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Stop alle importazioni che causano deforestazione. La petizione di Greenpeace

Stop alle importazioni che causano deforestazione. La petizione di Greenpeace

Stop alle importazioni di merci la cui produzione è causa di deforestazione. La petizione di Greenpeace chiede all’Unione Europea di stabilire regole ferree per bloccare l’import di carni e materie prime che provengano da terreni sottratti alle foreste primarie.

Ogni tre secondi, nel mondo, un’area di foresta estesa come un campo da calcio viene rasa al suolo, avverte l’organizzazione ambientalista. Per lasciare spazio – nell’80% dei casi – alle monocolture di palma da olio e soia OGM, ovvero ai pascoli per bovini che precedono queste ultime. O ancora, a cacao e altre commodities agroalimentari.

Deforestazioni e responsabilità

I responsabili degli ecocidi sono i colossi agroindustriali che producono e quelli che acquistano le suddette merci. Con la dolosa connivenza di governi come quello di Jair Bolsonaro, in Brasile, e vari altri. E la complicità involontaria o distratta dei consumatori che non badano agli ingredienti degli alimenti ultraprocessati (es. olio di palma) né al fair trade (es. cacao) e all’origine (es. soia, carni).

Il governo italiano, aggiungiamo noi, è a sua volta complice. Poiché si ostina a non introdurre l’origine obbligatoria delle carni servite dalle collettività (ristoranti e trattorie, fast-food e tavole calde, mense e catering). Come GIFT (Great Italian Food Trade) chiede da anni, al fianco del Consorzio Italia Zootecnia. Ed è così che l’Italia si trova a essere il primo importatore di carni brasiliane in Europa (>25 mila tonnellate, tra luglio 2019 e giugno 2020).

Ecocidio sudamericano

L’ecocidio sudamericano intanto procede, l’Amazzonia e il Cerrado bruciano anche in era Covid-19 a un ritmo senza precedenti negli ultimi 10 anni. E la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente, se e quando gli Stati membri UE ratificheranno il trattato tossico tra l’Unione Europea e i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay).

Il trattato darebbe vita a ‘un quadro giuridico ed economico destinato ad aumentare il commercio di carne, mangimi e altri prodotti già fortemente legati alla distruzione dell’Amazzonia, alla crisi climatica in corso e alla violazione dei diritti umani‘, sottolinea Greenpeace. E ogni tentativo di tutela dell’ambiente e dei diritti umani verrebbe intesa come una violazione dell’accordo commerciale, con ripercussioni economiche sui governi.

Greenpeace, la petizione

Greenpeace invita a sostenere la petizione che chiede all’Unione Europea di introdurre regole idonee ad affrontare tre punti cruciali:

1) garantire che tutte le materie prime agricole e i loro derivati immesse nel mercato UE siano prodotte nel rispetto di rigorosi criteri di sostenibilità socio-ambientale. Escludendo le derrate prodotte da aziende responsabili di deforestazione e/o degrado di foreste e di altri ecosistemi naturali, ovvero di violazioni dei diritti umani,

2) imporre agli operatori con sede in UE la tracciabilità e trasparenza sulle filiere di approvvigionamento, da sottoporre a verifica da parte di terzi,

3) imporre agli operatori finanziari (banche, investitori, assicuratori, e settore pubblico) la trasparenza su investimenti sottostanti. Per evitare che il sistema finanziario alimenti deforestazione e violazione dei diritti umani.

Buycott! Olio di palma, soia OGM e carni americane

Il boicottaggio di olio di palma, soia OGM e carni americane rimane al centro. Interrompere la domanda di derrate incendiarie e sanguinarie, senza alcuna fiducia nei confronti di falsi attestati di ipotetica sostenibilità di alcune loro filiere.

Rinnoviamo l’invito a boicottare tali prodotti e sostenere la petizione di Égalité e GIFT (Great Italian Food Trade), su https://www.egalite.org/buycott-petizione/. Con il supporto di Legambiente, Associazione Comuni Virtuosi, gruppo No Pesticidi, CALG (Coalition Against Land Grabbing), European Consumers, rete Humus.

Dario Dongo e Marta Strinati

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