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Consumatori contro la shrinkflation e altri rincari mascherati

La shrinkflation – meno prodotto-stesso prezzo – suscita nuovo allarme tra i consumatori. Il fenomeno è noto da tempo, ma lo stratificarsi di rincari dei prezzi dei beni alimentari e dell’energia rinfocola le proteste.

Shrinkflation, vecchi vizi

La pratica dei rincari mascherati è così urticante che l’associazione dei consumatori tedeschi Hamburg Consumer Center da alcuni anni vi dedica il concorso ‘Vergogna dell’anno’. Una gara alla palma nera che nell’ultima edizione ha visto primeggiare Mondelez, Mars e Ferrero.

L’Istituto di statistica britannico nel 2017 ha calcolato che la pratica dello shrinkflation è stata applicata su 2.500 prodotti in 5 anni.

Anche in Francia il fenomeno suscita sdegno. Foodwatch France ha appena lanciato una petizione per chiedere all’industria alimentare maggiore trasparenza sull’aumento dei prezzi.

Il faro acceso dall’Antitrust

In Italia il fenomeno è finito nel mirino dall’Antitrust nel maggio scorso. A fornire ulteriore materiale utile all’Authority per stabilire se la shrinkflation sia definibile come pratica commerciale ingannevole provvede Altroconsumo.

La prima associazione dei consumatori italiani ha raccolto casi concreti grazie al contributo della community degli ACmakers e ha promosso una petizione per dire no al caro-spesa e chiedere al governo di vigilare sui rincari e di estendere e rendere accessibili a più persone i buoni spesa già esistenti.

I campioni italiani della shrinkflation

Secondo l’Istat già tra il 2012 e il 2017 i casi di variazioni di peso o di riduzione delle confezioni dei prodotti sono stati in totale 7.306, ricorda Altroconsumo.

L’associazione indica 5 casi esemplari:

  • Philadelphia light (da 200 a 190 grammi),
  • Kinder Brioss (da 280 a 270 grammi),
  • Krumiri Bistefani (da 300 a 290 grammi),
  • bibite Spumador (da 1,5 a 1,15 litri),
  • fazzoletti usa e getta, da 10 a 9 fazzoletti per confezione.

Le altre pratiche di rincari mascherati

Oltre alla tecnica shrinkflation, i rincari mascherati fioccano con la tecnica dei formati speciali. In questo caso, la marca lancia una nuova versione di un prodotto già esistente, mantiene lo stesso prezzo ma riduce la quantità. Il consumatore già fidelizzato dal marchio cade nella trappola con estrema facilità.

Questa pratica è applicata per esempio su

  • Gocciole Pavesi Caramel. Con 200 g in meno in confronto alla confezione delle famose gocciole classiche da 500 g, il prodotto ‘speciale’ costa il 116% in più, oltre 9 euro/kg,
  • pasta Barilla ‘Al bronzo’, 100g in meno in confronto alla pasta bianca o integrale e prezzo maggiorato. 1,35 euro per un pacco da 400g, in confronto alle confezioni da 500g a 0,99 euro per la pasta bianca e 1,29 per quella integrale,
  • caffè Splendid. Confezione da 250g per la versione Classica e da 225g per quella ‘Espresso’, con un sovrapprezzo reale del 19,6%,
  • biscotti Galbusera. I 400g dei Turco diventano 330g nei PiùIntegrali. Rincaro del +46%. E ancora, i Magretti con orzo pesano 350g, quelli con gocce di cioccolato aggiunte scendono a 260g. Prezzo +19%.

In attesa di interventi istituzionali non resta che applicare il rimedio di sempre: occhi aperti e confronti solo sul prezzo al kg.

Immagine di copertina da Dee-Ann Durbin. No, you’re not imagining it — package sizes are shrinking. It’s the inflation you’re not supposed to see. ABC News. 8.6.22. Bottiglia di Gatorade, da 32 a 28 oz. (AP Photo/Matt Rourke)

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Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".

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