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Palma, Malesia e conversione degli aborigeni. Buycott!

Palma, Malesia e conversione degli aborigeni. Buycott!

La Malesia – dopo l’Indonesia – è il secondo produttore globale di olio di palma. (1) Un impero multi-miliardario basato su rapine delle terre (land grabbing), incendi e deforestazioni, monocolture invase da pesticidi neurotossici e schiavitù, anche minorile. Le prime vittime di questi abomini, come in ogni dominio coloniale, sono le comunità locali indifese. Indigeni, aborigeni. Buycott!

Guarda il video – The curse of palm oil

Orang Asli, gli aborigeni sfruttati per la ‘buona immagine’ del palma

Gli Orang Asli (letteralmente, ‘popoli originali’ o ‘primi popoli’) sono le minoranze indigene della Malesia peninsulare. 18 sottogruppi etnici ufficialmente riconosciuti dal Regno di Malaysia, hanno culture, stili di vita e idiomi propri. Gli Orang Laut, gli Orang Seletar e i Mah Meri, ad esempio, vivono della pesca in prossimità delle coste. I Temuan, Jakun e Semai sono stati invece ‘convertiti’ a coltivare i ‘coloniali’ – palma, caucciù e cacao – in piccoli appezzamenti di terra. (2)

Per costruire la favola della – sempre più falsa – sostenibilità della filiera del palma, i palmocrati sfruttano proprio una delle tribù più popolose tra gli Orang Asli, i Temiar. Il sito ‘Palm Oil Health’, riferisce addirittura che ‘per proteggere l’ambiente, a ogni famiglia sono stati offerti sette acri [2,8 ettari, ndr] di terra da coltivare a palma da olio o a caucciù. La maggior parte delle famiglie ha scelto la palma da olio perché può generare un reddito elevato e stabile […]’.

Tra le righe di questa avvincente narrativa si trova anche richiamo – apodittico e privo di link – a uno studio ove si spiegherebbe il perché ai ‘beneficiari’ di questo programma sia stato vietato di mantenere le tradizioni ancestrali basate sull’impiego di bambù, erbe commestibili e durian (un frutto locale). Il divieto sarebbe motivato da improbabili ‘danni ambientali’ causati da erbe spontanee e colture autoctone (?). Più verosimilmente, queste ultime sono considerate infestanti da eradicare per impedire che sottraggano acqua e risorse alla palma. La quale, giova ricordare, venne portata in Malesia dai coloni britannici a fine ‘800. Il colonialismo si rinnova.

Orang Asli, la distruzione dei domini ancestrali

Alcune delle comunità indigene risparmiate dai programmi di ‘conversione’ ai ‘coloniali’ – come i Jahai e i Batek – sono popolazioni seminomadi che ancora provano ad affidare la propria sussistenza all’interazione con la natura. (2) Salvo venire costrette a rinunciare alle loro tradizioni e culture a causa della devastazione dei loro domini ancestrali. Enormi distese di foreste vergini rase al suolo per fare spazio alla monocoltura del palma.

Siamo solo custodi della foresta e non possiamo prenderne più del necessario. La consideriamo come la nostra casa. È molto preziosa, non puoi comprarla con i soldi.’ Così dichiarava Hamdan Keladi, un capo del Batek nel distretto di Gua Musang a circa 500 km (310 miglia) a nord-est di Kuala Lumpur. Nel 2009, quando le minacce subite dal popolo Batek raccolsero per la prima volta l’attenzione dell’opinione pubblica.

Già nel 2005 il rapporto FAO sulla valutazione globale delle risorse forestali sottolineava il ‘cambio di passo’ nelle deforestazioni in Malesia, pressoché raddoppiate in pochi anni (dai 78.000 ettari/anno del 1990-2000 ai 140.000 tra il 2000 e il 2005). Evidenziando come l’impatto di deforestazione e desertificazione avrebbero potuto costringere 50 milioni di individui alle migrazioni. (3) ‘Migrazioni economiche’, nella dialettica del testimonial della Nutella Matteo Salvini.

Vedo che le foreste vengono abbattute con tale avidità e senza controllo. Se la terra è sterile, non ci sono più fonti di vita. Le nostre tradizioni moriranno’. (4) Vale la pena ascoltare dal vivo queste parole, dal giovane membro della comunità Batek che le pronuncia nel video ‘The curse of palm oil’, citato in introduzione. Le devastazioni di natura e biodiversità, gli avvelenamenti dei bacini idrici con gli agrotossici abusati nella coltivazione del palma stanno eradicando centinaia di migliaia di individui che appartengono alle comunità indigene dai loro habitat. Vanno così a disperdersi definitivamente i loro idiomi, tradizioni e culture.

Orang Asli, la rapina delle terre

Diversi governi statali in Malesia basano le proprie economie sulla gestione (irresponsabile) del patrimonio forestale. Avendo il potere costituzionale di decidere ogni questione relativa alle terre, concedono a enti pubblici e privati le licenze a disboscare, deviare corsi d’acqua e costruire dighe, impiantare monocolture di palma da olio. Trascurando del tutto la presenza delle comunità indigene.

La foresta non è una fabbrica. Gli Stati devono pensare al futuro.’ (Jerald Joseph, Suhakam, ente nazionale per i diritti umani). (5)

La rapina delle terre degli Orang Asli è sistematica, come evidenziato nel rapporto 2018 di Suhakam, l’ente di tutela dei diritti umani. Le comunità indigene talora provano a presentare ricorsi, nella speranza che qualche autorità possa ascoltarle e trovare una soluzione ai problemi denunciati. Ma le ruspe proseguono e distruggono i loro insediamenti come i cimiteri tribali, oltre alla foresta primaria che mai tornerà.

Buycott! Olio di palma, soia OGM e carni americane

60 milioni di tonnellate di olio di palma vengono consumate ogni anno a livello globale. +400% negli ultimi 20 anni. E il vero prezzo del palma è questo, rapina delle terre, deforestazioni e incendi. Crimini internazionali contro l’umanità ed ecocidi. Interrompere la domanda di questa commodity sanguinaria è la responsabilità di tutti noi.

La petizione Buycott – che invitiamo tutti a sottoscrivere e promuovere, seguendo questo link – vale a sensibilizzare ciascuno verso l’esigenza di interrompere la globalizzazione dello sfruttamento di persone ed ecosistemi. Olio di palma, soia Ogm e carni americane, #Basta! #NonNelNostroNome!

Dario Dongo e Giulia Caddeo

Note

(1) La tigre asiatica realizza nel suo territorio il 39% della produzione globale, a cui si aggiungono le produzioni dei suoi colossi in altri Paesi. V. Vicktoriija Mickute (2018). Palm oil threatens indigenous life in Malaysia. Al Jazeera, 17.8.18,

(2) Center for Orang Asli Concern, Colin Nicholas, 12.8.12, 

(3) V. nota 1

(4)  Malaysia’s oldest nomads struggle to find a home, Razak Ahmad

(5) V. nota 1

(6) Human Rights Commission of Malaysia (2018). Suhakam, Human Rights for all, Report 2018https://drive.google.com/file/d/1fvvmlSqXJ2ysTdhRrYnSws6Bwz6FQiaG/view

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