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Buycott! Soia OGM, palma e carni americane. La petizione

Buycott! Soia OGM, palma e carni americane. La petizione

#Buycott! Un movimento dal basso, finalizzato a interrompere la domanda di soia OGM e olio di palma, nonché di carni americane. Dopo la campagna, una petizione. Ecco perché e come partecipare.

Soia OGM, olio di palma e carni americane. I campioni di insostenibilità

Soia OGM e olio di palma sono le prime cause di crimini internazionali contro l’umanità ed ecocidi, in Amazzonia come in altre aree vergini di America Latina, in Asia e in Africa. (1)

Le carni americane, a loro volta, spesso derivano da animali al pascolo in aree deforestate. In Amazzonia e Cerrado, come nel Gran Chaco e altrove. Più al Nord, in USA come in Canada, la zootecnia intensiva ed estensiva ricorre alla clonazione degli animali, senza tracciabilità né informazione ai consumatori.

Vengono utilizzati farmaci veterinari – come ormoni della crescita e anabolizzanti – che in Europa sono vietati da decenni. L’uso di antibiotici non è soggetto alle rigorose restrizioni stabilite in UE per mitigare i rischi legati all’antibiotico-resistenza. E i bovini sono nutriti anche con farine animali.

#Buycott! Una campagna, e una petizione

La campagna #Buycott è stata lanciata da Égalité insieme a GIFT (Great Italian Food Trade), il 4.8.19. Per richiamare l’attenzione della società civile  sulle crisi sociali ed ecologiche causate dalle filiere di soia OGM e olio di palma. Nonché delle carni del continente americano.

La petizione #Buycott – che invitiamo tutti a sottoscrivere, seguendo il link https://www.egalite.org/buycott-petizione/ – è stata lanciata da Égalité Onlus proprio nei giorni scorsi. Con l’obiettivo di rafforzare nei consumAttori la consapevolezza del loro potere di imprimere un cambiamento. Interrompere la domanda di prodotti derivati da filiere sanguinarie e incendiarie, affinché venga meno l’interesse economico che le alimenta.

#Buycott! Il ruolo dei consumAttori e degli operatori della filiera

È indispensabile aumentare la consapevolezza del grande pubblico sul reale impatto delle filiere denunciate dalla campagna #Buycott! sulle comunità locali, il benessere animale e gli ecosistemi.

Senza trascurare l’attenzione alla salute dei consumatori, inevitabilmente esposti a residui di pesticidi e altre sostanze (ab) usate senza precauzioni nelle monocolture citate. Oltre ai rischi che possono derivare dal consumo di carni da animali dopati con ormoni e altri farmaci non a caso vietati in Europa da molti anni.

L’obiettivo è indurre gli operatori della zootecnia, l’industria e la distribuzione in Italia a orientare le proprie filiere agroalimentari verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs) inseriti dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in Agenda ONU 2030.

Solo grazie a una pressione pneumatica dal basso, da parte di consumAttori consapevoli e determinati, sarà possibile indurre gli operatori in Italia a cambiare politiche di approvvigionamento. Bisogna superare la logica della ‘convenienza a tutti i costi’ per improntare le politiche di approvvigionamento all’insegna della sostenibilità. (3)

Iniziamo noi, a sostituire i prodotti derivati dalle commodities oggetto di Buycott – olio di palma, soia OGM e carni americane – con derrate alternative. Che provengano da supply-chain sostenibili al 100%, tracciate in quanto tali, delle quali siano offerte notizie chiare e trasparenti in etichetta. Privilegiando sempre i prodotti che provengano da filiere corte, eque e sostenibili. Meglio ancora se bio e asseverati da sistemi di blockchain pubblica.

Dario Dongo

Note

(1) Si vedano i precedenti articoli su land grabbing e olio di palma in Gabon e Congo, per citare un paio di esempi, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/olio-di-palma-e-deforestazioni-nell-eden-dell-africa-coi-soldi-della-banca-mondiale e https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/congo-olio-di-palma-e-colonialismo

(2) Si devono altresì rifuggire le certificazioni auto-referenziali di ipotetica sostenibilità di palma e soia OGM, già rivelatesi del tutto inattendibili. Si vedano i precedenti articoli https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/olio-di-palma-insostenibile-dalle-favole-dei-palmocrati-ai-dati-su-emissioni-di-gas-serra-e-cambiamento-climaticohttps://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/olio-di-palma-insostenibili-bugie-e-connivenze-politiche, https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/olio-di-palma-ferrero-sostenibilitàhttps://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/olio-di-palma-rapina-delle-terre-e-deforestazioni-un-milione-di-ettari-sfugge-ai-registri-di-rspo-denuncia-la-zoological-society-of-london

(3) Si citano al proposito anche le Linee Guida ISO per la sostenibilità degli approvvigionamenti, ISO 20400:2017. V. https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/iso-20400-linee-guida-per-l-approvvigionamento-da-filiere-sostenibili

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