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Coca-Cola, obesità e diritto all’acqua. Studio scientifico

Coca-Cola, obesità e diritto all’acqua. Studio scientifico

Uno studio scientifico appena pubblicato su The Lancet rivela le preoccupazioni di Coca-Cola su obesità e diritto universale all’acqua nei Paesi a Basso e Medio Reddito (LMIC, Low-Middle Income Countries). Problemi che la Corporation considera come ostacoli al proprio business, in direzione opposta alle esigenze di sanità pubblica e di civiltà. (1) Bene a sapersi, prima di scegliere come dissetarsi.

L’imperialismo delle bollicine

L’International Journal of Environmental Research and Public Health ha di recente messo in luce l’imperialismo delle bollicine. In uno studio di Gary Ruskin et al. (2019) che documenta la strategia perpetrata da Coca-Cola Company per accostare il marchio emblema del cibo spazzatura alla salute, adescare i minori e le loro madri, emarginare i detrattori. Con investimenti milionari in relazioni pubbliche, social marketing e neuromarketing.

Il rapporto UNICEF-WHO-The Lancet sui rischi per la salute dei bambini (2020) a sua volta denuncia il marketing predatorio di Big Food quale causa primaria della micidiale escalation dell’obesità infantile. Una malattia che a sua volta ne trascina altre, gravi e incurabili, aumentata di 11 volte tra il 1975 e il 2016. L’impero delle bollicine e del junk-food prospera, i burattini politici lo assecondano, il mondo si ammala.

Colombia, i disastri della Coca

La ricerca pubblicata da The Lancet evidenzia i disastri causati dalla Coca in Colombia. Un Paese già devastato da land grabbing e conflitti sulle terre per la produzione di olio di palma. E soprattutto un Paese soggetto al controllo politico USA, a differenza di quelli che aderiscono ad ALBA (Alleanza Bolivariana per la nostra America) ove la solidarietà e la società civile – anche attraverso movimenti come La Via Campesina – prevalgono su neoliberismo e Corporation.

L’analisi dei documenti della Coca-Cola Company raccolti nella Biblioteca dell’industria alimentare a San Francisco presso l’Università della California, assieme ad altri di dominio pubblico, mostra gli interessi e le preoccupazioni del gruppo in Colombia. Laddove si registra una crescita a doppia cifra delle vendite, e tuttavia si annotano due possibili minacce agli investimenti:

– la società civile e l’accademia portano avanti una battaglia per contrastare obesità e malattie non trasmissibili (NCDs, Non-Communicable Diseases) attraverso apposite normative. Sulla scia del Messico e altri Paesi vicini, i quali hanno ottenuto la riduzione dei consumi di bevande gassate e zuccherate mediante Sugar Tax o Soda Tax e warning nutrizionali sul fronte etichetta, (2)

– le comunità e le amministrazioni locali si trovano ad affrontare gravi carenze idriche. Proprio nel 2016 il Paese registrava la peggiore siccità degli ultimi anni, con il razionamento dell’acqua in diverse aree. Mentre il presidente e direttore operativo della Coca-Cola James Quincey inaugurava un nuovo impianto di imbottigliamento, nella città di Tocancipa, che avrebbe assorbito il 68,5% del consumo di acqua dell’intero comune.

Diritto universale all’acqua e greenwashing

I ricercatori documentano le strategie poste in essere dall’impero delle bollicine in America Latina per prevenire possibili imposte sui consumi industriali di acqua, quale logica conseguenza dell’affermazione di un diritto universale. Il diritto di accesso all’acqua, appunto, che è stato riconosciuto dall’Assemblea Generale ONU il 28.7.10 (con l’astensione, ça va sans dir, degli USA) ed è stato inserito al sesto posto tra i 17 Sustainable Development Goals.

La Corporation ha così attivato una serie di partenariati pubblico-privati, insieme a gruppi di protezione delle acque. Un efferato esempio di greenwashing. Water for Education, Water for Life, Water for the Future. Coca-Cola e Coca-Cola FEMSA, la sua catena in franchising di imbottigliatori in America Latina, sono giunti a dichiarare di avere raggiunto la ‘neutralità dell’acqua’, restituendo al pubblico il 100% dell’acqua consumata.

Studi indipendenti peraltro mostrano come i numeri millantati dalla Corporation non considerino l’acqua utilizzata per produrre bottiglie e lattine, imballaggi, zucchero e altri ingredienti. Laddove la produzione di zucchero costituisce circa i due terzi dell’impronta idrica totale della bevanda. A seconda del dolcificante utilizzato, risulterebbero complessivamente necessari circa 442-618 litri di acqua dolce per produrre un litro di soda. (3) Un centinaio di litri circa, secondo le stime del prof. Arjen Hoekstra – ideatore del Water Neutral Calculator (metodo di calcolo dell’impronta idrica dei processi) – su un impianto-modello in Olanda.

Global Syndemic e SDGs

La Commissione Lancet sull’obesità, nel 2019, ha messo a fuoco un’epidemia in corso su scala planetaria, la Global Syndemic. Identificando le sue cause primarie in malnutrizione e obesità – i due lati di una mefitica medaglia – nonché nell’emergenza climatica.

La filiera alimentare globalizzata è uno dei protagonisti di questa crisi, nell’ostinarsi a produrre e commercializzare con politiche aggressive alimenti ultraprocessati e pericolosi per la salute. Oltre ad avere un ruolo determinante nei crimini internazionali contro l’umanità legati alla rapina delle terre (land grabbing) e la perdita di biodiversità. Ed è perciò che la FAO ha di recente raccomandato ai propri 197 Stati membri l’adozione di politiche volte a promuovere l’agroecologia. Filiere corte e rispettose sia della natura, sia delle comunità locali di produzione e consumo, le sole in grado di garantire sovranità alimentare e sostenibilità.

Sustainable Development Goals (SDGs) in Agenda ONU 2030, non possono prescindere da una trasformazione della filiera alimentare, come si è visto. La politica è però del tutto assente, al di fuori di rari esempi virtuosi che sono duramente avversati dai colossi industriali globali (5,6). Anche attraverso la politica (7,8).

Che fare?

Le bevande zuccherate e dolcificate sono dannose per la salute di tutti, come la scienza ha ampiamente dimostrato. Sostituirle con acqua o con succhi di frutta prodotti in Italia da imprese e cooperative italiane – ove possibile da frutta locale e biologica – è una scelta essenziale.

Nel dissetarci e nutrirci, sosteniamo l’economia e l’agroecologia locale anziché finanziare l’impero delle bollicine. Facciamo il Bene nostro e quello del pianeta, con una spesa responsabile.

Dario Dongo

Note

(1) Laura Schmidt, Melissa Mialon, Cristin Kearns, Eric Crosbie. (2020). Transnational corporations, obesity and planetary health. The Lancet – Planetary Health. doi: https://doi.org/10.1016/S2542-5196(20)30146-7

(2) In Messico, Cile, Perù, Uruguay sono state introdotte apposite avvertenze sul fronte etichetta dei cibi HFSS (High in Fats, Sugar and Sodium. V. https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/messico-via-alle-avvertenze-nutrizionali-sul-fronte-etichetta). Oltre a Sugar Tax o Soda Tax (v. https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/tassazione-delle-bevande-zuccherate-l-oms-avanza-mentre-l-italia-frena)
(3) Amit Srivastava. Never mind the greenwash – Coca Cola can never be ‘water neutral’. The Ecologist. 25.8.15, https://theecologist.org/2015/aug/25/never-mind-greenwash-coca-cola-can-never-be-water-neutral

(4) Christine Mac Donald. Coke claims to give back as much water as it uses. An investigation shows it isn’t even close. The Verge. 31.5.18, https://www.theverge.com/2018/5/31/17377964/coca-cola-water-sustainability-recycling-controversy-investigation

(5) Agli esempi di cui in nota 2 si aggiunge il caso virtuoso dell’India, ove il junk-food è stato di recente allontanato dalle scuole (v. https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/junk-food-espulso-dalla-scuola-l-esempio-in-india). Sotto la guida di Narendra Damodardas Modi l’India ha inoltre introdotto una Soda Tax. Ed è intervenuta per proteggere le comunità dalle carenze idriche indotte o aggravate dalle industrie di imbottigliamento
(6) Lynn Silver. Sugary drink taxes – the new normal. WCRFI (World Cancer Research Fund International). 20.6.18, https://www.wcrf.org/int/blog/articles/2018/06/sugary-drink-taxes-–-new-normal
(7) La diplomazia USA, sempre a servizio di Big Food, ha già da tempo avviato una battaglia politica contro le politiche nutrizionali messicane. In ambito dei negoziati per la revisione del trattato NAFTA (North America Free Trade Agreement). V. https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/nafta-ceta-e-salute
(8) La Commissione europea, d’altra parte, è in ritardo di 11 anni (!) nel definire i profili nutrizionali da applicare ai prodotti alimentari. V. https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/profili-nutrizionali-10-anni-di-latitanza-a-bruxelles

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