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Tonno in scatola, pirati e misteri

Tonno in scatola, pirati e misteri

Uguali o simili a prima vista, le confezioni di tonno in scatola si differenziano invece sotto diversi aspetti, tutt’altro che marginali. Sale, italianità e sostenibilità sono le tre parole chiave. Ma le etichette, spesso poco chiare o fuorilegge, richiedono un’indagine attenta per comprendere le differenze di valore nei vari prodotti. Analisi comparata sul tonno all’olio d’oliva di 6 marchi leader.

Più sale meno tonno

Nella scelta del tonno in scatola un elemento di rilievo si trova all’ultima voce della tabella nutrizionale, il sale. Peccato che le modalità con cui i vari marchi ne riferiscono il tenore siano tanto varie da impedire una comparazione.

La dichiarazione nutrizionale è riferita solo in due etichette su sei al prodotto intero e a quello sgocciolato. Si tratta di Asdomar e Nostromo. Laddove il secondo contiene ben mezzo grammo di sale in più, rispetto al primo.

Le altre etichette riportano soltanto il valore sul tonno sgocciolato (2 su 6), oppure solo sull’intero (1 su 6). San Cusumano, invece, non precisa alcunché.

L’impossibilità di confrontare il tenore di sale nei vari prodotti è – a dir poco – disdicevole. L’apporto medio giornaliero di sale in Europa è infatti pari al doppio della soglia di pericolo indicata dall’OMS. L’eccesso di sale è una minaccia per la salute e deve venire mantenuto sotto controllo. Il sale favorisce inoltre la ritenzione idrica. Nel corpo umano come nella carne di tonno, a una maggiore quantità di sale corrisponde una carne più gonfia d’acqua.

La salagione del pesce oltretutto viene eseguita attraverso una soluzione di acqua e sale (salamoia). Un’occasione d’oro per gli operatori più scaltri che decidano di privilegiare il profitto rispetto alla salute del consumatore. Aggiungere più acqua e sale significa infatti ‘risparmiare’ qualche grammo di tonno (o di olio) che, rapportato a milioni di scatolette, raggiunge valori milionari.

ProdottoQuantità di sale indicata nella tabella nutrizionale
Sul prodotto interoSul prodotto sgocciolatoNon precisato (si presume su prodotto intero)
ASDOMAR0,88 g 1,1 g
CALLIPOnd1,1 g
RIO MARE1,1 g nd
SAN CUSUMANO nd nd1 g
NOSTROMO1,11,6 g
MAREBLUnd1 g

Carboidrati misteriosi, tonno Nostromo e Mareblu

Nostromo e Mareblu – due dei sei prodotti esaminati – esprimono un dato incomprensibile, misterioso. Le loro dichiarazioni nutrizionali riferiscono alla presenza di carboidrati e zuccheri, che tuttavia non trova giustificazione nella lista ingredienti (tonno, olio d’oliva, sale).

L’etichetta Mareblu riporta una notizia insolita, sotto la tabella nutrizionale. ‘Contiene tracce trascurabili di carboidrati e zuccheri‘. Trascurabili quanto? Difficile a dirsi, poiché nessun indizio sulla possibile fonte di carboidrati è presente in etichetta. Sebbene la stessa riporti un’indicazione ridondante, e anzi inammissibile poiché comune alla categoria dei prodotti in questione, ‘non contiene conservanti né aromi‘. (1)

carboidrati mareblu

Il tonno Nostromo addirittura indica nella dichiarazione nutrizionale la presenza nel prodotto dell’1,8% di carboidrati. Ma da dove provengono questi carboidrati? Non certo dal tonno, né dall’olio d’oliva né dal sale, che ne sono naturalmente privi. L’etichetta tace. E così l’azienda, invano interpellata da Great Italian Food Trade. Farebbero bene a verificare, le autorità di controllo, possibili ipotesi di adulterazione con fibre o amidi modificati o altre sostanze non ammesse.

Ulteriori dubbi su Nostromo derivano dal fatto che le informazioni nutrizionali sul sito web aziendale differiscono rispetto a quelle indicate sulla confezione del prodotto in commercio. (2) La tabella nutrizionale pubblicata online, oltretutto, non è conforme ai criteri di legge. Poiché riferisce al sodio (invece del sale), cita il colesterolo (vietatissimo!) e riporta i nutrienti in ordine sbagliato. Great Italian Food Trade ha segnalato tale criticità all’azienda, la quale non ha tuttavia ancora provveduto a ripristinare la corretta informazione al consumatore.

carboidrati nostromo

Tonno Made in Italy, cosa vuol dire?

Il tonno viene sempre pescato in mari lontani, indicati in etichetta. Eppure viene presentato come Made in Italy, poiché a volte trasformato, altre volte solo confezionato in Italia. Nulla di illegale, sia bene inteso. Poiché basta che ‘l’ultima trasformazione sostanziale’ sia stata svolta entro i confini nazionali per attribuire al prodotto il fatidico tricolore. Ma la realtà, da un caso all’altro, è ben diversa.

Alcune industrie di tonno in scatola si limitano a importare dall’estero i cosiddetti filoni. Vale a dire, agglomerati di pesce assemblato all’estero da lavoratori locali (in condizioni assai diverse da quelle che vigono in Italia), pressato e congelato. Quando il filone arriva allo stabilimento, viene scongelato, cotto e inscatolato. Quanto basta per acquisire il Made in Italy.

Altri produttori, invece, lavorano interamente i pesci in Italia. In questo caso i tonni congelati vengono consegnati interi allo stabilimento italiano e proprio qui vengono interamente lavorati. Cioè sfilettati, separati nelle varie parti, cotti e addizionati degli altri ingredienti, fino all’inscatolamento.

Una differenza sostanziale, anche per l’impatto sulla nostra economia. Ma per comprendere dove il prodotto venga effettivamente lavorato ci si può affidare soltanto alle informazioni volontarie del produttore, del tipo ‘interamente lavorato in Italia‘. 

È interamente lavorato in Italia il tonno Callipo, che organizza visite guidate al proprio stabilimento in Calabria. Così pure Asdomar, che sul sito web aziendale mostra la lavorazione quotidiana dei tonni interi nel proprio stabilimento in Sardegna, a Olbia. E anche il tonno San Cusumano di Nino Castiglione, che vanta in etichetta ‘prodotto in Sicilia’ e pubblica un video della lavorazione sul proprio sito web aziendale.

Tra gli ultimi tre prodotti campionati, Mareblu (di proprietà del colosso Thai Union) indica il Made in Ghana. Mentre Nostromo (del gruppo spagnolo Calvo) e Rio Mare (di Bolton, gruppo che spazia dal tonno al Wc Net, dal Bostik ai cosmetici Collistar) non riferiscono nulla. Bisogna quindi studiare a fondo i loro siti aziendali per scoprire che la lavorazione del loro pesce deriva da chissà dove. Sebbene Rio Mare vanti in etichetta che il suo tonno è ‘lavorato con passione in Italia dal 1965‘. Ma in che senso ‘lavorato’?

La sostenibilità del tonno in scatola

La sostenibilità della pesca è un altro fattore di rilievo per distinguere il tonno in scatola. Il tipo di pesca – con o senza FAD (Fish Aggregating Device), selettiva oppure no – ha un impatto cruciale sull’ecosistema marino e la sua conservazione. Per il futuro dei tonni, ma anche per la salvaguardia delle specie non bersaglio (come i delfini). E l’attenzione alla sostenibilità varia drasticamente, da un’industria all’altra. A occuparsene è stata Greenpeace, che ha svelato i metodi di pesca adottati dai principali player italiani e stilato l’unica classifica obiettiva cui potersi riferire con fiducia. Al di là di svariati logo e certificazioni che in taluni casi, purtroppo, hanno ben poco significato, l’associazione ambientalista certifica che l’unico produttore con tutte le carte in regola è Asdomar.

Marta Strinati 

Note

(1) Cfr. reg. UE 1169/11, articolo 7.1.c

(2) In violazione dei criteri stabiliti dal reg. UE 1169/11, oggetto di apposite sanzioni ai sensi del d.lgs. 231/17. Si veda, al riguardo, il nostro eBook gratuito ‘1169 pene. Reg. UE 1169/11, notizie sui cibi, controlli e sanzioni

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