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Carne brasiliana, il peso dell’Amazzonia nei nostri piatti. Buycott!

Carne brasiliana, il peso dell’Amazzonia nei nostri piatti. Buycott!

Sangue indigeno, fuoco d’Amazzonia, pesticidi a pioggia. Frodi su larga scala e tossine letali all’occorrenza. (1) È la ricetta segreta della ristorazione collettiva, e di alcune filiere industriali, anche in Italia. I dati a seguire. #Buycott!

Carni brasiliane, importazioni in Italia

L’Italia è stata, nel 2015, il principale importatore in Europa di carni bovine brasiliane. Oltre 1/3 della carne congelata d’importazione. A cui si aggiunge quella in arrivo da Argentina, Uruguay e Paraguay. Le importazioni complessive di carni bovine in Italia hanno raggiunto, nel 2017, le 382.000 tonnellate. (2)

Questo dato continua a sfuggire all’attenzione del mainstream media, ed è sottaciuto anche dalla politica nazionale. Nonché dalla stessa Coldiretti, che manovra la stampa come il dicastero dell’agricoltura, per ragioni che è davvero difficile comprendere. Salvo ipotizzare l’esistenza di un tacito accordo sul silenzio tombale in merito alle importazioni dal Sud America.

Deforestazione Made in Italy, i settori coinvolti

La ‘deforestazione Made in Italy infatti – come Francesco De Augustinis ha ampiamente dimostrato, nell’omonimo documentario – tocca infatti diversi settori economici, nel Bel Paese:

– carni, sottoposte all’inconsapevole acquisto dei consumatori italiani. Le ‘preparazioni di carne’ e i ‘prodotti a base di carne’ non sono invero soggetti all’etichettatura obbligatoria d’origine delle materie prime. L’origine delle carni al ristorante, del resto, rimane un miraggio,

– soia OGM. Anche in questo caso i consumAttori vengono tenuti all’oscuro, poiché l’impiego di mangimi OGM nell‘allevamento di mucche da latte o animali da carne non è soggetto ad alcuna indicazione in etichetta. E la filiera produttiva – ancora incapace di valorizzare le scelte virtuose di utilizzo di mangimi non-OGM, possibilmente locali – opta per il risparmio (oggi di circa 50€/ton). Si importano così 2,5 milioni di ton/anno di soia da aree deforestate e invase da glifosato, per esportare invece oltre metà della soia non-OGM lavorata in Italia (1 mln ton),

– legno e pellame. L’industria italiana è prima in Europa per le importazioni dal Brasile di legnami e pelli. Per mobili e arredo, abbigliamento e accessori. I consumatori però non badano ancora ai costi ambientali e sociali delle loro scelte su moda e arredo. Le imprese italiane dei relativi settori continuano così ad acquistare merci realizzate distruggendo la più grande foresta primaria del pianeta.

Carni brasiliane in Italia, il conto per il pianeta

La zootecnia bovina in Brasile vale oltre 200 milioni di capi di bestiame. I quali vengono allevati su oltre 45 milioni di ettari di foreste devastate, negli ultimi decenni, proprio per la conversione in pascolo e monocolture di soia OGM. Nonché di olio di palma, nelle aree settentrionali. Come rileva, tra gli altri, la Yale School of Forestry (Connecticut, USA). (3)

L’Amazzonia rappresenta la più grande foresta primaria del pianeta, 6-800 milioni di ettari. Ospita il 10% della biodiversità terrestre e il 15% delle sue acque dolci. Nonché milioni di contadini e mezzo milione di indigeni, la cui sussistenza è ancora affidata al legame con la natura e vengono tuttavia scacciati dai loro domini ancestrali.

Omicidi e violenze a danno delle popolazioni. Nonché armi chimiche, i pesticidi prodotti dalle Big 4, utilizzate per avvelenare le acque e i suoli, in modo da impedirne l’utilizzo agli abitanti originari. Con il placet dei governi dei Paesi ‘avanzati’.

I rappresentanti politici dell’Europa, ricordiamo bene, si sono anzi affrettati a stringere la mano a Jair Bolsonaro, alias ‘Capitan Motosega’ o ‘il Nero’. Per concludere il più importante trattato di tutti i tempi, quello appunto siglato tra l’UE e i Paesi del Mercosur. Salvo poi fingere scontento, a colpi di tweet, quando i fuochi in Amazzonia sono stati lambiti dai riflettori internazionali.

Carni brasiliane, le frodi dei colossi

Le carni brasiliane e del Sud-America presentano anche problemi di sicurezza alimentare. Problemi spesso gravi, in relazione sia alla tossicità dei batteri patogeni, sia all’inaffidabilità dei controlli pubblici ufficiali e dei dati relativi alla rintracciabilità dei prodotti. Culminati nel 2017 con lo scandalo ‘Carne Fraca (letteralmente, carne marcia).

Le frodi criminali dei primi produttori al mondo di carni bovine e di pollame, i gruppi brasiliani JBS e BRF, hanno causato richiami di alimenti pericolosi nei 5 continenti. I quali venivano esportati con certificati veterinari falsi, grazie a una rete di corruzione e malaffare che dalle amministrazioni sanitarie locali e i governi regionali raggiungeva i vertici del governo federale, fino ai più stretti collaboratori e ministri di Michel Temer (il predecessore di Jair Bolsonaro).

Carni del Sud-America in Italia, altre questioni di sicurezza alimentare

Il sistema europeo di allerta rapido su alimenti e mangimi (RASFF, Rapid Alert on Food and Feed) offre poi ulteriori dati sulle carni di Brasile e Sud-America importate in UE. Pietro Massimiliano Bianco – responsabile del Comitato Scientifico di European Consumers, la prima associazione di consumatori ad avere aderito alla nostra campagna Buycott – ha analizzato le notifiche inserite nel RASFF nel periodo 2015-2018. (4)

I controlli pubblici ufficiali in Italia sono sempre molto efficaci. Il nostro Ministero della Salute – oltre ad avere gestito con tempismo unico il caso Carne Fraca – ha notificato a Bruxelles 32 allerta sulle carni bovine, nel 2015-2018. 20 casi su dal Brasile, 4 dall’Uruguay e 3 dall’Argentina.

Un grave rischio di sicurezza alimentare sulla carne bovina brasiliana e di Paesi adiacenti è rappresentato dalla tossina Shiga. E dunque dalla STEC, Shiga-toxin producing Escherichia coli, uno dei più pericolosi batteri patogeni a trasmissione alimentare. Sui tacchini del Sud America si è invece segnalata la sola, onnipresente Salmonella.

Buycott! Carni americane, soia OGM e olio di palma

La petizione #Buycott – che invitiamo tutti a sottoscrivere e divulgare, seguendo il link https://www.egalite.org/buycott-petizione/ – aspira a sensibilizzare gli operatori e i consumatori verso l’impatto di filiere delinquenziali, più ancora che insostenibili. Carni americane, soia OGM, olio di palma, fuori dai nostri piatti! #NonInNostroNome!

Dario Dongo

Note

(1) Pietro Massimiliano Bianco (2019). Importazione e sicurezza delle carni italiane sulla base dei dati RASFF 2015-2018. European Consumers, su http://www.europeanconsumers.it/wp-content/uploads/2019/02/Importazione-e-sicurezza-delle-carni-italiani-sulla-base-dei-dati-RASFF.pdf

(2) V. http://www.assocarni.it/archivio3_comunicati-ed-eventi_0_318_173.html, http://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7625

(3) https://globalforestatlas.yale.edu/amazon/land-use. V. anche Clifford Krauss. In the Amazon, fires steal breath, but smoke smells of money. New York Times, 2.11.19, https://www.nytimes.com/2019/11/02/world/americas/brazil-amazon-fires-cowboys.html

(4) V. nota 1

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