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Shrinkflation e skimpflation, la denuncia di Which? in UK

Dai dentifrici alle lasagne, la speculazione è la regola. L’associazione di consumatori britannica Which? pubblica un elenco di prodotti emblematici dei fenomeni shrinkflation (meno prodotto, stesso prezzo) e skimpflation (declassamento con sostituzione di ingredienti più economici). (1)

Shrinkflation e skimpflation, le denunce

L’elenco delle speculazioni attuate da industria e retail, a suon di shrinkflation e skimpflation, è stato compilato grazie alle segnalazioni e le interviste raccolte da Which? presso i consumatori a partire dall’autunno 2023.

Oltre tre quarti (77%) dei consumatori interpellati hanno notato una riduzione di contenuto a parità di prezzo per numerosi prodotti popolari. In alcuni casi, lo sgarbo ha previsto persino un aumento di prezzo per un quantitativo ridotto.

Oltre un terzo (36%) degli intervistati ha invece segnalato casi di skimpflation su cibi popolari, degradati con l’inserimento in ricetta di ingredienti low cost in sostituzione di quelli più pregiati e evidenziati sul packaging.

Meno prodotto, prezzo aumentato

Tra i peggiori esempi di shrinkflation figurano prodotti di largo consumo (e larghi profitti) per i quali la riduzione di contenuto è stata gravata da un aumento del prezzo di vendita. Una pratica smascherata da molti anni e alla quale l’associazione dei consumatori tedeschi Hamburg Consumer Center dedica il concorso ‘Vergogna dell’anno’. (2,3)

Qualche esempio.

– Il collutorio Listerine Fresh Burst si è ridotto da 600 ml a 500 ml. Su questo prodotto, inoltre, presso la catena Tesco il prezzo è aumentato di 52 centesimi. Risultato: prezzo aumentato del 21% e contenuto ridotto del 17%. Which? ha calcolato che la pratica sleale ha comportato un rincaro reale del 46%.

– PG Tips. Le bustine di tè Tasty Decaf Pyramid sono diminuite da 180 a 140 bustine. In un caso, presso il supermercato Ocado, il prezzo è persino aumentato (da £ 4 a £ 5,09). Risultato: -22% di tè, prezzo aumentato del 27%, rincaro reale del 64% per ciascuna bustina di tè.

Meno prodotto, stesso prezzo

Molto diffusa risulta la pratica ‘pura’ di shrinkflation. I consumatori britannici segnalano diversi prodotti con contenuto ridotto a prezzo invariato:

– le salviette igieniche Andrex Flushable Washlets sono diminuite da 40 a 26 pezzi,

– il barattolo di sugo di pollo disidratato Bisto Best Chicken Gravy Granules è passato da 250g a 230g,

– gli snack dolci Cadbury’s Brunch Chocolate Chip Bars sono diminuiti da sei a cinque in una confezione,

– il dentifricio Colgate Triple Action si è ridotto da 100 ml a 75 ml,

– le patatine Kettle Chips al sale marino e quelle al pepe nero macinato sono diminuite nel sacchetto da 150g a 130g.

Molto più ‘alleggeriti’ sono altri prodotti, come

– il burro Lurpak Slightly Salted, da 225g a 180g,

– i biscotti McVitie’s Digestives Dark Chocolate, da 433g a 400g,

– la crema spalmabile bio al burro e olio di colza Yeo Valley Organic Salted Spreadable da 500g a 400g,

– il preparato istantaneo per macchiare il caffè Coffee Mate Original Whitener da 500g a 450g.

Ingredienti low cost

L’altra tecnica per gonfiare i profitti ingannando i consumatori prevede la sostituzione degli ingredienti con ‘succedanei’ meno pregiati. Anche in questo caso i consumatori britannici denunciano casi concreti:

– nelle salsicce Tesco Finest la carne di maiale è scesa dal 97% al 90%,

– nella crema spalmabile Yeo Valley Spreadable Butter la percentuale di burro è stata ridotta dal 54% al 50%,

– nel Morrisons Guacamole (150 g) la percentuale di avocado si è ritirata dall’80% al 77%.

Cambiamenti minori, ma sempre significativi di un declassamento, sono stati segnalati per

– le lasagne di manzo Tesco (1,5 kg), con il manzo diminuito dal 23% al 19%,

– le enchiladas (focaccine) di pollo Tesco Tex Mex (480 g), con il pollo sceso dal 27% al 20%,

– le Lasagne al forno Morrisons The Best (400 g), con una diminuzione del manzo dal 30% al 26%.

Le balle dell’industria

Negare l’evidenza è impossibile, ma edulcorare la realtà è un’opzione praticabile. I produttori interpellati da Which? hanno affermato che i cambiamenti introdotti spesso riflettevano i propri costi o aiutavano a mantenere i prodotti più accessibili per i consumatori.

In alcuni casi hanno persino affermato che le loro modifiche avevano migliorato il sapore o la salubrità di un prodotto.

L’opinione dei consumatori

Il parere dei consumatori sulle pratiche di shrinkflation non è scontato:

– quasi la metà (45%) degli intervistati dichiara che preferirebbe pagare un aumento di prezzo a parità di quantità. Del resto, si pensi alle dosi necessarie per cucinare un pasto e alla difficoltà di mantenere le porzioni abituali con confezioni ridotte del 20%,

– oltre un terzo (36%) afferma invece che preferisce avere meno prodotto, piuttosto che fronteggiare aumenti di prezzo.

Ben più uniforme è la critica dei consumatori nei confronti della shrinkflation:

– il 75% degli intervistati la considera una pratica opaca, non trasparente,

– il 76% ritiene che non sia utile.

Un’avvertenza sulla contrazione delle confezioni è invocata da tutti:

– oltre la metà (53%) degli intervistati ritiene che i supermercati dovrebbero avvisare i clienti,

– un terzo (32%) ritiene invece che l’avvertenza spetta ai produttori alimentari.

L’àncora del prezzo unitario

Ogni modifica dei prodotti, in termini di quantità o di ricetta, secondo Which? deve venire comunicata chiaramente al consumatore, affinché possa scegliere eventuali alternative più convenienti o idonee alle aspettative.

Il prezzo unitario, vale a dire il prezzo al kg o al litro, è l’unico parametro utile nella comparazione del costo dei prodotti. In UK, l’Antitrust vi sta lavorando intensamente, come abbiamo visto, anche con la partecipazione di Which? (4)

I supermercati e i produttori devono essere più onesti assicurandosi che le modifiche ai prodotti più diffusi siano chiare e garantendo che i prezzi unitari siano ben visibili, leggibili e coerenti nel negozio e online in modo che gli acquirenti possano facilmente confrontare i prezzi tra diversi marchi e dimensioni delle confezioni’, chiosa Ele Clark, Retail Editor di Which?

Marta Strinati

Note

(1) Shrinkflation or Skimpflation? Which? reveals the supermarket groceries getting downsized and downgraded. Which? Press release. 20.1.24 http://tinyurl.com/5n8n22ey

(2) Marta Strinati. Consumatori contro la shrinkflation e altri rincari mascherati. GIFT (Great Italian Food Trade). 15.9.22

(3) Marta Strinati, Dario Dongo. Rincari mascherati. 5 candidati al concorso  ‘Vergogna dell’anno’. GIFT (Great Italian Food Trade). 11.1.21

(4) Dario Dongo. Greedflation e shrinkflation, indagine in UK. GIFT (Great Italian Food Trade). 18.1.24 https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/greedflation-e-shrinkflation-indagine-in-uk/

Marta Strinati
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Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".

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