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Olio di palma nel latte in polvere: rischi confermati

Olio di palma nel latte in polvere: rischi confermati

La presenza di olio di palma nel latte in polvere pone gravi rischi per la salute dei neonati. Il tema, oggetto di una petizione lanciata da Great Italian Food Trade e Il fatto alimentare, torna di attualità dopo le ultime analisi condotte dall’associazione Altroconsumo, che ha ripetuto il test eseguito a giugno 2016, trovando ancora i contaminanti cancerogeni 3-MCPD e GE, generati dalla raffinazione a elevata temperatura del grasso tropicale.

Dalle analisi emerge che nei 13 campioni di latte in polvere per bimbi da zero a 6 mesi – tutti marchi di largo consumo – sono sempre presenti i pericolosi contaminanti, in misura superiore alle soglie di tolleranza. Un solo prodotto (Crescendo Coop) non oltrepassa mai queste soglie. Altri due (Humana 1 e Plasmon Nutrimune 1) superano il limite nella formula per neonati di un mese, mentre rientrano nel range tollerato nella versione formulata per 3-5 mesi.

Altroconsumo aveva già dimostrato, con analisi di laboratorio, la presenza eccessiva dei contaminanti cancerogeni veicolati dall’olio di palma in merendine, biscotti, patatine e latte in polvere. Soltanto i produttori di latte in polvere avevano contestato il risultato del test, dichiarandone la difformità dai dati risultanti ai loro sistemi di autocontrollo. Per ribadirne l’affidabilità, l’associazione di consumatori lo ha ripetuto, affidando i lotti oggetto di contestazione a un altro laboratorio (accreditato come il primo), che usa un metodo di analisi diverso.

Il risultato del nuovo test ha ricalcolato la presenza dei contaminanti. In confronto alle precedenti analisi, scive Altroconsumo, il latte “Humana 1 passa da un valore di 3MCPD, dieci volte superiore alla dose giornaliera tollerabile, a un valore che rientra quasi sempre nei limiti di sicurezza, fatta eccezione per il bebè di un mese, in cui la soglia di sicurezza viene superata leggermente. Scendono rispetto alle precedenti prove anche i contaminanti 3MCPD di Nidina 1 e Mellin 1, sebbene in questi prodotti la soglia di sicurezza stabilita dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare venga comunque sempre superata”.

Nelle analisi di riscontro, precisa Altroconsumo, “Per approfondire la questione e allargare il panorama, abbiamo aggiunto al test altri marchi di latte artificiale, alcuni senza olio di palma. Risultato: dieci campioni su tredici superano comunque il limite tollerabile di assunzione di 3MCPD. Si va da valori che sono di poco superiori alla dose giornaliera tollerata a valori 2-3 volte superiori (per esempio Nidina 1, Mellin 1, Formulat 1), fino al caso più estremo, Blemil 1, nel quale abbiamo riscontrato un tenore di 3MCPD quindici volte superiore al limite di sicurezza. In questo prodotto e nel latte Formulat 1 abbiamo trovato anche i contaminanti GE, che essendo sicuramente cancerogeni e genotossici (possono cioè danneggiare il Dna) non devono esserci e dunque non si può dare per definizione una soglia di tolleranza. Buoni, invece, i risultati di Coop Crescendo, che non usa il palma”.

Un esito che non soddisfa. “Sebbene i valori di contaminazione siano più bassi di quelli riscontrati nel test pubblicato a luglio, la situazione complessiva rimane critica e merita ancora il nostro interessamento, soprattutto alla luce della discussione che si sta svolgendo in Europa sulla definizione dei nuovi limiti ammissibili di contaminazione, che rischiano di essere troppo permissivi”, chiosa l’associazione di consumatori.

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Redazione GIFT

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