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Claim ‘naturale’ in etichetta. Petizione contro gli inganni

Claim ‘naturale’ in etichetta. Petizione contro gli inganni

Il claim ‘naturale‘ campeggia in etichetta e pubblicità di molti alimenti confezionati. Molto spesso però il richiamo alla naturalità è improprio e configura una pratica ingannevole. Quando non una vera e propria frode.

L’associazione SAFE (Safe Food Advocacy Europe) lancia una petizione affinché la Commissione europea definisca in modo univoco le condizioni d’impiego del termine ‘naturale‘, e simili diciture, in etichettatura e pubblicità degli alimenti. Riflessioni.

Il caos naturale

L’uso del claim ‘naturale’ è tuttora privo di una disciplina uniforme, idonea a garantire che questa informazione volontaria risponda alle legittime aspettative dei consumatori circa la natura e caratteristiche di un alimento e/o dei suoi ingredienti. La dicitura in esame è infatti disciplinata con modalità difformi, nei diversi regolamenti europei che a vario titolo la considerano.

Il regolamento REACH – registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (reg. UE 1907/06) – definisce come ‘sostanza naturale’ quella che esiste in natura, non processata ovvero lavorata con soli mezzi manuali, meccanici o gravitazionali (es. filtraggio o percolazione), mediante dissoluzione in acqua, galleggiamento, estrazione ad acqua, distillazione, evaporazione.

Aromi ‘naturali’, additivi ignoti

Il regolamento aromi (reg. CE 1334/08) a sua volta consente di designare come ‘aromi naturali’ quelli ottenuti da materia esistente in natura. La ‘naturalità’ è tuttavia circoscritta alla sostanza aromatica, evidenzia SAFE, poiché lo stesso regolamento ammette che gli ‘aromi naturali’ contengano eccipienti, additivi o conservanti di origine sintetica. Con buona pace alla trasparenza dell’informazione al consumatore.

Il regolamento additivi (reg. CE 1331/08), invece, non contempla neppure l’ipotesi di informare il consumatore in merito alla matrice – naturale o chimica – della sostanza. Dietro un codice di autorizzazione (E…) si può cosi celare un acido tartarico estratto dalle fecce d’uva o dal benzene, senza che il consumatore possa distinguere. (1)

Claims nutrizionali e sulla salute

Il regolamento NHC – Nutritional & Health Claims (reg. CE 1924/06) – a sua volta disciplina l’impiego delle diciture ‘naturale’ e ‘naturalmente’ con esclusivo riferimento alla naturale presenza in un ingrediente alimentare o in un alimento dei nutrienti, micronutrienti o altre sostanze che giustificano un’indicazione nutrizionale o relativa alla salute.

Il risultato è ammettere diciture come ‘naturalmente ricco di fibre‘, ad esempio, su cereali per la prima colazione con zuccheri aggiunti, profili nutrizionali da incubo e magari anche additivi alimentari. Per il solo fatto che essi contengano anche crusca o cereali integrali. Inganno virale.

Il claim ‘naturale‘ nel Food Information Regulation

Il Food Information Regulation riferisce ai criteri generali di veridicità (e dimostrabilità), chiarezza per il consumatore medio, non-ingannevolezza e non-ambiguità delle informazioni offerte su base volontaria (reg. UE 1169/11, articolo 36). E il claim ‘naturale‘ si inquadra, nella gran parte dei casi, tra le notizie volontarie ‘in cerca d’autore’. Al pari di ‘artigianale’, ‘tradizionale’, ‘locale’.

‘Per assicurare che i consumatori siano adeguatamente informati, quando operatori del settore alimentare forniscono informazioni volontarie sugli alimenti che sono contrastanti e possono indurre in errore o confondere il consumatore, la Commissione può prevedere, mediante atti delegati, (…)’ i criteri da applicare per garantire la non-ingannevolezza e non-ambiguità delle informazioni (reg. UE 1169/11, articolo 36.3).

La Commissione europea ha quindi ricevuto delega a precisare le condizioni di utilizzo di notizie volontarie potenzialmente vaghe o confuse. E il precedente Commissario Vytenis Andriukaitis aveva promesso che l’esecutivo avrebbe almeno definito i concetti di ‘adatto per vegetariani’, ‘vegano’. Ma si è trattato di un bluff, come già previsto.

Claim ‘naturale‘, di tutto un po’

La ‘naturalità’ è più presente a scaffale che in natura. Ridonda sulle etichette e pubblicità di prodotti non alimentari, dalla pulizia all’igiene personale, la cosmetica, il pet food. E come non bastasse – tra denominazioni legali, consuetudini e furberie – il ‘naturale’ impazza nelle descrizioni di una varietà di prodotti alimentari. Nella gran parte dei casi, però, il termine ha un significato diverso rispetto al concetto di ‘assenza d’impiego di sostanze chimiche’:

– nelle conserve, ‘naturale’ vale a distinguere il prodotto immerso in liquido di governo. Questa dicitura è coerente con alcune produzioni (es. tonno cotto e immerso in salamoia) ma non con altre, laddove i prodotti contengano additivi alimentari (es. solfiti nelle conserve vegetali, gluconato ferroso nelle olive ‘colorate’).

– nello yogurt e altri latticini, il termine ‘naturale’ viene tradizionalmente utilizzato per esprimere il gusto neutro. Senza ulteriori ingredienti come zuccheri, frutta e derivati. E tuttavia la sfrontatezza del marketing è giunta a farne uso anche negli yogurt zuccherati (es. Yomissimo), laddove lo zucchero deriva da processi che non rispondono alla nozione di ‘ingrediente naturale’ a norma ISO (v. penultimo paragrafo),

– in altri prodotti, ad esempio i dolcificanti con derivati della stevia o fruttosio, viene vantata la ‘origine naturale’. Ma si tratta di un’informazione ambigua, poiché il solo ingrediente alimentare a base di stevia è rappresentato dai glucosidi steviolici, che derivano da un processo non affatto naturale. E lo stesso fruttosio, nella gran parte dei casi, viene realizzato mediante isomerizzazione dell’amido di mais. La natura è insomma ben lontana dalla tavola, (2)

– gusto ‘neutro, senza aggiunta di ulteriori ingredienti aromatizzanti (lo yogurt naturale, cioè bianco, senza frutta, per esempio).

Claim ‘naturale‘, il rapporto di SAFE

SAFE (Safe Food Advocacy Europe), associazione basata a Bruxelles, ha raccolto un’ampia serie di casi-scuola di etichette potenzialmente ingannevoli, ove ricorre il claim ‘naturale‘. In un rapporto ricco di esempi il cui unico difetto è l’avere oscurato i marchi.

I casi indicati da SAFE attengono al difetto di precisazioni sulla natura – naturale o meno – di vari ingredienti e sostanze. Gli aromi naturali in primis. Non mancano casi di evidente abuso del claim. Si veda il piatto pronto che il gruppo italiano Fileni presenta come ‘naturale’ sebbene esso contenga vari additivi, ivi incluso il glutammato di sodio.

Fileni claim naturale

Integratori alimentari, le false illusioni

Due casi di inganno particolarmente insidiosi che SAFE evidenzia riguardano ingredienti per integratori che i consumatori tendono a considerare di origine naturale:

– la zeaxantina è un carotenoide con proprietà antiossidanti, utile a proteggere la salute degli occhi. La sua replica di sintesi era in origine autorizzata con il nome ‘zeaxantina sintetica’. Ma la Commissione europea, sempre ‘sensibile’ alle lobby di Big Food, il 13.8.18 ha ridenominato la sostanza eliminando il termine ‘sintetica’. Ed è così oggi impossibile distinguere in etichetta l’ingrediente naturale da quello di sintesi chimica. Vergogna!

– la melatonina è un ormone prodotto dalla ghiandola pineale (epifisi, alla base del cervello), che contribuisce alla regolazione del sonno. Viene spesso proposta con modalità che ne suggeriscono la naturalezza. Ma si tratta invece sempre di una molecola costruita in laboratorio.

La petizione SAFE sul claim ‘naturale’

La petizione lanciata da SAFE – che può venire sottoscritta QUI – ambisce a ottenere regole chiare e uniformi nel mercato interno all’Unione Europea. Ad avviso di SAFE, l’impiego del claim ‘naturale‘ deve venire ammesso solo se il prodotto risponda a tre requisiti:

– sia privo di ingredienti OGM,

– non contenga sostanze sintetiche (additivi chimici) né la copia di laboratorio di sostanze esistenti in natura,

– possa venire associato al concetto di biodegradabilità.

L’iniziativa merita sostegno, ad avviso di chi scrive, in quanto utile a stimolare il dibattito e spronare la Commissione a esercitare la delega fornita dal legislatore europeo per fare chiarezza su diciture equivoche.

Claim ‘naturale’, la specifica tecnica ISO/TS 19657:2017

ISO (International Standard Organization) ha pubblicato la specifica tecnica ISO/TS 19657:2017, Definitions and technical criteria for food ingredients to be considered as natural. Gli enti normatori dei vari Paesi e le rappresentanze degli stakeholders hanno così definito i requisiti da applicare ai fini della sola nostra comunicazione tra imprese (business to business, B2B).

La specifica tecnica ISO può venire adottata quale base per definire una regolazione cogente a livello UE sull’impiego del claim ‘naturale’, sia esso riferito a processi, ingredienti e altre sostanze, ovvero ai prodotti finali. Da applicarsi all’informazione B2C (Business to Consumers), oltre a quella B2B. ISO/TS 19657:2017 deve tuttavia venire integrata, ad avviso di chi scrive.

Claim ‘naturale’, quali criteri?

Il documento predisposto da ISO, come si è già annotato, deve venire integrato sotto diversi aspetti:

– OGM. La presenza o derivazione da OGM vecchi e nuovi (NBTsNew Breeding Techniques) di alcuna sostanza impiegata in produzione (ivi compresi microrganismi, e mangimi in zootecnia) è ontologicamente incompatibile con la natura e ogni suo richiamo,

– agrochimica. Residui di agrotossici, non ammissibili. Si fa richiamo a quanto dedotto sul caso Organic Consumers vs. Twinings, che atteneva a un tè ‘100% naturale’ con residui di pesticidi e neonicotinoidi,

– aromi. Il documento ISO stabilisce i criteri atti a identificare la effettiva ‘naturalità’ dei componenti non aromatici delle sostanze. Il nome ‘aromi naturali’ deve dunque riferirsi ai soli aromi che siano davvero tali, mettendo fine all’inganno avallato dal reg. CE 1331/08.

Dario Dongo e Marta Strinati

Note

(1) È esemplare il dibattito sugli ingredienti naturali funzionali utilizzati per conservare le carni (es. estratti vegetali. V. https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/conservanti-naturali-nelle-carni, https://www.greatitalianfoodtrade.it/tecnologia-alimentare/conservanti-naturali-nelle-carni-il-fico-d-india-studio-università-di-catania) e/o per colorare vari alimenti (v. https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/molini-spigadoro-un-premio-all-innovazione).
Il Comitato PAFF (Plants, Animals, Food and Feed) – a cui partecipano la Commissione europea e le rappresentanze degli Stati membri – interpreta in modo ultra-restrittivo le regole UE. Al punto da pretendere che gli ingredienti naturali suddetti siano sottoposti al regime di autorizzazione e di etichettatura previsto per gli additivi di sintesi chimica.
Con l’evidente obiettivo, portato avanti dalla Germania (primo produttore di carni e derivati in Europa) di ostacolare la ricerca e sviluppo degli ingredienti naturali e così preservare le quote di mercato della grande industria che si ostina a utilizzare i più economici additivi di sintesi (es. nitriti). V. https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/estratti-vegetali-nelle-carni-cortocircuito-in-europa

(2) I dolcificanti a base di stevia, oltretutto, spesso contengono altri ingredienti (v. https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/stevia-bidone-made-in-bozen). Come l’eritritolo, il quale è a sua volta di lontana origine naturale, poiché appartiene alla famiglia dei polioli derivati dall’amido di mais (v. https://www.greatitalianfoodtrade.it/dolcificare/sorbitolo-e-altri-polioli-i-dolcificanti-di-massa). Ma anch’esso, come i glucosidi steviolici, viene realizzato mediante processi non compatibili con la norma ISO che definisce il concetto di ‘ingredienti naturali’

(3) V. ebook ‘OGM, la Grande Truffa’, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/libri/ogm-la-grande-truffa

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