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Amazon, nuove denunce a Antitrust e ICQRF

Amazon, nuove denunce a Antitrust e ICQRF

Amazon Pantry continua a violare le più essenziali regole di informazione al consumatore sui prodotti alimentari. Le nostre precedenti segnalazioni all’Antitrust – cui ne è seguita un’altra, da parte di AltroConsumo – non hanno sortito alcun effetto, anche a causa del difetto d’interesse dell’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM), che le ha archiviate tutte senza neppure avviare le indagini. Fedeli alla linea, presentiamo un’ulteriore istanza all’AGCM e un esposto all’ICQRF (Ispettorato Centrale Repressione Frodi). In attesa del doveroso ripristino della legalità.

Ecommerce, il Far West digitale

La distribuzione online di alimenti in Italia è in crescita continua, anno su anno. +37% nel 2017, +34% nel 2018, fino a raggiungere il miliardo di euro. Soprattutto, nel 2018 più di 10 milioni di italiani hanno acquistato per la prima volta su internet pasti pronti (c.d. food delivery) e prodotti alimentari (egrocery). (1)

Profitti da capogiro, nel Far West digitale. Ove nessuna autorità si occupa di vigilare l’applicazione di quelle stesse regole che vigono nell’ecommerce al pari del retail fisico. Al punto che il leader di mercato in Europa continua a macinare utili senza neppur badare a fornire le informazioni obbligatorie di base su parecchi prodotti in vendita. Discriminando come sempre i consumatori allergici, i quali sono sistematicamente privati delle notizie a loro cruciali per l’acquisto e il consumo di alimenti sicuri.

Great Italian Food Trade ha denunciato più volte le gravi violazioni delle regole vigenti da parte di Amazon, a danno dei consumatori e degli altri operatori di filiera, ‘from farm to clic’. L’indagine da noi condotta su oltre 300 prodotti alimentari, più del 25% di quelli allora in vendita (2018) su Amazon Pantry, ha evidenziato la carenza strutturale delle informazioni prescritte dal ‘Food Information Regulation’. (2) Notizie la cui assenza, falsità o contraddittorietà in alcuni casiintegra il delitto – a tutt’oggi impunito – di frode in commercio.

Le associazioni dei consumatori sono intervenute a loro volta, per denunciare le irregolarità del colosso di Cupertino. Altroconsumo ha segnalato all’Antitrust l’inganno di Pantry nell’esporre prodotti della stessa categoria (es. caffè) con prezzi incomparabili e fuorvianti, poiché riferiti a unità di misura differenti. L’Unione Nazionale Consumatori (UNC) ha invece denunciato numerosi casi di ingiustificata rimozione delle recensioni negative degli utenti.

L’Antitrust ha però deciso di archiviare tutti i casi segnalati, senza neppure avviare indagini, poiché ritenuti ‘non in linea con le priorità d’intervento’ dell’autorità. La quale, come si è già annotato con amarezza, in questo periodo storico sembra poco interessata al settore agroalimentare. Al punto da avere archiviato, tra vari casi di milk sounding, anche quello già censurato dallo IAP. Può dunque considerarsi ‘corretta’ una pubblicità dichiarata ingannevole dall’Istituto per l’Autodisciplina Pubblicitaria? (3)

Amazon Pantry, nuove denunce di GIFT ad Antitrust e ICQRF

Amazon Pantry continua a violare le leggi vigenti. Omettendo informazioni obbligatorie sui prodotti alimentari in vendita che sono prescritte dal ‘Food Information Regulation’ (reg. UE 1169/11) in quanto essenziali al consumatore per eseguire scelte consapevoli d’acquisto. Notizie come la denominazione dell’alimento, la lista ingredienti con evidenza degli allergeni, la dichiarazione nutrizionale. Oltre a informazioni obbligatorie relative a singole categorie di prodotti (es.biologico).

Un grave rischio per i consumatori allergici e altre categorie vulnerabili di popolazione, che si trovano ad acquistare al buio alimenti per essi potenzialmente pericolosi. E una beffa per la generalità degli acquirenti online, che le indagini di mercato mostrano sempre più orientati verso i prodotti bio (1) e invece spesso non trovano il logo biologico né le indicazioni relative all’autorità di controllo, l’origine dell’alimento e quella delle materie prime agricole. Con il rischio di erodere la credibilità che il settore bio ha conquistato nei decenni con non pochi sforzi.

Frodi in commercio si ravvedono poi nei casi in cui le presentazioni ingannevoli dei prodotti attribuiscano loro caratteristiche essenziali (es. prezzo, peso, composizione) difformi dalla realtà. Inducendo i consumatori a credere di acquistare merci di qualità superiori rispetto a quelle effettive (‘aliud pro alio’). Un caso su tutti è quello di ‘Losquesdemitio, miele con aglio BIO di Spagna’, ove mancano notizie cruciali come nome e indirizzo del produttore, lista ingredienti con QUID (%) dell’ingrediente caratterizzante, dichiarazione nutrizionale, dati relativi al settore biologico (al di là del solo logo).

Il distributoreè responsabile della conformità dei prodotti in vendita rispetto alle regole vigenti. Anche quando a infrangere le regole sia lo stesso titolare del marchio con cui l’alimento viene commercializzato. Come nel caso della bibita gassata San Benedetto, falsamente denominata ‘Chinotto’ in quanto la lista ingredienti non riporta alcuna sostanza proveniente dall’agrume indicato. (4) O il caso delle sottilette Kraft, presentate come ‘ripiene di Philadelphia’ sebbene tale latticino sfugga all’elenco degli ingredienti. (5)

L’Impero di Cupertino alla conquista dei ConsumAttori

Nel 1964 Herbert Marcuse preconizzava la creazione di falsi bisogni da parte di una ‘ideologia dominante’, che un ristretto gruppo di potere impone ai cittadini del pianeta. I falsi bisogni – spiegava Marcuse ne ‘L’uomo a una dimensione’ (Einaudi, Torino, 1967) – sono quelli che ‘perpetuano la fatica, l’aggressione, la miseria e l’ingiustizia’ e vengono imposti con gli strumenti pubblicitari e di intrattenimento. (6) I quali, all’insegna della ‘socializzazione’, di fatto sopprimono alla radice ogni libertà di scelta. Il Grande Fratello decide al posto nostro dove e come farci credere di ‘scegliere’ e divertirci, senza scomodare la nostra coscienza rispetto a quanto accade dietro le quinte.

Nel 2019 l’Impero di Cupertino ha conquistato i territori occidentali e le menti dei loro cittadini. I ConsumAttori si illudono di essere diventati padroni delle loro scelte, poiché credono di poter confrontare una ridda di offerte. Ma sono invece vittime, più o meno inconsapevoli, di quella asimmetria informativa su cui si basa il potere (secondo il Nobel per l’Economia Joseph Stieglitz). Poiché la sola notizia che ricevono, spesso in modo inesatto o falsato, è quella relativa a identità della merce e suo prezzo finale.

I consumatori vengono esclusi dalle informazioni che davvero contano ai fini di scelte responsabili d’acquisto. Origine delle materie prime, Paese di produzione, equa remunerazione di produttori e lavoratori, legalità e sostenibilità. Ma la coscienza dei consumAttori è obnubilata dalle ‘coccole’ dell’Intelligenza Artificiale (AI) che – con buona pace della privacy – elabora le loro precedenti scelte e ricerche per suggerire nuovi acquisti e promozioni. I falsi bisogni di Marcuse appunto. Offrendo ulteriori ‘premi-fedeltà’, come i contenuti digitali di Amazon Prime.

Amazon, abuso di posizione dominante

Jeff Bezos costringe tutti i propri interlocutori professionali a condizioni inique e abusive, in palese contrasto con i principi di correttezza delle relazioni contrattuali, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni su cui è basato il nostro diritto civile. Allo sfruttamento dei lavoratori si aggiungono le clausole contrattuali abusive nei confronti dei fornitori, che Great Italian Food Trade ha documentato e denunciato all’Antitrust. Senza tuttavia raccoglierne l’attenzione verso un gravissimo fenomeno di abuso di posizione dominante che affligge la filiera italiana di produzione alimentare, e non solo.

‘Abbiamo il dovere, per i nostri cittadini e le nostre imprese, di garantire un ambiente prevedibile, efficace e sicuro per il commercio online’ (Cecilia Malmström, Commissaria Ue responsabile per il Commercio).

L’Unione Europea e le rappresentanze di altri 48 Paesi, al World Economic Forum’ di Davos, hanno annunciato il prossimo avvio di negoziati, a marzo 2019. Con l’obiettivo di definire a livello internazionale una disciplina minima del commercio online. Ma è improbabile, un eufemismo, l’introduzione di regole a tutela dei fornitori, come quelle stabilite in UE grazie alla direttiva UTPs (Unfair Trading Practices)sulle clausole commerciali sleali. (7)

Amazon, #FiatLex!

Le responsabilità legali degli operatori di ecommerce sono già definite con chiarezza, nel settore alimentare come in altri. È ora necessario che le autorità competenti ai controlli pubblici ufficiali, AGCM e ICQRF in primis, intervengano con urgenza per il ripristino della legalità. Nel superiore interesse e con dovere di rendere conto del proprio operato ai cittadini-consumatori e alla collettività.

Il Far West nell’egrocery non può venire tollerato ulteriormente in uno Stato di diritto come il nostro. Poiché l’abuso di posizione dominante dell’Impero di Cupertino sta già strangolando un enorme numero di operatori della filiera alimentare, oltre a impedire la concorrenza e la libera iniziativa privata. L’Antritrust non può più trincerarsi dietro l’arbitrio della ‘non coincidenza’ con le sue priorità. L’ICQRF a sua volta non può sottrarsi alla doverosa applicazione del d.lgs 231/17 e delle norme penali applicabili.

#Legalité, #Égalité!

Dario Dongo

Note

  1. Fonte dati #RapportoCoop2018, su http://www.italiani.coop/wp-content/uploads/2018/09/rapporto-coop-2018.pdf

  2. Le segnalazioni di Great Italian Food Trade nei confronti di Amazon sono citate nei precedenti articoli https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/amazon-troppi-illeciti-nella-vendita-di-alimenti-gift-si-appella-all-antitrusthttps://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/amazon-pantry-cosa-non-vahttps://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/amazon-fuorileggehttps://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/amazon-cyber-bullismo

  3. Le autorità Antitrust, in Italia e altri Paesi, dimostrano altresì una scarsa attenzione verso gli abusi di posizione dominante nella filiera agroalimentare. Esempi clamorosi in tal senso sono rappresentati dal monopolio globale delle Big 4 su sementi e pesticidi, oltreché dal dominio di Amazon sull’ecommerce nei Paesi occidentali

  4. Il D.P.R. 719/58 prevede che ‘Le bibite analcooliche vendute con il nome di un frutto non a succo, ivi compreso il cedro ed il chinotto, o con il nome della relativa pianta, debbono essere preparate con sostanze provenienti dal frutto o dalla pianta di cui alla denominazione’ (articolo 5). V. https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/chinotto-cedrata-le-bibite-pi%C3%B9-contraffatte-dagli-italiani-16-prodotti-a-confronto

  5. V. https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/cheese-scam-la-frode-a-fettine

  6. Esempi concreti della globalizzazione dello sfruttamento nella filiera alimentare sono offerti dal rapporto Oxfam ‘Maturi per il cambiamento’, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/il-costo-sociale-della-spesa-alimentare.

  7. In Italia a ben vedere già da 7 anni vige una norma, l’articolo 62 della legge 27/12, per la tutela degli operatori della filiera agroalimentare. Ma l’AGCM, su cui ricade la competenza a vigilare l’applicazione di tale norma, non ha mai provveduto ai relativi controlli. Né la politica, né la magistratura hanno mai avuto cura di stigmatizzare questa grave e sistematica omissione di atti d’ufficio. Per approfondimenti si veda l’ebook gratuito ‘Articolo 62, una rivoluzione?’, su https://ilfattoalimentare.it/ebook-articolo62. Si veda anche https://ilfattoalimentare.it/articolo-62-regolamenti-filiera.html

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