti, che si aggiungono a rapina delle terre (land grabbing), incendi e deforestazioni.

La Girl Scout tradita

AP presenta il reportage attraverso la vita di dure ragazze, diversamente fortunate. La prima è Olivia Chaffin, una 14enne scout statunitense. Curiosa, brillante, coraggiosa. Così brava da aggiudicarsi un premio quale migliore venditrice di biscotti realizzati su misura per le Girl Scout proprio allo scopo di raccogliere donazioni.

Un anno fa la giovane ha appreso che l’olio di palma è responsabile di crimini contro i popoli locali, deforestazioni e genocidio di oranghi. Per poi scoprire, leggendo le etichette dei biscotti delle Girl Scout da lei venduti, che il palma si trova anche lì.

Una petizione da scout

La giovane scout, dapprima sollevata nel leggere il claim ‘certified sustainable‘, accanto a un logo con albero verde, ha però notato la parola ‘mixed‘. Per poi scoprirne sul web il fraudolento significato. Si tratta di una miscela di olio di palma, certificato come sostenibile e non. ‘Il che significa che solo l’1% dell’olio di palma potrebbe essere certificato sostenibile‘, sottolinea AP.

Sono partite così le lettere al capo delle Girl Scout degli Stati Uniti, per sapere in che modo venga selezionato l’olio di palma dei biscotti dell’organizzazione. Assieme ad altri 543 membri della squadra, Olivia ha smesso di vendere quei biscotti e ha lanciato una petizione per eliminare il grasso tropicale dai Girl Scout Cookies.

‘Non sono solo una ragazzina che non può farci niente. I bambini possono cambiare il mondo. E noi lo faremo!’

Un grasso, due destini

In Indonesia un’altra giovane, Ima, è invece stata costretta ad abbandonare la scuola per lavorare in una piantagione di palma da olio. Mettendo da parte l’ambizione di diventare una matematica.

‘A volte lavorava 12 ore al giorno, indossando solo infradito e senza guanti, piangendo quando le punte affilate come rasoi le insanguinavano le mani o quando gli scorpioni le pungevano le dita. I carichi che trasportava, a volte così pesanti da perdere l’equilibrio, andavano a uno degli stessi mulini che alimentavano la catena di fornitura dei biscotti di Olivia’.

Questa ingiustizia tocca a 1,5 milioni di bambini tra i 10 e i 17 anni, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labor Organization, ILO). Nella raccolta di palme da olio, come già riferito nel rapporto di Amnesty International sull’Indonesia, ma anche in quella delle nocciole in Turchia, come dimostrato dalla BBC nel 2019.

L’ingiustizia e il profitto

I produttori dei biscotti delle Girl Scout americane sono Ferrero (con headquarters in Lussemburgo) e la canadese Weston Foods. I due colossi ‘non hanno commentato la questione del lavoro minorile, ma entrambi hanno affermato di essere impegnati a procurarsi solo olio di palma sostenibile certificato‘, riferisce AP. (2)

Come loro, partecipano al banchetto Nestlé, Unilever, Mondelez e tantissimi altri. Inclusi i governi dei paesi produttori. I profitti dominano ogni riflessione e motivano ogni crimine. Intanto, in quei Paesi lontani ‘in alcuni casi, un’intera famiglia in un giorno di lavoro può guadagnare meno dei 5 dollari che costa una scatola di Girl Scout cookies‘.

Buycott!

Boicottare l’olio di palma è un atto di giustizia sociale. Una scelta consapevole, ogni giorno, più facile di quanto si creda. Ecco come.

Marta Strinati e Dario Dongo

Note

(1) Robin McDowell, Margie Mason. Child labor in palm oil industry linked to Girl Scout cookies. AP News. 30.12.20, https://apnews.com/article/palm-oil-forests-indonesia-scouts-83b01f2789e9489569960da63b2741c4
(2) Dario Dongo. Olio di palma, Ferrero, sostenibilità. GIFT (Great Italian Food Trade). 9.7.18, https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/olio-di-palma-ferrero-sostenibilità

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